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Copiare in rete è davvero così grave?

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Negli Appunti su Donna Moderna n. 25, in edicola domani, racconto dell’amica di una mia amica, che è stata accusata di plagio dai suoi studenti delle superiori.

La colpa? Aver fatto lezione con una presentazione in Power Point, nella quale ha utilizzato alcuni materiali presi in Rete.

Prima che il tribunale dell’Inquisizione dei genitori si abbatta su di lei e sui mali dell’istruzione contemporanea, corrotta da Internet, vorrei provare ad assolverla con una mini arringa in quattro punti.

 

1) Di citazioni senza virgolette e senza note a piè di pagina sono zeppe le più grandi opere del passato. E l’usanza non è mai stata disdicevole, tutt’altro.

Va bene, ne è trascorso di tempo. E di mezzo c’è stata la battaglia per la proprietà intellettuale. Sacrosanta, ma superata dai fatti.

Oggi condividiamo tutto: le slide su slideshare, i video su youtube, i pensieri nei blog.

E chi condivide un’idea, la lascia libera di andare e di avere una vita sua. Anche a rischio che perda traccia del suo autore.

 

2) Citare la fonte? È sempre meglio. Per mantenere la tracciabilità delle idee. E anche, lasciatemelo dire, per scongiurare episodi come questo. Perché una volta, per riconoscere un cosiddetto “plagio”, bisognava essere colti almeno quanto colui che copiava, mentre oggi basta mettere una frase su un motore di ricerca per scoprire da dove arriva.

Detto ciò, quella prof non stava presentando i risultati di uno studio a una convention internazionale, non stava spacciando per suoi dei contenuti da vendere. Stava affrontando la quotidiana battaglia per passare dei concetti a un gruppo di giovani ipersollecitati. La sua ambizione era far assimilare loro qualcosa in più.

Per riuscirci, ha scelto le informazioni strettamente necessarie. La fonte dei contenuti non era tra queste. Capita, a volte.

 

3) A scuola si è sempre copiato. E non parlo dei compiti in classe o delle verifiche. Bensì delle tesine, delle ricerche: cos’altro erano, ai miei tempi pre-Internet, se non un assemblaggio di più fonti? Un copia e incolla analogico?

Sempre sul n. 25 di Donna Moderna, in edicola domani, abbiamo intervistato Dianora Bardi, la prof più innovativa d’Italia, che a Bergamo sta già sperimentando la scuola del futuro. E tra i suoi metodi c'è anche questo: lancia un tema e dà agli studenti un’ora di tempo per fare ricerche in rete, guardare video, assemblare le informazioni raccolte. Costruirsi un’opinione.

Alla fine, il loro collage di contenuti è comunque qualcosa di personale, nuovo, originale. E la novità non sta nei contenuti, ma nei collegamenti che hanno creato di essi.

 

4) A partire dal prossimo settembre non ci sarà più l’obbligo di adottare libri di testo: le scuole potranno produrli in proprio. Ma che ci si aspetta? Che i prof diventino all’improvviso degli onniscienti capaci di scrivere saggi su tutto?

I loro testi saranno un assemblaggio delle fonti più diverse. E in questo risiederà anche il loro valore: nell'opportunità di dare spazio alla pluralità di idee.

Mi auguro che citino sempre la fonte, ma se anche non dovessero farlo, cari produttori di idee, non abbiatevene a male. Sono profondamente convinta che le vostre idee viaggeranno lontano, e costruiranno mondi impensabili anche per voi stessi che le avete partorite.

Chissà perché, ma sento che molti di voi non saranno d’accordo con questo post, che ha già scatenato una discussione accesa (e via Skype) tra me e mio marito. Che ne dite, ne parliamo qui?


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