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Facebook (e i social) vietati ai minori di 16 anni

di Silvia Calvi
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Il Parlamento europeo ha appena approvato una legge che, se entrerà in vigore, vieterà ai minori di 16 anni di iscriversi ai vari social (Facebook, Instagram, Snatpchat, Whatsapp e perfino Gmail). Ed è già polemica. Era necessario? E poi, perché 16 anni?

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Il Parlamento europeo ha appena approvato una legge che, se entrerà in vigore, vieterà ai minori di 16 anni di iscriversi ai vari social (Facebook, Instagram, Snatpchat, Whatsapp e perfino Gmail). Ed è già polemica. Era necessario? E poi, perché 16 anni?

La notizia ha fatto il giro del mondo: l’Unione Europea ha votato una legge (ma è solo il primo di quattro passaggi, ora servono i pareri di altre tre commissioni: diritti civili, giustizia e affari interni) per regolamentare l’accesso dei giovanissimi ai vari social (Facebook, Instagram, Snatpchat, Whatsapp e perfino Gmail, in pratica: tutti quelli che richiedono una registrazione). I 28 Paesi dell’Unione Europea hanno deciso che, per poter entrare in questi social, bisogna aver compiuto 16 anni. Chi vuole farlo prima, avrà bisogno dell’autorizzazione di entrambi i genitori (o del tutore legale). In attesa di capire come evolveranno le cose (al momento la Ue ha lasciato facoltà ai singoli Stati membri di decidere se adeguarsi o tenere la soglia dei 13 anni), ecco la fotografia della situazione.

Il 60% dei ragazzini è iscritto a un social network

Il 42% della popolazione mondiale (stiamo parlando di più di 3 miliardi di persone) naviga regolarmente in Internet. Percentuale che, se restiamo solo all’Italia, sale al 62%. Tra i social, con 1,36 miliardi di utenti attivi, Facebook resta saldamente in vetta (Instagram ha “solo” 50 milioni di utenti al mese). Ma, dagli ultimi due anni, è sempre più incalzato dai servizi di Instant Messaging come Whatsapp (600 milioni di utenti) e Facebook Messenger (500 milioni). E un’indagine della Swg rivela che il 60% dei ragazzini tra i 10 e i 13 anni è iscritto ad almeno un social network (quindi, in buona parte, ha mentito sull’età per potersi registrare) e chatta per una media di un’ora e mezzo al giorno. Più nel dettaglio: l’11,8 per cento di tutti gli iscritti a Facebook ha tra i 13 e i 18 anni (la parte del leone qui la fanno gli utenti tra i 36 e i 45 anni).

Come funziona negli altri Paesi

Ma quali sono le regole dei vari Paesi? La stragrande maggioranza segue le regole Usa dei 13 anni. Con qualche eccezione. La Polonia, per esempio, è la più severa: sotto i 18 anni non ci si può registrare sui social senza il permesso di mamma e papà. Mentre in Ungheria è già in vigore il tetto dei 16 anni. C’era davvero bisogno di rivedere le regole?

Misura eccessiva, ma almeno coinvolge i genitori

Lo chiediamo a Matteo Lancini, presidente dell’Associazione il Minotauro, docente presso il dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca e autore del libro Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali (Erickson 2015). «Personalmente mi sembra una misura eccessiva, forse sarebbe bastato alzare il limite di un solo anno. Ma la cosa davvero più importante è che il governo europeo si stia occupando di regolamentare l’uso della rete e lo faccia coinvolgendo i genitori: saranno loro, di fronte alle pressioni dei figli, a dover decidere se registrarli oppure aspettare che maturino ancora un po’. Tutte le iniziative che stimolano una riflessione educativa non possono che trovarmi d’accordo».

Più attenzione alla vita virtuale dei figli

Perché uno dei temi in gioco è proprio questo: «a fronte di uno sviluppo sempre più precoce su tutti i fronti, con mamma e papà che stimolano l’autonomia dei loro bambini fin da quando sono piccoli, man mano che crescono i genitori sembrano fare marcia indietro e improvvisamente sono ossessionati dal controllo e dai limiti. Salvo poi non saper gestire questo autoritarismo dell’ultimo minuto» prosegue Lancini. «Quindi ben venga la nuova legge, non come alibi per vietare ai ragazzi i social tout court, cosa che darebbe loro solo il fascino del proibito, ma come occasione per riflettere seriamente sulla direzione da prendere come educatori ».

Insomma, in attesa di sapere come evolveranno le cose, dovremmo tutti iniziare ad avere più attenzione alla vita virtuale dei nostri figli. Anche perché, alla fine, siamo noi –come faremo anche questo Natale, secondo i trend dei regali 2015- a regalare loro la tecnologia. «E facciamo bene. Solo, sarebbe ora che cominciassimo anche a parlarne» conclude l’esperto.

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