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Devo il mio successo a mille compromessi

di Lavinia Rittatore
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Meryl Streep ha iniziato a recitare anche se si considerava bruttina. Ha avuto quattro figli senza rinunciare alla carriera. E ora interpreta ruoli comici nonostante preferisca quelli drammatici. Vi state ancora chiedendo perché la diva de Il diavolo veste Prada è la più brava?

Meryl Streep ha iniziato a recitare anche se si considerava bruttina. Ha avuto quattro figli senza rinunciare alla carriera. E ora interpreta ruoli comici nonostante preferisca quelli drammatici. Vi state ancora chiedendo perché la diva de Il diavolo veste Prada è la più brava?

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Meryl Streep

Mary Louise Streep nasce il 22 giugno 1949 a Summit, New Jersey, Usa. Ha un fratello e una sorella più piccoli. Da bambina sogna di fare la cantante lirica, ma al liceo scopre la recitazione. Si iscrive così alla Yale School

of Drama: tra i suoi compagni di corso c'è Sigourney Weaver. Nel 1977 Meryl debutta al cinema con Julia. L'anno dopo sposa lo scultore Donald Gummer, dal quale avrà quattro figli: Henry, 27 anni, Mary, 23, Grace, 20, e Louisa, 15. Dopo aver vissuto nel Connecticut, dal 2001 tutta la famiglia abita a New York, nel quartiere di Tribeca.

Meryl Streep detesta il sole. Appena un raggio fa capolino dalla finestra, cambia posto sul divano e s'infila un paio di lenti azzurre. La montatura di metallo è così sottile da sembrare quasi invisibile: niente a che vedere con gli occhialoni fumé di Miranda Priestly nel film campione di incassi Il diavolo veste Prada (ora nelle sale). Non bastasse questo particolare, ci pensa la diva a sgombrare il campo dagli equivoci: «Io non potrei mai passare ore e ore davanti all'armadio per scegliere gli stivali da abbinare alla pelliccia o la collana che valorizza il tailleur». Scoppia a ridere e sistema la spallina dell'abito di organza verde. Ma chi se non la regina del cinema, due Oscar e 13 nomination, poteva interpretare la regina della moda, ovvero la potentissima e cattivissima direttrice della più patinata delle riviste patinate?

Il diavolo veste Prada è ispirato all'omonimo libro dell'ex assistente di Anna Wintour, direttore di Vogue America. L'ha mai conosciuta?

«L'ho incontrata una sola volta, alla prima del film a New York. Abbiamo parlato per cinque minuti, è stata molto gentile. Ma dubito che mi offrirà mai la copertina di Vogue».

Perché?

«Perché non porto la taglia 40, non so camminare sui tacchi di 12 centimetri e non sono una fashion victim! Sa che l'abito che ho indossato alla prima europea de Il diavolo veste Prada era in prestito e l'ho restituito la mattina dopo? E che quello che portavo agli ultimi Oscar l'avevo comprato in saldo da Sak's a New York?» (per la cronaca, Sak's è uno dei negozi più prestigiosi della Quinta Strada, dove si trovano tutte, ma proprio tutte, le griffe: da Prada a Burberry, da Chanel a Ralph Lauren).

La Wintour è davvero così dispotica come ha scritto la sua ex assistente?

«Non ne ho idea e, a essere sincera, neppure mi interessa. Il diavolo veste Prada non è un documentario su di lei: ho voluto raccontare la storia di una donna complicata, che ha una vita complicata. Come tante di noi».

Che tipo è la Miranda del film?

«Una persona ambiziosa, esigente, che vuole il massimo, da se stessa e dagli altri, e non si perde in convenevoli per rendere serena l'atmosfera in ufficio».

Se non è un diavolo questo!

«Le assicuro che, paragonata agli uomini di potere che ho incontrato a Hollywood, lei si comporta fin troppo bene. La questione è un'altra: Miranda è una donna. E oggi la gente ha ancora un sacco di problemi a prendere ordini da una donna. Scommetto che se il protagonista de Il diavolo veste Prada fosse stato un uomo, il libro e il film non sarebbero nati: quando è un maschio a comandare, tutti eseguono senza fiatare».

Sta giustificando un capo che getta il soprabito sulla scrivania della segretaria, la fa precipitare a comprare il caffè (salvo poi non berlo perché non è abbastanza caldo) e la spedisce a ritirare gli abiti in tintoria ogni sera?

«Io non mi comporterei mai come Miranda (sorseggia il cappuccino che le ha  portato la sua assistente). Ma posso capirla: se dai il 100 per cento per raggiungere il successo, lungo il percorso o perdi una parte della tua umanità o scendi a qualche compromesso».

Lei quale delle due strade ha scelto?

«Io ho fatto mille compromessi! A partire da quello con il mio aspetto. Da ragazzina, mi guardavo allo specchio il naso e gli zigomi e pensavo: sono orribile! Il che non è l'ideale se vuoi recitare... Ho imparato a fregarmene con gli anni e, lo ammetto, grazie ai riconoscimenti sul lavoro».

Adesso che è una diva, però, può risparmiarsi faticose mediazioni.

«Sul set, sì. All'inizio de Il diavolo veste Prada, per esempio, non ho discusso con il regista David Frankel: ho deciso io quale carattere e quale look avrebbe avuto Miranda. È il vantaggio di chiamarsi Meryl Streep...».

E a casa?

«Be', lì compromesso è la parola d'ordine! A volte si tratta solo di rinunciare alla doccia, perché non c'è tempo (ride). Ma quando devi dividerti tra il marito, i quattro figli e la carriera, hai sempre paura di deludere qualcuno. Anche se ti sforzi al massimo».

Lei come fa a non sbagliare?

«Durante le riprese, il film ha la precedenza su tutto. Come attrice, però, ho la fortuna di lavorare solo quattro, cinque mesi all'anno. E di stare con la mia famiglia per il resto del tempo».

Lei è diventata una star interpretando storie forti. Ma ultimamente si è data alle commedie. Come mai?

«Non è che potessi scegliere molto. Di recente lei ha visto qualche film che avesse un bel ruolo drammatico per una 50enne come me? Più invecchi, più ti danno parti da “diavolo”».

A proposito, ora veste griffato?

(Controlla l'etichetta) «L'abito è di una mia amica stilista, l'ho comprato due giorni fa. Però mi sento come se portassi un costume di scena. Le spiace se vado a cambiarmi?».

I suoi successi

Meryl Streep è considerata la più brava attrice americana. Di certo, è quella che ha il maggior numero di nomination agli Oscar: ben 13. Di statuette ne ha vinte due, come migliore attrice protagonista, per Kramer contro Kramer (1979) e per La scelta di Sophie (1982). La Streep ha un talento per i ruoli drammatici: lo ha dimostrato ne La mia Africa (1985), ne Il fiume della paura (1994) e in The Hours (2002). Ma negli ultimi tempi ha interpretato con altrettanta bravura delle commedie, come Prime (2005) e Radio America (2006). Per il 2007 ha in calendario sei film.

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