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C’è un modo per appassionare alla matematica?

di Alex Corlazzoli

Gli studenti italiani e le femmine in particolare hanno punteggi bassi nei test "Pisa" di matematica. Un problema che dovrebbe esser affrontato con metodi di insegnamento innovativi. Che esistono: eccone alcuni

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Gli studenti italiani e le femmine in particolare hanno punteggi bassi nei test "Pisa" di matematica. Un problema che dovrebbe esser affrontato con metodi di insegnamento innovativi. Che esistono: eccone alcuni

Un'opinione di

Alex Corlazzoli

Giornalista, maestro, scrittore, viaggiatore. Quando arriva al mattino in classe porta sottobraccio...

Da sempre la matematica è la materia meno amata dai nostri studenti. E soprattutto dalle ragazze che, secondo i test di “Pisa” (Programme for International Student Assessment), sono meno brillanti dei maschi. Un dato di partenza sconfortante: nel nostro Paese i punteggi in matematica dei ragazzi superano quelli delle loro compagne di circa 20 punti, uno dei “gap” maggiori dell’Ocse stabile dal 2016.

Il ministero dell’istruzione è dovuto correre ai ripari incentivando lo studio delle materie matematiche tra le ragazze. Se in Italia, infatti, solo il 12% delle studentesse sceglie all’Università le discipline tecnologiche e scientifiche, bisogna cercare le ragioni alla radice, nella scuola primaria. Da sempre esiste una disaffezione verso i numeri a partire dai primi anni d’istruzione.

Chi sta davvero pensando di rivoluzionare l’insegnamento della matematica sono gli inglesi. Nel Regno Unito il governo di Teresa May ha deciso di stanziare 41 milioni di sterline per adottare il metodo didattico della Cina che insieme a Singapore raggiunge ogni anno le vette del programma Pisa dell’Ocse. Addio ai libri che puntano sul nozionismo. Il metodo cinese punta tutto sulla comprensione reale dei concetti e non su uno studio mnemonico: meno argomenti rispetto all’Italia ma più padronanza dei concetti.

A guardare ad Oriente non sono solo gli inglesi. Il nuovo ministro dell’Istruzione francese, Jean Michael Blanquer, 52 anni, vuole ispirarsi a Singapore per l’insegnamento della matematica.
Nemmeno l’Italia a dire il vero è rimasta alla porta: in Piemonte, Valle d’Aosta e Sicilia è partito in alcune scuole un progetto proprio per portare in classe il metodo di Singapore messo a punto nel 1982 dal Curriculum Development Institute of Singapore.

Gioco e pittura: il metodo di Singapore

L’ingegnere Chiara Marangoni e la psicologa Michela Pairotto hanno coinvolto più di 120 mila studenti. Il segreto sta nella concretezza. Gioco, pittura, astrazione sono gli strumenti e le tre fasi usati dei maestri di Singapore e adottati anche in Italia.

Il primo step di questo metodo è la fase della concretezza: un bambino di sei anni giocando con la frutta impara a fare le prime operazioni. È una matematica che si tocca, che si sperimenta, potremmo definirla manipolativa. Così moltiplicazioni e addizioni si fanno con i bastoncini Shangai o mettendo in fila dei dadi o dei gettoni.

Il passaggio successivo è quella dell’astrazione: i bambini una volta conosciuti e appresi gli strumenti di base devono imparare a fare operazioni in astrazione. Con questo metodo si impara a farlo attraverso la fase pittorica: i bambini imparano a trasferire la comprensione di un concetto matematico attraverso un disegno. Il modello Singapore consiste nel disegnare dei diagrammi, dei modelli a barre per rappresentare specifiche quantità di oggetti.

Infine si passa ai “mediatori simbolici” ovvero ai simboli lontani dalla realtà ma universalmente conosciuti come + - x.

In realtà in Italia, nella maggior parte delle scuole, si continuano a insegnare le tabelline come da tradizione senza mettere in discussione l’uso della memoria. È chiaro, invece, che solo attraverso l’esperienza, un’educazione che passa dalla concretezza, dal vedere, dallo sperimentare, il bambino può realmente apprendere perché l’ha provato sulla sua pelle.

"Vedere i numeri": il metodo Montessori

In questi anni un altro tentativo di cambiamento è arrivato dalle scuole montessoriane dove ci si basa su un apprendimento concreto attraverso l’uso di materiali. Un tentativo di remare contro corrente rispetto alla noiosa lezione dove si assegna al bambino l’esercizio, la compilazione, senza preoccuparsi dell’importanza dell’esperienza.

In queste scuole si usano esercizi che rendono visibili i numeri. Pensiamo allo zero. In una scuola montessoriana la maestra si mette in mezzo ai bambini che stanno seduti sulle loro seggioline e si rivolge a uno di loro dicendo: “Vieni, vieni da me zero volte”. Il bambino quasi sempre corre dalla maestra e poi torna al posto: “Ma io ti avevo detto di venire zero volte non una volta”. A quel punto il bambino chiederà alla maestra che deve fare e la risposta sarà “Nulla; zero è nulla. Devo stare fermo. Non devi venire nessuna volta. Zero volte”.

Le 20 dita: il metodo analogico

Un’altra esperienza di cambiamento molto seguita in Italia negli ultimi anni è il “metodo analogico” fondato dal maestro Camillo Bortolato: è il modo più naturale di apprendere mediante metafore e analogie, come fanno i bambini che nella loro genialità imparano a giocare, a parlare o usare il computer ancor prima degli adulti. Propone  come strumento  fondamentale  la Linea del 20, che sviluppa il calcolo mentale  simulando il funzionamento delle mani , un vero e proprio computer analogico fornito dalla nostra natura.

I bambini in questo metodo partono dall’osservazione delle dita delle loro mani. Cogliere l’uno è immediato: la mano destra è chiusa a pugno, mentre il mignolo della mano sinistra si apre leggermente mentre le altre dita sono chiuse. Anche cogliere il due senza conteggio è intuitivo. Le mani per Bortolato sono il calcolatore motorio: i bambini sono in grado di compiere da subito operazioni con le quantità.

Metodi che sono solo delle sperimentazioni. A Singapore, intanto, i risultati non mancano: i suoi studenti sono in cima alla classifica del Programme for International Student Assessment (Pisa). Singapore è prima in tutte le materie esaminate ogni tre anni dal programma – matematica, lettura e scienze – e ha superato Shangai. È chiaro che questo metodo va contestualizzato in un Paese che ha puntato molto sulla performance dei suoi cittadini. L’Italia è ancora lontana da questo obiettivo ma forse i metodi innovativi in campo possono permetterci di sognare una scuola dove i ragazzi apprezzino anche la matematica.

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