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Come cambia la Costituzione

di Antonio Carnevale
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Con il voto di ieri, il Senato ha detto sì alla riforma della nostra Carta costituzionale. Ecco cosa cambia nella vita politica del Paese, e quali sono le nuove parole d'ordine

Con il voto di ieri, il Senato ha detto sì alla riforma della nostra Carta costituzionale. Ecco cosa cambia nella vita politica del Paese, e quali sono le nuove parole d'ordine

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Molto più di un restyling. Con il voto del 23 marzo, il Senato ha varato la riforma della seconda parte della nostra Costituzione. I mutamenti, tutt'altro che modesti, cambieranno faccia all'assetto delle istituzioni e alla vita politica italiana. Ma prima che il testo possa entrare in vigore sarà necessario il nuovo voto di Camera e Senato. Nel frattempo, fra i banchi dell'opposizione c'è già chi grida allo scempio, e si prepara a un referendum che cancelli le nuove norme.

Ecco i punti chiave della nuova Costituzione

>>Premier forte

Si rafforzano i poteri del premier. Si chiamerà Primo Ministro, non più presidente del Consiglio. E "determinerà" (prima "dirigeva") la politica del governo. La sua elezione sarà di fatto diretta: sulla base del risultato elettorale, il presidente della Repubblica nominerà Primo Ministro il candidato della coalizione vincente. Oggi, invece, il presidente della Repubblica può conferire l'incarico di presidente del Consiglio a chiunque, anche al di fuori del Parlamento, a patto che sia in grado di raccogliere una maggioranza parlamentare.

Per insediarsi, il premier non avrà più bisogno del voto di fiducia, ma solo di un voto sul programma.

Avrà il potere di nominare e di revocare i ministri e potrà decidere di sciogliere le Camere (compiti che oggi spettano solo al Quirinale).

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>>Devolution

Alle regioni sarà affidata la facoltà esclusiva di fare leggi che riguardano la sanità; l'organizzazione della scuola (gestione degli istituti e definizione dei programmi); la polizia amministrativa regionale e locale.

Lo Stato si limiterà a costruire il quadro generale all'interno del quale dovranno essere fatte le singole leggi.

Nelle norme transitorie è anche stabilito che dopo da tre anni dall'entrata in vigore della legge sarà attuato il federalismo fiscale.

>>Il nuovo Parlamento

Sarà costituito dalla Camera e dal Senato federale.

Alla Camera dei deputati, i membri passerano  da 630 a 500, e saranno introdotti i deputati a vita, fissati in un massimo di tre, che prenderanno il posto degli attuali senatori a vita. Gli italiani all'estero eleggeranno 18 deputati.

Al Senato, che diventa "federale", dagli attuali 315 (più gli eventuali senatori a vita) si passerà a 252 senatori, che saranno eletti in ciascuna Regione contestualmente al voto per i consigli regionali. Ogni Regione dovrà avere almeno 6 senatori (salvo il Molise che ne avrà 2 e la Valle d'Aosta che ne avrà 1), che potranno essere eletti già a 25 anni (abbassando l'attuale soglia di 40). Ai lavori del Senato parteciperanno, senza diritto di voto anche rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali.

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>>Fine del bicameralismo perfetto

Sparirà l'attuale bicameralismo perfetto che prevede che ogni legge, prima della promulgazione, debba essere approvata sia dalla Camera sia dal Senato.

La Camera si occuperà delle leggi sulle materie riservate allo Stato, come la politica estera, l'immigrazione, la difesa. Il Senato avrà 30 giorni (15 in caso di decreti) per proporre modifiche. Ma l'ultima parola spetterà comunque alla Camera, che deciderà in via definitiva.

Il Senato si occuperà delle leggi sulle materie che riguardano sia le Regioni sia lo Stato (le materie concorrenti stabilite dall'articolo 117 della Costituzione, come il commercio con l'estero, la protezione civile, il governo del territorio). In questo caso sarà la Camera a proporre eventuali modifiche, ma spetterà al Senato la decisione definitiva.

Su alcune questioni, poi, Camera e Senato legifereranno alla pari.

>>Il presidente della Repubblica

Nella nuova formulazione, il presidente "rappresenta la nazione, è garante della Costituzione e dell'unità federale della repubblica".

Con le riforme, il capo dello Stato sarà eletto dalla "Assemblea della Repubblica", composta da deputati, senatori, presidenti delle Regioni, e due delegati per ogni consiglio regionale. L'età minima per la sua eleggibilità scenderà da 50 a 40 anni.Tra le sue prerogative, sono confermati i poteri di inviare messaggi alle Camere; di indire elezioni e referendum; di promulgare le leggi; di concedere la grazia.

Fra le novità, la facoltà del Presidente della Repubblica di sciogliere le Camere sarà notevolmente ridotta: potrà farlo soltanto su richiesta del premier o in caso di morte o di dimissioni di quest'ultimo o di voto di sfiducia.

>>Consulta e Csm

Infine, aumenta l'influenza del Parlamento nelle nomine della Corte costituzionale (che viglila sulla legittimità costituzionale delle leggi nazionali e regionali e che fa da arbitro nei conflitti fra Stato e Regioni)  e del Csm.

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