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E’ giusto vietare la tv ai bambini?

di Sabrina Barbieri
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Il piccolo schermo rende i  bimbi passivi. Confonde finzione e realtà. Serve solo a vendere prodotti. Meglio spegnerlo, almeno per i minori di 12 anni. È la proposta provocatoria di un saggio di Paolo Landi, docente di comunicazione e pubblicitario. Noi lo abbiamo fatto leggere a sei Vip che la televisione la conoscono molto bene. Ecco cosa ci hanno detto

Il piccolo schermo rende i  bimbi passivi. Confonde finzione e realtà. Serve solo a vendere prodotti. Meglio spegnerlo, almeno per i minori di 12 anni. È la proposta provocatoria di un saggio di Paolo Landi, docente di comunicazione e pubblicitario. Noi lo abbiamo fatto leggere a sei Vip che la televisione la conoscono molto bene. Ecco cosa ci hanno detto

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Un libro che fa discutere

Avete figli sotto i 12 anni? E allora tenete spenta la tv. È la provocatoria proposta lanciata da un libro fresco di stampa: Volevo dirti che è lei che guarda te (la televisione spiegata a un bambino) edito da Bompiani. Lo ha scritto Paolo Landi, docente di comunicazione e mercato al Politecnico di Milano, direttore pubblicità della Benetton e papà di Alessandro, 11 anni, Lavinia, 9, e Jacopo, 5. Naturalmente lui la tv la tiene spenta. Anzi, in soffitta. «Ce l’ho portata otto anni fa» dice. Perché Landi ce l’ha tanto con il piccolo schermo? «La tv rende i bambini passivi, confonde finzione e realtà. Fa vedere un mondo ostile, pieno di mostri. Mostri  veri (terroristi, pedofili, criminali), che hanno sostituito quelli delle fiabe. Ma un conto sono le favole, raccontate da  mamma e papà che ti stanno vicini, altro sono le immagini fredde di un Tg». E non è finita. «La tv ha un solo obiettivo: fare pubblicità. I programmi non sono che un contenitore di spot, hanno perso qualsiasi scopo educativo. La tv non serve ai bambini, sono loro a servire alla tv, come consumatori». Abbiamo chiesto a sei personaggi che conoscono bene la tv cosa ne pensano.

No

“I divieti

aumentano il desiderio”

Paolo Crepet, psichiatra

«Qualsiasi cosa presa in dosi massicce fa male. Anche la tv.  E ancora di più se ad abusarne sono i bambini. In questo Landi ha ragione. Ma vietarla sarebbe un errore. I divieti aumentano il desiderio. Provate voi a proibire la tv a un undicenne: si scatenerebbe la guerra, e correrebbe a vederla da un amico. E poi, un buon cartone animato non è dannoso, diverte. La pubblicità che lo interrompe può addirittura avere cose da insegnare. Perché certi spot sono un mix di intelligenza e creatività. Landi accusa anche la tv di non filtrare le realtà e di rivelare ai bimbi un mondo pieno di mostri. Vero, ma attenzione, anche i mostri delle fiabe terrorizzano, se accanto al bambino non c’è un genitore che gli tiene la mano e lo consola. Quindi? Non serve spegnere la tv, serve non lasciare soli i figli davanti al piccolo schermo, dove alle otto di sera passa uno spettacolo violento come il wrestling.  Lo trasmettono perché fa audience, dicono. Io non credo che le botte tirino su gli ascolti. E anche se fosse, in nome degli ascolti non si può dimenticare l’etica».

Ni
“Sarei d’accordo, ma in un mondo ideale ”

Daria Bignardi, conduttrice de Le invasioni barbariche su La7

«Paolo Landi forse ha ragione, anzi sicuramente ha ragione, ma allora oltre alla televisione dovremmo vietare il Game Boy, la Play Station, i Pokémon! E già che ci siamo dovremmo andarcene dalle grandi città e far crescere i bambini in montagna, o in campagna. E magari noi mamme dovremmo smettere di lavorare e stare in casa a fare torte. Sarebbe bellissimo, ma non lo facciamo, perché le cose cambiano e la televisione sta nelle nostre vite come il telefonino e Internet. Tutto va relativizzato. Ricorderò sempre le parole di un simpatico pediatra che, vedendomi preoccupata perché i bimbi respiravano l’aria tremenda di Milano, mi disse: “Stia tranquilla, pensi ai cefali del porto di Genova, uno dei più inquinati d’Italia. Ha presente come sono belli, grassi e forti?”. Quindi, sarà anche vero che la  tv offusca la mente dei bimbi. Tutto sommato, però, preferisco che i miei figli siano un po’ democraticamente  istupiditi come tutti gli altri piuttosto che tenuti in una torre d’avorio. I genitori dovrebbero fare come vogliono, con buon senso e moderazione. Io lascio che i miei due figli la vedano un’ora al giorno, e non mi sembra che gliene importi più di tanto. D’estate stanno anche tre mesi senza accenderla. E se la dimenticano in cinque minuti».

“È un sogno

legittimo, ma impossibile”

Maurizio Costanzo, autore e conduttore tv

«Va tutto bene, ogni provocazione aiuta a ragionare sulla televisione e Paolo Landi lo sa fare. Espone con cura le sue accuse, ma sembra dimenticare quanti compiti importanti assolve quella stessa tivù che lui critica. Non si può far finta di nulla davanti alla compagnia che la televisione fa alle persone meno giovani, a quelle costrette a letto, o comunque prive di finestre sul mondo. Tenere i bambini lontano dalla televisione fino ai dodici anni è un desiderio legittimo ma notoriamente impossibile. Seneca diceva: non si ferma il vento con le mani. Ecco: anche se la televisione non è sempre educativa, anzi quasi mai lo è, i ragazzini continueranno a vederla. Se poi i genitori non metteranno un televisore in ogni stanza la cosa andrà meglio. Mi dispiace per Landi, ma anche Internet ha il traffico dei pedofili eppure rimane un’invenzione epocale».

NO

“La tv sviluppa

l’intelligenza dei piccoli”

Cristina Parodi, giornalista del Tg5

«Alle provocazioni di Landi preferisco quelle dell’americano Steven John-son che ha scritto Tutto quello che fa male ti fa bene. Un libro in cui sostiene che la tv sviluppa l’intelligenza dei bambini. Certo, anch’io cerco di non far vedere troppa tv ai miei figli e controllo che guardino solo cose adatte a loro. La sera alle nove li metto a letto. Salvo qualche eccezione: Carolina Kostner alle Olimpiadi o una partita di calcio, per esempio. Ma da qui a vietare la tv!  Non è vero che è fatta solo su misura della pubblicità. Ci sono programmi per bambini molto belli e interi canali dedicati a loro. Anche se ci sono troppi spot, soprattutto sulle reti pubbliche. Comunque, se un figlio ti chiede i prodotti pubblicizzati, sta a te genitore dire di no. Educare significa mettere dei paletti».

Ni

“La pubblicità è ovunque, ma non mi fa paura”  

Lorella Cuccarini, showgirl

«Perché preoccuparsi così tanto della pubblicità in tv? La pubblicità è ovunque. Io non ne sono spaventata. Semmai cerco di far capire ai miei figli che certe cose sono dette e scritte solo per invogliare a comprare un prodotto. E così li aiuto a sviluppare il loro senso critico. Più preoccupante è la scarsa programmazione per i bambini. Sul satellite ci sono i canali specializzati, ma altrove? Purtroppo anche nella cosiddetta fascia protetta vedo trasmissioni per niente adatte ai più piccoli: quelle che guardano dal buco della serratura nella vita privata degli altri, mettono in piazza il dolore, propongono volgarità. Nonostante tutto, però, non sono d’accordo con Paolo Landi. Sono contraria a qualsiasi tipo di censura. La tv non deve essere spenta, deve essere migliorata e fatta anche a misura di bambino».

No

“Non spetta alla televisione educare i figli”

Stefano Zecchi, filosofo

«Per quanto ben fatta, la tv non può essere educativa. Non è compito suo: dobbiamo renderci conto che è solo un mezzo di intrattenimento. La tv non è un male in sé. Non è un mostro che annienta le persone. Non demonizziamola, per favore. È un pericolo quando scade nella volgarità, nelle liti, nella violenza (vedi i tanti reality show). E lo è soprattutto quando i genitori pretendono che il piccolo schermo li sostituisca, e sostituisca anche la scuola, nel dovere di educare i figli, che è tutto di queste istituzioni. Questo non significa che non vada migliorata, e ne avrebbe molto bisogno. Però non sono d’accordo con Landi quando sostiene che un bambino che gioca a mosca cieca è più intelligente di uno che smanetta con il mouse e sta tutto il giorno davanti al computer o alla tv. Che cosa vuol dire? Io mi preoccuperei molto anche se mio figlio giocasse tutto il giorno a mosca cieca. Quando lui, che ora ha due anni, mi chiederà di vederla, non glielo vieterò. Però farò in modo che i programmi tv non diventino il suo unico svago».

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