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Cosa dobbiamo imparare dai cinesi

di Antonella Trentin
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L'umiltà, la curiosità, la voglia e lacapacità di copiare. Sono queste le qualità del popolo di cui l'Europa ha paura

L'umiltà, la curiosità, la voglia e lacapacità di copiare. Sono queste le qualità del popolo di cui l'Europa ha paura

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«Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà» profetizzava Napoleone nel 1816. Ed proprio ciò che sta accadendo: il gigante si è rimesso in movimento con la forza di uno schiacciasassi. Produce di tutto a prezzi stracciati, e acquista di tutto dai Paesi occidentali. L'Europa ne ha talmente paura che medita misure protezionistiche. Nessun dubbio, ormai: se il Novecento è stato il secolo dell'America, il terzo millennio sarà condizionato dalla Cina. E proprio Il secolo cinese (Mondadori) si intitola il nuovo libro di Federico Rampini, 49 anni, corrispondente de la Repubblica da Pechino. Un testo che è già il saggio più venduto in Italia.

Rampini, qual è il segreto del miracolo cinese?

«Gli infiniti talenti di un Paese con un miliardo e 300 milioni di abitanti. I cinesi sono grandi mercanti, scienziati, inventori, scrittori. Quando Deng Xiaoping ha sepolto l'economia comunista, queste abilità sono riesplose».

La Cina ha un enorme serbatoio di manodopera, con bassi salari...

«È vero. Ma non è il solo vantaggio. Il potere politico ha investito nelle infrastrutture e nella ricerca. Oggi la Cina ha aeroporti modernissimi, una rete autostradale simile a quella degli Usa. Il numero di utenti Internet supera quello degli utenti americani».

"Il secolo cinese", di Federico Rampini, è su Bol.com

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C'è una qualità dei cinesi che gli italiani dovrebbero imitare?

«L'umiltà. I cinesi sono curiosi di tutto. Copiano i prodotti del resto del mondo, ma per loro è un modo di imparare. Ai nostri industriali consiglio di visitare questo Paese, di scoprire le grandi opportunità che offre, non di chiudersi a riccio spaventati».

Le donne che ruolo hanno nel miracolo economico?

«Fondamentale. Sono loro che mandano avanti le fabbriche, e ci sono anche molte donne d'affari. Le multinazionali le preferiscono ai dipendenti uomini: sono più veloci nell'apprendere, brillanti, flessibili. Nelle metropoli sono emancipate anche dal punto di vista sessuale. Nelle campagne, invece, continuano a essere discriminate».

"Il secolo cinese", di Federico Rampini, è su Bol.com

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