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Ho scoperto un dottore (vero) più bravo di Greg House

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La storia del dottor Atul Gawande insegna qualcosa anche se si è in salute: senza la bacchetta magica si possono ottenere grandiosi risultati. Funziona con la terapia della fibrosi cistica, con gli ingredienti di una torta, le dinamiche di un matrimonio. Basta fare le cose con cura....

La storia del dottor Atul Gawande insegna qualcosa anche se si è in salute: senza la bacchetta magica si possono ottenere grandiosi risultati. Funziona con la terapia della fibrosi cistica, con gli ingredienti di una torta, le dinamiche di un matrimonio. Basta fare le cose con cura....

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Ho incontrato un medico straordinario. Non di persona, purtroppo, solo tramite un libro. Dopo i vari dottor House, dottor Shepherd e altri camici bianchi strepitosi ma di fantasia, è comunque un grande passo avanti: Atul Gawande è un dottore in carne e ossa. Figlio di un indiano immigrato negli Stati Uniti, laureato a Stanford, chirurgo a Boston, specializzato

in endocrinologia e oncologia, insegnante ad Harvard, ex consulente nello staff di Bill

Clinton, editorialista per il New Yorker (viene tradotto in italiano su Internazionale), autore di un paio di libri. Un curriculum impressionante se si pensa che ha solo 43 anni.

Il dottor Gawande racconta del rapporto tra medici e pazienti in modo appassionante, vissuto in prima persona, partendo da domande semplici e arrivando a conclusioni illuminanti. Se posso fare un paragone irriverente, è il Carrie Bradshaw (sì, la protagonista di Sex and the City) della medicina. Che vi consigli il suo libro è scontato, "Con cura" (Einaudi, 18 euro), ma voglio anche raccontarvi un capitolo che mi ha colpito in particolare, si intitola "Curva a campana".

Attraverso un caso di fibrosi cistica, malattia gravissima che si può curare ma non guarire, il dottore spiega che, sebbene per questa patologia esista un protocollo consolidato, applicato nello stesso modo in tutti i 117 centri ultraspecializzati degli Stati Uniti, ci sono enormi differenze nei risultati. Secondo i dati del 2003, l'aspettativa di vita media per i malati di fibrosi è 33 anni, ma in alcuni ospedali supera i 47. Spesso i pazienti non conoscono queste cifre, e i medici non amano divulgarle perché mettono in discussione la loro professionalità.

E poi, sono statistiche, numeri che non colgono gli aspetti sottili della realtà. Ma proprio su queste sottigliezze Gawande è andato a indagare. Scoprendo che nel centro di maggior successo una differenza c'è. E davvero difficile da esprimere con i numeri. Il team è guidato da un anziano medico che applica le solite terapie ma in un modo creativo e tenace. Per esempio, quando la capacità respiratoria del malato scende di pochissimi punti non dice: «Ok, siamo comunque nei parametri», ma parte subito all'attacco e non "molla" il paziente finché non capisce cos'è successo e riesce a riportare quella minima percentuale all'eccellenza. Dettagli che allungano la vita.

La conclusione di Atul Gawande alla fine è questa: scienza e talento contano, ma spesso sono tenacia, ingegnosità e dedizione a fare il risultato. Dati alla mano, le conoscenze e le procedure già esistenti, anche quelle semplici, se applicate al meglio, salvano un maggior numero di persone delle più nuove e ardite scoperte. Una riflessione che dice molto nel contesto della medicina moderna.

Ma che insegna qualcosa anche se si è in salute: senza la bacchetta magica si possono ottenere grandiosi risultati. Funziona con la terapia della fibrosi cistica, con gli ingredienti di una torta, le dinamiche di un matrimonio. Basta fare le cose con cura.

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