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Ho scoperto una nuova banca. Quella del latte

di Silvia Calvi
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Silvia Calvi

Mamma (separata) di due esplosivi nativi digitali ai quali, tra un esame e l’altro, si aggiunge la...

Confesso tutta la mia ignoranza:  anche se ho due figli (uno dei quali nato in anticipo, alla 32ma settimana) non ne sapevo assolutamente nulla. Invece l'Italia vanta un bellissimo primato. Battendo sul tempo gli altri Paesi europei, insieme alla Francia ha da poco adottato le linee guida ufficiali che regolano le Banche del latte umano, già presenti in ben 31 reparti di neonatologia italiani.Sorpresa: è un servizio  importantissimo.

Come funziona? Attualmente si regge sulla generosità di circa 970 neomamme che, in media, arrivano a donare circa 9.000 litri di latte l'anno (siamo secondi solo alla Svezia, ma pare che il trend sia in crescita) e che, con un semplice gesto, salvano la vita a tantissimi bambini. Questo alimento ricco di nutrienti preziosissimi, infatti,  viene congelato nella Banca e utilizzato al momento del bisogno per  i bimbi prematuri in terapia intensiva, quando le loro mamme non sono nelle condizioni di poterli allattare.

A chi serve? Il latte donato è indispensabile per i prematuri (ogni anno nascono circa 1.000 piccolissimi: pesano meno di un chilo e mezzo e non sono "attrezzati" per poter digerire il latte artificiale) che sopravvivono esclusivamente grazie a queste donazioni.  E il nostro Paese vanta anche un altro primato. Proprio da noi, al Sant'Anna di Torino, si trova la più grande Banca del latte umano d'Europa. La dirige il professor Enrico Bertino, responsabile e primo firmatario delle linee appena adottate dal nostro Ministero della salute.

Il professor Bertino crede così tanto in questo servizio che, a Torino e dintorni, ha perfino avviato la raccolta a domicilio. Le mamme troppo indaffarate per poter andare regolarmente in ospedale a donare il loro latte (e, con un bebé in casa, lo sappiamo, il tempo è sempre pochissimo)  possono quindi farlo da casa. Bello e comodo. Eppure ancora poco conosciuto.

E tu cosa faresti? Dieci anni fa io, pur dopo un cesareo d'urgenza (avevo perso le acque all'improvviso, mentre andavo al lavoro, e il battito del mio bambino inziava a rallentare), ho avuto latte a sufficienza. Il difficile, nel mio caso, era stato gestire i pasti dopo la dimissione dall'ospedale: a casa c'era la  mia "grande" (un anno e mezzo) che aveva bisogno di me, mentre il mio piccolino sarebbe rimasto ancora per settimane nell'incubatrice.

Così, due volte al giorno, andavo in reparto ad allattare:  era così debole e minuscolo che, le prime settimane, non riusciva a succhiare più di 30-40 grammi di latte a pasto. Ma se non fossi riuscita a dargli il mio latte? Avrei accettato quello di un'altra mamma? Chiudo gli occhi e torno con la mente a quel periodo, quando mio figlio era così piccolo da stare tutto in una sola mano e io potevo prenderlo tra le braccia solo dopo essermi lavata le mani fino ai gomiti con una soluzione sterilizzante e aver indossato camice, mascherina e cuffia. Sì, avrei voluto a tutti i costi il latte di un'altra mamma perché avrebbe permesso al mio bambino di superare le prime settimane di vita, rinforzando subito le sue difese immunitarie e, sul lungo periodo, prevenendo malattie e disturbi anche gravi, come il diabete e l'ipertensione.

Così mi chiedo: perché si parla così poco di questo servizio? Tutti conosciamo gli appelli che, giustamente, si susseguono per incentivare la donazione del sangue e quella degli organi, ma perché non si parla mai del latte materno? Credo che molte future mamme (ma anche quelle che hanno partorito da poco) compirebbero volentieri questo gesto di generosità, non credete anche voi? Basta essere in buona salute e avere tanto latte, così tanto da poterne tenere un po' da parte per i bambini meno fortunati.

Per sapere come si fa si può contattare l'Aiblud (Associazione italiana banche del latte umano donato) di Milano oppure l'Agenzia latte di donna (sempre a Milano, tel. 02 2893631). Mi piacerebbe raccogliere un po' di opinioni in proposito. E conoscere le storie di chi l'ha fatto, per saperne di più dalla viva testimonianza delle dirette interessate. Perché, come recita lo slogan della Banca del latte del Policlinico Sant'Orsola di Bologna, "di mamma ce n'è una sola. Ma a volte ne servono di più".

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