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I due volti di una terrorista

di Sabrina Barbieri
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Da brigatista trascurata a imputata elegante come una manager. Cosa c'è dietro al cambiamento di Cinzia Banelli?

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Non sembra neppure la stessa persona. La Cinzia Banelli che abbiamo visto il 21 febbraio al processo per l'omicidio di Marco Biagi non ha nulla a che vedere con la donna che per quel delitto è stata arrestata il 24 ottobre 2003. Capelli raccolti, giacca scura, sciarpa e maglia bianca, la brigatista pentita si è mostrata in videoconferenza da un luogo sconosciuto con l'aspetto di una 40enne in carriera. Un look studiato da qualche consulente d'immagine, si sono chiesti in molti, o il segno esteriore di un cambiamento interiore? «Non abbiamo certo parlato di abbigliamento io e Cinzia Banelli prima dell'udienza» dice Grazia Volo, avvocato difensore dell'ex brigatista e principale "indiziata" della trasformazione della sua cliente.

Sarà vero? Ci crede Giovanni Bianconi, giornalista del Corriere della Sera e sceneggiatore di una prossima fiction tv sulle Br, che fa notare: «Per ragioni di sicurezza, la Banelli non sarebbe dovuta neppure apparire: l'abbiamo vista per un errore». «Ma perché stupirsi?» rilancia Grazia Volo. «Lo sanno tutti: la Corte d'Assise è un luogo che richiede un abbigliamento formale». Comunque sia, in quegli abiti da signora perbene Cinzia Banelli, ex impiegata, non deve essersi sentita a disagio. «È una donna diversa dal passato» commenta Gianni Cipriani, fra i massimi esperti italiani di eversione e autore di Brigate Rosse, la minaccia del nuovo terrorismo (Sperling & Kupfer). «Ma la sua rottura con le Br è avvenuta prima che l'arrestassero. Lo dimostra la decisione di avere un figlio». L'ex brigatista era già incinta il giorno dell'arresto e il bambino è nato a marzo di un anno fa. «La vita e il fanatismo di un terrorista sono inconciliabili con la maternità. Da questo è nato il suo cambiamento».

>>Leggi le ultime notizie sul processo alle nuove Brigate rosse

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