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Io, americana, mi sono innamorata della Lucania magica

di Gabriele Jorio
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L’antropologa Dorothy Zinn 25 anni fa si è trasferita dal Texas a Matera. Da allora indaga le tradizioni e i riti che rendono questa terra suggestiva. Anzi, unica

L’antropologa Dorothy Zinn 25 anni fa si è trasferita dal Texas a Matera. Da allora indaga le tradizioni e i riti che rendono questa terra suggestiva. Anzi, unica

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C’è ancora uno sprazzo di luce su Matera alle 5 del pomeriggio. Dal terrazzo della casa di Dorothy Zinn si dominano i Sassi, patrimonio dell’umanità. Il cielo scolora nell’indaco e un rosario di lampioni punteggia di un caldo arancione le stradine che appaiono e scompaiono nel tufo bianco. Case che un tempo erano grotte, barocco scavato nella pietra e, sullo sfondo, lo scenario aspro della Murgia.

«È una miscela di forme. Non si capisce esattamente dove finisca la natura e dove inizi l’opera dell’uomo»spiega Zinn, americana di Austin, Texas, e studiosa in questa città che per decenni è stata il laboratorio dell’antropologia mondiale. «In Basilicata il celebre antropologo napoletano Ernesto de Martino aveva sperimentato la sua teoria del mondo magico. Molto è cambiato da allora, ma resta qualcosa di quelle atmosfere nel fascino di questi luoghi, nel rapporto stretto tra l’uomo e la terra».

LA CITTÀ ADESSO È PATRIMONIO DELL’UMANITÀ  Dorothy, che oggi ha 51 anni, è arrivata la prima volta in Lucania poco più di 25 anni fa per una ricerca. Ha conosciuto suo marito e dopo qualche anno sono andati ad abitare in un appartamento nella zona del Sasso Barisano. «Siamo stati tra i primi a tornare a vivere in quello che era ancora un territorio di nessuno». Lo scrittore Carlo Levi aveva segnalato al mondo lo scandalo di “buchi neri” dove intere famiglie condividevano con pecore, capre e maiali pochi metri di spazio vitale strappato alla roccia. Oggi quegli stessi Sassi che Alcide De Gasperi aveva definito «una vergogna per tutta la nazione» sono patrimonio dell’Unesco, meta di un turismo internazionale che richiama a Matera, capitale della Cultura per il 2019, migliaia di visitatori da ogni parte del mondo.

«Noi ci abbiamo scommesso anni fa» racconta Dorothy Zinn. Con il marito Antonio Panetta, avvocato, lei ha convertito la loro proprietà in un albergo senza però accantonare la passione per gli studi. Ora è docente associato in Antropologia culturale, ma all’università di Bolzano, sede distaccata di Bressanone: «È molto distante, 1.006 chilometri per l’esattezza. Ed è straniante vivere in due mondi così diversi. Cambiano gli orari, le abitudini. È diverso il modo di guidare l’auto. Quando torno a Matera devo fare attenzione ad attraversare sulle strisce pedonali, perché in Alto Adige si fermano metri prima. Qui al Sud si ha un atteggiamento più rilassato, anche con la segnaletica».

È UN MONDO CHE CONSERVA USANZE ANTICHE  Ottenuta una certa notorietà con il libro La Raccomandazione, clientelismo vecchio e nuovo (Donzelli editore), oggi la professoressa Zinn indaga su temi altrettanto sentiti nel nostro Meridione: migrazione, famiglia e religione. «Si tratta di un progetto nazionale, in collaborazione con altri ricercatori» spiega la studiosa. «Ora sto lavorando sulla comunità di Altamura, in Puglia». Nell’Appenino delle Murge le tradizioni ancorano la gente di oggi al mondo dei propri antenati, il tempo sembra passare meno velocemente. «Le fattucchiere non esistono più. Quel mondo è tramontato, ma qualcosa sopravvive» aggiunge la studiosa. «Non è un fenomeno paragonabile a quanto accadeva nei villaggi a metà Novecento. Restano però usanze che mostrano un certo modo di affrontare i problemi anche oltre la sfera del razionale».

Non si tratta solo della magia “moderna”, quella che viene spacciata per esempio in chat telefoniche. Sono al contrario riti contadini vecchi come le zolle di questa terra pietrosa. Basta una bacinella d’acqua, un fascio d’erbe curative, e poche parole in dialetto ripetute all’infinito: «Chi t’ave affascinate?/L’uocchie, la mente e la mala cattiva/chi t’adda sfascinà?/Lu Padre, lu Figlilo e lu Spirito Santo» (chi ti ha fatto il maleficio? L’occhio, il pensiero e la cattiva volontà. Chi ti deve togliere il maleficio? Il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo).«Il fatto che certe formulette magiche non siano del tutto scomparse» continua Dorothy «è la dimostrazione della validità della tesi di de Martino sulla precarietà dell’esistenza. Ancora oggi, nonostante tutti i progressi, rimangono dei lati critici nel nostro essere. Alcune delle persone con cui ho a che fare inizialmente si mostrano riottose a parlarne. Ma poi, quando si entra in confidenza, viene fuori che fanno ricorso a riti e fatture. Per un fastidioso mal di testa, oppure per un amore contrastato. Non accade certo solo a Matera o in Basilicata».

Dov’è allora la magia lucana? «Io penso che sia tutta in questa terra meravigliosa. Quando sono arrivata qui, tanti anni fa, mi ricordava il mio Texas, gli altipiani, la roccia calcarea. Luoghi di forte suggestione. Dire magia potrà sembrare banale. Ma certo è una energia particolare, unica».

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