Le donne, il lavoro e… il potere erotico di un tacco

/5
di

Annalisa Monfreda

Un'opinione di:
Direttrice di Donna Moderna e Starbene, moglie di un sociologo prestato alla consulenza digitale e...


Poche settimane fa parlavamo di aziende che obbligano le dipendenti a indossare i tacchi. Oggi parliamo di aziende che li vietano. E non per motivi di sicurezza, ma per decoro.

Pare che la Rai stia aggiornando lo stile dei suoi conduttori. E mentre il direttore di Rai Parlamento codifica abiti, camicie, accessori e colori per i conduttori dei tg, la neodirettrice di Rai3, Daria Bignardi, avrebbe suggerito a truccatrici e costumiste di ridurre tacchi, abiti fascianti e tubini, specie se neri, per le conduttrici della rete.

Sia chiaro: non sono allergica alle uniformi. Come farei a scovare il sale nel supermercato davanti a casa mia, se non chiamassi in soccorso i commessi dalla T-shirt rossa? Come farei a orientarmi in un ospedale senza il codice colore dei camici?

E capisco anche l’esigenza di un dress code, cioè un codice di abbigliamento che esprima i valori dell’azienda per cui si lavora. Anche se, nel 2016, preferirei che mi si indicasse l’obiettivo da raggiungere (sobrietà, eleganza, compostezza) piuttosto che ricevere una check list di capi ammessi o non ammessi in ufficio.

Ciò che trovo svilente è l’ingresso della sensualità tra i valori (o disvalori) di un’azienda. Una mia amica è costretta a indossare i tacchi in ufficio affinché, risultando più sexy, ottenga un risultato migliore con i clienti. Le conduttrici di Rai 3 non devono portare tacchi o vestiti aderenti perché, risultando sexy, toglierebbero credibilità ai contenuti.

Benché i toni della Bignardi non siano stati da editto bulgaro, come chiarisce qui la scrittrice Alessandra Appiano, questa mi sembra comunque la versione 3.0 della caccia alle streghe. La donna, nel mondo del lavoro, fa paura anche per questo. Per il potere erotico che sprigiona attraverso il corpo. E che si tenta di catturare, disarmare o usare a proprio vantaggio, imponendo un dress code.

Mi consola il fatto che imbrigliare la sensualità attraverso un codice di abbigliamento sia un’ambizione vana. L’idea che il corpo sia un manichino che esprima erotismo a seconda di come venga conciato, indipendentemente dall’intenzione, è profondamente ingenua. E se è difficile codificare ciò che è elegante, figuriamoci ciò che è sexy.

Per cui, donne, teniamocelo stretto il nostro potere erotico. Che tanto non saranno i centimetri di un tacco a darcelo o a togliercelo.

Riproduzione riservata
Stampa
Scelti per te