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Cucinare è una terapia. In coppia o da soli, aiuta a ritrovare del tempo speciale

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Cucinare è una terapia. In coppia o da soli, aiuta a ritrovare del tempo speciale

 

 

Cucinare in coppia «aumenta l’intimità, l’autostima e la complicità» racconta Roberta Schira nella prima “puntata” della nuova rubrica Cucinoterapia su Donna Moderna (dal 24 settembre). Lo conferma anche la psicologia: cucinare insieme rafforza il legame e favorisce il contatto fisico.

Ho chiesto un po’ alle amiche e hanno confermato. Tutte le volte che hanno realizzato in tandem una ricetta hanno rimediato colpi di fulmine e ottimi piatti.

Eppure io, forse perché da sempre ho uno spiccato spirito di contraddizione, non riesco proprio ad apprezzare la condivisione del tagliere.

Mi perderò molto, ne sono sicura, però la cucina è il mio regno.

O meglio, quando cucino non voglio nessuno intorno. È il mio vero momento di relax: le poche ore in cui riesco a non pensare a nulla, a infilare della bambagia tra i meccanismi cerebrali, a non programmare alcuna attività da svolgere nei successivi 10 minuti e a non fare per forza due cose contemporaneamente (tipo parlare e cucinare).

Quando torno a casa e mi metto ad affettare verdure o a pelare patate, scarico la tensione della giornata: cinque minuti per fare decompressione. E se mio marito, ignaro, arriva per salutarmi e raccontarmi le ultime news, mi riporta istantaneamente alla realtà. Così addio salvifico ottenebramento cerebrale.

In questi momenti capisco mia madre che non mi ha mai voluto al suo fianco in cucina e mi ha insegnato le sue ricette al telefono non appena sono andata a vivere da sola.



Insomma, l’idilliaca immagine della famiglia riunita in tinello con la mamma ai fornelli, il papà che legge il giornale e i pargoli che le razzolano intorno non fa per me.

Il mio pomeriggio ideale, dopo una settimana di salti mortali tripli per riuscire a stipare tutto nelle insufficienti 24 ore, è di domenica: tutti fuori e io sola, senza orologio, tanto silenzio e tutto in ballo, in una confusione firmata e consapevole, intenta a preparare 4 ricette per la settimana entrante. A volte barocche o superflue.

Con la sensazione del tempo che si dilata, dell’orologio che rallenta, dei pensieri che scorrono lievi, senza deadline per chiudere tutto allo scoccare delle 8, che gli amici arrivano a cena.

Bastano poche ore di questa terapia e mi sembra di ritornare ai giorni della scuola, quando capitava anche di annoiarsi per il tempo in sovrabbondanza, non riempito come un tupper di avanzi.

Unica concessione gioiosa al cucinare da sola è pasticciare con mio figlio. Ma questa non è cucinoterapia è gioco allo stato puro. Invece di costruire un Lego o un puzzle, riempiamo la cucina di farina per i biscotti o infiliamo la farcitura nei calamari.

È assoluto divertimento, al quale non rinuncio. Forse perché, in fondo in fondo, rimpiango di non essere mai riuscita a preparare una torta a quattro mani con mia mamma.

E voi con chi cucinate? Ci sono dei momenti di cucinoterapia nella vostra giornata?

 

di Stefania Carlevaro

 

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