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Compiti a casa: le strategie per aiutare i bambini

di Angela Bisceglia

Gli studenti italiani passano sui libri più tempo dei loro coetanei. E convincerli a cavarsela da soli non è sempre facile. I consigli dei lettori di Nostrofiglio.it

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Gli studenti italiani passano sui libri più tempo dei loro coetanei. E convincerli a cavarsela da soli non è sempre facile. I consigli dei lettori di Nostrofiglio.it

Il tema è così caldo che perfino il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ha detto la sua. Intervistata qualche giorno fa sui compiti a casa, ha dichiarato che più cose si fanno a scuola, meglio è per i ragazzi ma anche per i genitori. Intanto però in milioni di famiglie la scena si ripete ogni pomeriggio e, soprattutto, ogni weekend: compiti a non finire e madri che passano da un figlio all’altro a sottolineare verbi o risolvere una divisione con la prova del 9 (ammesso che si ricordino come si fa!). Ma come si aiutano i bambini a fare tutto e, soprattutto, a organizzarsi da soli?

Lo abbiamo chiesto sulla pagina Facebook di Nostrofiglio.it. Ecco le psicotattiche di quattro mamme che hanno trovato una soluzione o, almeno, un compromesso.

Lucia, mamma di Andrea, 7 anni
«Io lo aiuto ad organizzarsi il pomeriggio: leggiamo insieme i compiti sul diario, calcoliamo quante ore ha a disposizione e come suddividere le varie materie (prima quelle più difficili), facendo in modo che dopo resti tempo per andare al parco o far venire a casa l’amichetto. Poi lo lascio a lavorare in autonomia, perché anche la mamma, per accontentarlo sul dopo, ha bisogno di sbrigare prima le sue cose. Il fatto di avere uno schema da seguire e una prospettiva allettante, lo invoglia a impegnarsi».

Elisa, mamma di Federica, 11 anni
«L’importante è non mostrarsi mai innervosite o insofferenti. Io ho trovato questo espediente che funziona: quando mi chiama per chiedermi aiuto, vado, le do qualche chiarimento, poi le dico che mi sono ricordata di un’altra cosa più o meno urgente (i panni da stendere, una telefonata di lavoro) e le suggerisco di provare nel frattempo di fare da sola. Due volte su tre succede che quando torno (senza fretta) ha già completato il compito. Il fatto di sapere che non sparisco la rassicura. E si mette a ragionare tranquilla».

Gloria, mamma di Cristian, 8 anni
«Io taglio corto: quando comincia a lamentarsi perché le maestre danno troppi compiti, non ha tempo per giocare, non ha voglia e via di seguito, gli dico che lo capisco, però se le maestre li hanno assegnati vuol dire che è in grado di farli da solo. E se un concetto non è chiaro, la maestra è lì apposta per rispiegarglielo. Non li vuol fare? Non mi arrabbio, gli dico solo che si prende la responsabilità delle sue azioni. Quando vede che non ha troppe chance, si mette a studiare».

Irene, mamma di Giulia, 10 anni
«A parole sono anch’io del parere che i bambini debbano fare i compiti da soli. E ci sono anche riuscita a convincere mia figlia, dicendole: ormai sei grande, so che ce la puoi fare. Però poi ha cominciato a “zoppicare”. Dopo un po’ ho capito che cosa era successo: a volte, non capendo certi concetti, li imparava a memoria; quando si dimenticava qualcosa, a scuola sembrava non avesse studiato. E a casa, insieme al brutto voto, mi portava anche tanti pianti. Allora abbiamo trovato un compromesso: il compito prova a farlo da sola: se qualcosa non è chiaro me lo chiede. E io le rispondo, senza sfuggire come facevo prima. Ho visto che in questo modo si sente più serena. E va a scuola più sicura».

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