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Il club delle cattive madri si incontra in rete

di Giulia Blasi
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Un sito dà a tutte le mamme la possibilità di sfogare le frustrazioni della maternità. Ma avere figli non era la cosa più bella del mondo?

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Le "cattive madri" si incontrano su Bad Mothers Anonymous. Su questo sito dalla grafica scarna, le mamme d'America danno voce ai loro sensi di colpa, alle frustrazioni, ai pensieri, ai peccatucci e alle mancanze che fanno di loro delle genitrici meno che perfette, inadeguate al modello televisivo della cuoca perfetta e infermiera amorevole, sempre pronta con un cerotto per le sbucciature, un bacio per le tristezze e una fetta di torta fatta in casa al rientro dalla scuola.

La maternità è fatta anche di altro: di frustrazione, voglia di scappare, rabbia, noia, fatica, rifiuto. Sentimenti negativi che non hanno cittadinanza: la brava madre ama i suoi figli sempre e comunque, non può stare senza di loro, vive per loro ed è prima mamma, poi moglie, poi eventualmente (se avanza, e se non c'è da essere figlia, nipote, sorella) persona. Non è strano che la furia si accumuli e senta la necessità di essere sfogata.

L'idea che l'ordine dei fattori possa essere invertito inizia ora, timidamente, a farsi strada nella coscienza collettiva. Ayelet Waldman, scrittrice americana, ha affrontato il tema nel libro autobiografico Bad Mother, un volontario e roboante "Ma vedete dove dovete andare" alle mammine perfettine che l'hanno aggredita per avere scritto in un articolo che lei ama il marito (il romanziere Michael Chabon) più dei figli. Una provocazione anche quella, o forse la verità, ma comunque un'affermazione scomoda.

Avere dei figli non significa sempre essere delle buone madri, ma essere delle buone madri (sempre, a tempo pieno) è forse la cosa più difficile che si possa fare. Parlarsi, confrontarsi ed essere oneste anche sui momenti di défaillance aiuta, altroché se aiuta...

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