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Confessioni di una madre imperfetta

di Donatella Gianforma
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In una società in cui si deve riuscire con i figli come con il lavoro, gli amici e la vita personale, senza mai sbagliare, le madri si sentono ancora più obbligate ad avere successo in ogni campo, praticamente una missione impossibile...

In una società in cui si deve riuscire con i figli come con il lavoro, gli amici e la vita personale, senza mai sbagliare, le madri si sentono ancora più obbligate ad avere successo in ogni campo, praticamente una missione impossibile...

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Ore 13, pranzo con una collega che si occupa di economia. Mi immagino già una chiacchierata sugli ultimi articoli che ha scritto e sulla crisi dei mercati, invece lei si presenta con un'espressione sconsolata e mi dice subito: «Stanotte non ho chiuso occhio. La baby sitter se ne va e i bambini sono così affezionati!». Tra un piatto e l'altro studiamo piani di gestione familiare complicatissimi che permettano all'insostituibile Mary Poppins di restare.

È un puzzle che coinvolge colf, marito, nonni e le soluzioni sono al limite del funambolismo. Alla fine la mia collega si arrende ma è stremata dai sensi di colpa. Stampata sul viso, la riconosco, ha la classica espressione da mamma che si sente una schiappa.

Ore 20, telefonata con un'amica medico.

La figlia è a letto con febbre alta e "otite di stagione". «Se l'avessi visitata subito, al posto di aspettare la pediatra... Magari potevo evitarle gli antibiotici, poverina!» si flagella lei mentre io, che conosco bene queste angosce, cerco di consolarla e di farla ragionare.

Ore 21, affronto l'ultima fatica della giornata: mettere a nanna mia figlia.

Per Bianca, due anni e mezzo e un caratterino di tutto rispetto, il sonno è ancora un bel problema. Ripenso ai consigli tv delle tate famose, alle rigide regole dettate dagli psicologi di grido

«Non portatelo nel lettone» (oddio, io lo faccio sempre!).

«Siate pazienti» (giuro, giuro che sono paziente ma lei alle 11 di sera balla ancora la samba sul letto e io crollo dal sonno e dalla voglia di infilarmi sotto le coperte, non dovrei?).

«Non giocate con il bambino quando si sveglia di notte» (qui sì che siamo nel mondo delle favole. Se succede io riesco solo a sussurrare: Ti prego, amore, fai la nanna che è buio e la mamma è stanca).

Quando finalmente l'"angioletto" cede al sonno, la mia autostima è sotto i piedi e il titolo del nuovo saggio che ho sul comodino, "La madre perfetta sei tu", mi sembra quasi una presa in giro. Ma l'autore sembra convinto di quello che dice. «Per sentirsi colpevoli» scrive «le madri non hanno bisogno di nessuno. Quando il figlio ha qualcosa che non va, pensano quasi sempre: è colpa mia».

Come dargli torto? «In una società in cui si deve riuscire con i figli come con il lavoro, gli amici e la vita personale, senza mai sbagliare... le madri si sentono ancora più obbligate ad avere successo in ogni campo, praticamente una missione impossibile». Questa la devo riferire alla mia amica con la sindrome della pediatra mancata.

«La madre ideale non esiste. Ci sono tante madri quanti figli e la migliore possibile, agli occhi del figlio, è la sua». Do un'occhiata all'angioletto che se la ronfa placido e ripenso ai tempi dell'università, a quanto mi sembravano illuminanti i libri di Winnicott, il grande psicoanalista inglese che già negli anni Cinquanta incoraggiava i genitori a educare con spontaneità e naturalezza, a credere nelle loro capacità e nel loro amore.

Mi torna in mente una bella frase: «La madre è la sola persona che può presentare il mondo al bambino... Essa sa come farlo, non perché sia addestrata e abile, ma solo perché è la madre».

All'esame presi il massimo dei voti ma erano vent'anni e una figlia fa. Adesso di quelle teorie così illuminanti dovrei riuscire a far tesoro ogni giorno. Però si sa che passare dalle parole ai fatti...

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