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Cos’è oggi una famiglia?

di Sabrina Barbieri
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È quella tradizionale, oppure la sua versione allargata? Ha bisogno di due sì ufficiali o basta stare insieme? Per capirlo, abbiamo tracciato il suo identikit. Risultato: oggi è una tribù dai mille volti. Che resiste. E si rinnova. Ma in fondo in fondo, quando si vanno a vedere i ruoli...

È quella tradizionale, oppure la sua versione allargata? Ha bisogno di due sì ufficiali o basta stare insieme? Per capirlo, abbiamo tracciato il suo identikit. Risultato: oggi è una tribù dai mille volti. Che resiste. E si rinnova. Ma in fondo in fondo, quando si vanno a vedere i ruoli...

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A forza di allarmi per la sua inesorabile crisi, la famiglia è tornata di moda. Ne discutono politici, religiosi, programmi tv. E scherzano sui traumi provocati dalle sue trasformazioni telefilm di successo mondiale come Desperate Housewives o la nuova sitcom Son & Daughters, su una famiglia molto, molto allargata, che spopola in America. Già, ma dove sta la modernità? Di che cosa parliamo oggi quando parliamo di famiglia? Di un’entità in trasformazione. Con tanti volti, sempre più ampia e niente affatto indebolita. Come ci racconta il sondaggio esclusivo realizzato dalla Swg di Trieste per Donna Moderna (i dati, alla fine di questo articolo) con la consulenza di Chiara Saraceno, docente di sociologia della famiglia dell’Università di Torino, e Paola Torrioni del dipartimento di scienze sociali della stessa Università.

Matrimonio sì, matrimonio no

Non serve essere sposati per formare una famiglia. «Solo il 39 per cento degli italiani la associa al matrimonio» commenta Chiara Saraceno. «Per il 60 per cento è sufficiente vivere insieme». Gioiscono i sostenitori dei Pacs, quei patti civili di solidarietà contro cui tuona il cardinale Camillo Ruini e che, per chi li invoca, dovrebbero garantire diritti e doveri ai conviventi. «I modelli di famiglia sono davvero tanti, ormai» dice Andrea Montanari, responsabile della comunicazione della Liff, la Lega italiana delle coppie di fatto. «Pensiamo ai  separati che trovano nuovi compagni, ai genitori single, alle coppie gay. Il matrimonio è una gabbia troppo rigida per contenerli tutti». Non a caso se ne celebrano sempre meno e aumentano le unioni di fatto. «Ma attenzione» dice Chiara Saraceno. «Solo per il 14 per cento degli italiani convivere è meglio che sposarsi. Il 48 vuole la convivenza, sì, ma come primo passo per arrivare alle nozze».  E per il 34 per cento, che nozze siano. Sempre e comunque. E se la persona da sposare non c’è, ma c’è un bebè? «Sono ancora dolori, soprattutto in provincia» dice Alessandra De Vizzi, autrice di Mamma single con orgoglio, Sperling&Kupfer.  «Ti etichettano come una pericolosa mangiauomini, anche se hai il look di Nonna Papera».

Di famiglia non ce n’è una sola

Lei, il figlio di lei, il nuovo lui e i figli di lui. Più svariati nonni. E magari anche gli ex che vanno e vengono. Situazioni sempre più frequenti. Famiglie allargate si chiamano. Allargate e decisamente accettate. «Il vostro sondaggio conferma che quasi la metà degli italiani la pensa così: i figli nati da una precedente unione che vivono con uno dei genitori fanno parte sia della famiglia della mamma sia di quella del papà» sottolinea Chiara Saraceno. «È un dato importante, soprattutto se lo aggiungiamo a un altro: 52 persone su 100 sono convinte che anche un nuovo o una nuova partner abbiano responsabilità e doveri nei confronti dei figli non loro». Come dire, i bambini non sono solo di chi li fa.

Il rispetto vince sull’amore

Che cosa crea un buon clima familiare? Per 48 italiani su 100 il rispetto. Solo per 27 è l’amore.  «Prevale una visione poco romantica della famiglia, vero. Ma, secondo me, molto saggia» dice Saraceno. «Leggo il dato in un altro modo, come una mancanza di emotività» commenta Roberto Cotroneo, giornalista e scrittore (in classifica con il libro Questo amore,  Mondadori, storia di un sentimento così forte da sopravvivere alla morte). «Stare in famiglia è considerata una cosa come un’altra: lavorare, andare in palestra, ascoltare musica. Si timbra il cartellino. Si rispettano i riti, le regole. Non a caso sono tantissimi quelli che la domenica o le feste le passano in casa (89 per cento), ma poi? Pochi fanno insieme cose in cui davvero ci si scambia passione». «A me, invece, sembra più sano mantenere i propri spazi» replica Saraceno. In compenso, in comune si gestisce il portafoglio familiare. Per il 66 per cento degli italiani il modo migliore di amministrare le entrate è proprio metterle insieme.

I figli prima di tutto

Sono di più le persone che alla parola famiglia associano i figli di quelle che dicono partner. Ma questi bambini e ragazzi, ossatura del nucleo familiare, per aiutare mamma e papà non fanno nulla. Nemmeno da adulti. «È incredibile vedere come nella divisione dei compiti loro non compaiano. Attività zero. Tutto è sulle spalle dei genitori» commenta la sociologa. Spalle, come al solito, più spesso femminili che maschili. «In questo l’Italia non ha fatto nessun passo avanti. È la donna che continua a occuparsi della casa». Gli uomini cambiano, certo. E ce ne dà un esempio Gian Mario Villalta in Vita della mia vita, Mondadori, un romanzo che affronta, con il punto di vista maschile, il tema della fecondazione assistita. «Oggi è diverso il modo di essere e sentirsi padre. Si può esserlo anche di un figlio che non è nato dal tuo seme» dice lo scrittore. Un senso di paternità più forte e più consapevole, quindi. «Tra i giovani papà ne vedo tanti che cercano di arrivare a casa prima per fare il bagno ai bimbi o vedere con loro i cartoni» dice Irene Bernardini, psicologa e responsabile del Centro Gea Genitori ancora. Ma il modo di essere “casalinghi” degli uomini è sempre lo stesso: inesistente, o quasi.

Se non ci fossero i nonni

Sono indispensabili. «Per tutte le mamme single come me» dice Alessandra De Vizzi. E non solo. «È alta la percentuale dei bambini che vedono i nonni tutti i giorni o più volte la settimana e di quelli (il 29 per cento) che dai nonni vengono seguiti quotidianamente» spiega Chiara Saraceno.  «Non a caso, la maggioranza delle giovani coppie va ad abitare a meno di un chilometro di distanza dai genitori di lui o di lei. I problemi grossi nascono quando i suoceri sono lontani e lavorano sia la mamma sia il papà». E allora sì che la vita in famiglia si trasforma. In un’infinita corsa a ostacoli.

I dati del cambiamento

Le famiglie formate da due o più persone sono circa 16 milioni e mezzo. Le coppie con figli sono il 41,9 per cento, contro il 48 del 1993. Il primo figlio arriva in media a 30 anni per le donne, a 33 per gli uomini (nel 1960 si diventava mamme a 25,7 anni). Nel 2004 sono nati 562 mila bambini, erano 536 mila nel 1994 (ma 993 mila nel 1960). 555 mila sono le coppie di fatto,  solo 227 mila dieci anni fa. Diminuiscono i matrimoni: nel 2004 sono stati 250 mila, oltre 300 mila dieci anni prima. E aumentano divorzi e separazioni: rispettivamente 43 mila e 81 mila nel 2003, erano 23 mila e 48 mila nel 1993. Rimettere su famiglia solo in sei casi su dieci vuol dire risposarsi. I genitori single con figli ora sono il 5,6 per cento (796 mila madri e 134 mila padri), contro il 3,9 per cento nel 1993. Ogni anno 13 bambini su 100 nascono fuori dal matrimonio.

Il sondaggio

Gli affetti

Che cosa significa essere

una famiglia?

Vivere insieme per scelta non per necessità 42%

Essere uniti da un legame matrimoniale religioso 22%

Vivere sotto lo stesso tetto 18%

Essere uniti da un legame matrimoniale (civile o religioso) 17%

I soldi

Per amministrare al meglio le entrate familiari conviene:

Mettere tutto in comune

     uomo: 65% donna: 70%

Creare una cassa per le spese comuni e ognuno tiene i propri soldi

     uomo: 20% donna: 21%

Fare amministrare tutto alla donna
uomo: 6% donna: 6%

Che l’uomo dia una parte dello stipendio alla donna per le spese e tenga il resto per sé

uomo: 7% donna: 3%

Che la donna dia una parte dello stipendio all’uomo per

le spese e tenga il resto per sé

uomo: 0 donna: 0

Il tempo

Il tempo che riesce a dedicare ai rapporti familiari è:

Decisamente adeguato

uomo: 35% donna:55%

Sufficiente    

uomo: 42% donna:39%

Inadeguato    

uomo: 21% donna: 6%

Decisamente inadeguato

uomo: 2%   donna: 1%

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