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Internet, Facebook e privacy: come proteggere i nostri dati in rete

di Lorenza Pleuteri
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Come finiscono in rete i nostri dati? Come e da chi vengono usati? Ecco come evitare le trappole dei quiz trabocchetto e come usare al meglio le impostazioni dei social network. Per evitare truffe, virus e furti di dati

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Come finiscono in rete i nostri dati? Come e da chi vengono usati? Ecco come evitare le trappole dei quiz trabocchetto e come usare al meglio le impostazioni dei social network. Per evitare truffe, virus e furti di dati

Come finiscono in rete i nostri dati
Chi non hai mai giocato ai quiz o risposto alle domande bizzarre che spuntano come funghi mentre si smanetta su Facebook? Tipo: chi è il tuo gemello cattivo? Scopri chi vorrebbe vederti nudo. Come si chiama il tuo angelo custode? Che vizio capitale sei? Riusciamo a indovinare con quante persone sei stato a letto. A quale cane assomigli?

Marco Valerio Cervellini li prova tutti. Per lavoro. È l'esperto della Polizia postale e delle comunicazioni che coordina le campagne per la navigazione sicura in rete, occupandosi sia di adulti, sia di ragazzini. "I link ci vengono in genere segnalati da amici o da pagine sponsorizzate. Quando installiamo un'applicazione e facciamo il test prescelto -  avverte lo specialista - usciamo da Facebook, cioè dall'area nella quale abbiamo configurato i requisiti di privacy e messo dei paletti. E così finiamo per mettere in circolo i nostri dati all'esterno del social". Nome e cognome, giorno e luogo di nascita e di residenza, professione, preferenze, amicizie, foto e via così. "Il consenso viene chiesto - precisa Cervellini - ma questi giochini si fanno per rilassarsi e distrarsi, abbassando la guardia. Si va di fretta. Non si leggono le condizioni previste, spesso non in italiano, e si rischia di dare l'assenso all'utilizzo dei nostri dati e a volte anche alla cessione a terzi".

Chi usa i nostri dati
Le informazioni hanno grande valore sul mercato. "Servono a società e aziende per profilarci e per inviarci pubblicità mirate". Ma non c'è solo un possibile trattamento lecito, per quanto sgradito e fastidioso possa essere. "Anche la criminalità è interessata ad avere le coordinate di persone pulite. Pensiamo a un latitante che ha bisogno di prendere l'identità di un incensurato, per eludere ricerche e controlli, o a truffatori e organizzatori di frodi con la necessità di spacciarsi per altri soggetti e poi sparire".

Il rischio virus
"Un ulteriore rischio  -continua Cervellini - è quello di scaricare virus, assieme ai test. I quiz sono intriganti, attirano. Ma molti -rileva sempre il poliziotto, con una laurea e tre master sulle spalle - non hanno alcuna validità scientifica".

LE REGOLE DI BASE PER PROTEGGERE I NOSTRI DATI

Regola n. 1: non dare mai il consenso
Come difendersi? "Prestare sempre attenzione, leggere bene le condizioni che regolano l'utilizzo, non saltare le clausole scritte in piccolo e non dare mai il consenso all'uso dei dati personali da parte di terzi".

Regola n. 2: cercare informazioni in rete
E per capire in anticipo con che cosa si potrebbe avere a che fare, in modo da non abboccare, "sarebbe meglio andare a vedere se in rete ci sono commenti negativi sul questionario che interessa, attraverso i comuni motori di ricerca". A disposizioni di tutto il popolo del web, poi, online c'è lo sportello virtuale della polizia (www.commissariatodips.it).

Regola n. 3: come comportarsi con Facebook
Per il social network di Mark Zuckerberg ci risponde Laura Bononcini, head of policy per l'Italia: "Tutte le applicazioni su Facebook richiedono informazioni prima di poter essere utilizzate. Al momento dell'istallazione chiedono autorizzazione all'utente, elencando chiaramente quali informazioni si stanno condividendo. In ogni momento è possibile rivedere quali applicazioni vengono utilizzate e quali informazioni sono state condivise nell'apposita sezione Impostazioni Applicazioni, all'interno della quale è sempre possibile revocare le autorizzazioni e modificare le relative impostazioni della privacy. Consigliamo di controllare regolarmente la sezione Impostazioni Applicazioni e di segnalare a Facebook ogni applicazione che eventualmente dovesse destare sospetto o preoccupazione".

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