Perché gli uomini si vedono tutti i giovedì al calcetto e noi no?

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di

L’ospite

tieta_madia
illustrazione di Enrica Mannari

Tieta Madia, passa metà del suo tempo a spiegare l'origine del suo nome (brasiliano, ma lei milanesissima) e a correggere l'accento del suo cognome (Madìa). L'altra metà a lavorare, leggere, scrivere, innamorarsi e ridere. Ex insegnante di arti circensi, ora si dedica un po' al web, poi chissà.

 

Al gioco del calcio non sono mai riuscita a interessarmi. I commenti, ma soprattutto i pensieri che mi suscita la visione per 90 lunghissimi minuti di questo strazio, sono tuttalpiù: “nooo”, “evvaaai”, “che figo”, “che cesso”, “che belle scarpe”, “che bel sedere”, “ma quanto manca”.

D’altro canto però, ho sempre implorato i miei amici maschi di farmi giocare a calcetto con loro – alle elementari ero una promessa del cortile della scuola – ma mi sarei accontentata anche di impersonare la tifoseria. La risposta è sempre stata solo una: un secco no.

I miei amici maschi non sanno che se dici di no a un’amica femmina alimentano a dismisura la curiosità scimmiesca – che cosa mai faranno tutte le settimane, con questa ostinazione tenace pure sotto la neve, mi chiedevo – e così ho insistito, insistito e insistito finché non ho vinto, e sono stata portata con loro. Fuori dal campo, ovviamente.

Forse mi è andata particolarmente bene, è una serata tiepida di inizio estate, sarà la suggestione, sarà la trepidazione, ma a me qui sembra tutto bello.

Al di là del campetto, un campo incolto che emana odor di macchia mediterranea, io sto seduta sugli spalti, come quelli dei film americani, con le sedioline rosse e blu un po’ scalcagnate e la tettoia di legno. Il bar offre birrette ghiacciate a un euro e cinquanta e in sottofondo la musica e le urla degli altri giocatori.

In campo, ma questo è un campo da calciotto perché si gioca in otto contro otto, nessuno corre, tranne chi ha la palla al piede.

Mi sembra di stare in “Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore”. Urlano congratulazioni non appena uno della squadra riesce a far qualcosa di significativo, si spostano tutti insieme da una parte all’altra del campotto, in uno schema 1-7, efficacissimo.

È un calcio totale? Sì, nel senso che a volte mi chiedo che ci faccia il portiere a metà campo, ma tant’è.

C’è un accenno di testosterone, ma lieve perché non hanno pubblico (sì, ci sarei io…). Qualcuno tira un calcio su uno stinco avversario e l’aggreditore comincia a gridare “fallooo fallooo ho fatto falllooo”. Che carinerie.

Indossano le maglie dei loro giocatori preferiti. Io, quando vado a correre, mi vesto da una che sta andando a far la spesa, per non dare false speranze alla mia prestazione, e a chi si imbatte in me. Se mi mettessi in tuta tecnica, la gente si stranirebbe a vedermi correre solo per quindici minuti. Loro no, si esaltano.

Sono buffi, sono proprio contenti.

Mi viene voglia di entrare e rincorrere la palla per un po’. Anzi, vorrei pure dir loro di farsi una mezzoretta di calciotto tutti giorni, se non piove.

Quando scade il loro tempo e devono lasciare il campo, tutti insieme borbottano “noooo” che vuol dire: noo mamma no, lasciami ancora a giardinettiii…

Scoprire questo mi ha messo molto di buon umore, loro vanno semplicemente a giocare.

E poi però mi son chiesta perché loro sì e noi no.

Perché loro lo fanno tutti i giovedì, per dire, cascasse il mondo mentre noi no?

Se facessimo anche noi (menti e cuori femminili) una squadra di calcetto, quando una non potesse essere presente partirebbe un primo messaggio sms, a seguire una chat WhatzApp, telefonate incrociate, scambio di Google Calendar cercando di spostare la partita al giorno dopo, però no, domani no perché Ari ha la lezione di danza, dopodomani Alice ha già una cena, nel week end non si può giocare perché è il week end, dai vabbè, facciamo settimana prossima.

Ma intanto vediamoci per raccontarci gli aggiornamenti visto che calcetto è saltato e Ale è un po’ giù. Magari capiamo anche quando prenotare di nuovo il campo. Beh, insomma, mandiamo un mail per fare un sondaggio…

Quando tutte, dopo un mese, saranno di nuovo disponibili, si giocherà.

I maschi: Francesco non può, lo sostituiamo con Marco, ci vediamo alle 21, bella lì.

(illustrazione di Enrica Mannari)

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