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Il lusso si fa estremo: ma non sarà uno schiaffo alla miseria?

di Silvia Grilli
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Dal profumo da un milione e mezzo di euro allo yacht con la moquette in cashmere: in questi tempi, economicamente incerti, le offerte per super ricchi lasciano a bocca aperta. Sono tantissime e davvero folli

Dal profumo da un milione e mezzo di euro allo yacht con la moquette in cashmere: in questi tempi, economicamente incerti, le offerte per super ricchi lasciano a bocca aperta. Sono tantissime e davvero folli

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Nella foto: i bijoux più esclusivi sono in edizione limitata, come i cammei Eva di Pomellato. Da 2.300 a 3.200 euro.

Se fossi una nuova ricca sfondata e sfacciata, in competizione con la mia vicina di yacht, quello che segue sarebbe il mio decalogo.

1) Comprerei l'Updown Court, a Windlesham, nel Surrey, cioè nel Sud-Est dell'Inghilterra. Leggendo la rivista americana Forbes (se fossi davvero una ricca sfondata e sfacciata sarebbe la mia bibbia, perché non perde mai una notizia sui miliardari del mondo) ho scoperto che l'Updown Court è al primo posto nella classifica delle case più care del pianeta. Costa 104 milioni di euro. Però farei un figurone: conta 103 stanze, ettari ed ettari di giardini e boschi, diverse sale da ballo, un campo di squash al coperto, un cinema da 50 posti, un garage per otto limousine, un viale riscaldato, bagni in marmo, una beauty farm, varie jacuzzi e piscine. Per di più, la vecchia Inghilterra fa sempre chic e mi darebbe anche un tocco di intellettualità che distingue.

2) Andrei in vacanza a Miami, nell'attico dell'Hotel Setai. Pensate: costa 21 mila euro a notte, è di 300 metri quadrati, ha una cantina privata con grandi vini e un maggiordomo personale disponibile 24 ore al giorno. E non un valletto qualsiasi: è Andrew Marston, che era stato capo lacchè a Buckingham Palace, dove guidava una squadra di 30 maggiordomi. Mi farei fare una maschera di bellezza con oro a 24 carati e servire il tè dal distinto Andrew.

3) In alternativa, potrei anche comprarmi l'Isla de sa Ferradura, a nord di Ibiza, per 32,99 milioni di euro: scogli spettacolari, una magione bianca tutta per me, una piscina con le cascatelle, il solario, la sauna e altre amenità. Ovviamente, la raggiungerei in elicottero, non in barca come farebbe banalmente la mia “povera” vicina di yacht.

4) In ogni caso il mio yacht sarebbe l'Annaliese, da 85 metri. Si affitta per 90 mila euro al giorno, ha un business center all'interno, buffet e servizio per 24 ore al giorno. In più ha un cinema. Nel caso invitassi qualche amico, potrei affittare anche l'Alysia, lo yacht gemello, per ospitarli.

5) Nel caso che, invece, uno yacht volessi comprarmelo, potrei fare una cosina molto elegante, arredandolo con poltrone marca Frau e moquette in cashmere griffata Loro Piana.

6) Certo è necessario che compri il bikini più caro del mondo, creato dalla stilista newyorchese Susan Rosen, specializzata in gioielli. È in vendita a 30 milioni di dollari (cioè 23 milioni di euro), e si capisce perché: ha 150 diamanti montati su platino.

7) Mi profumerei senz'altro con The Party, l'essenza inventata dall'imprenditore Paolo Borgomanero. Costa la sua cifretta: un milione e mezzo di euro, ma è un mix di essenze rare custodite in una boccetta ornata con un solitario da 13 carati.

8) Non potrei assolutamente perdere la sacca in pelle disegnata da Tomas Maier per la griffe Bottega Veneta. Mi dicono che sia la borsa più cara del mondo, infatti costa i suoi bei 30 mila euro.

9) In viaggio, non alloggerei mai in un hotel con meno di sette stelle. E cioè il Town House Gallery (dagli 800 ai 4.000 euro a notte), dove mi dicono scenda anche Vittorio Sgarbi, a Milano, o il Burj Al Arab di Dubai (dai 750 ai 20 mila euro a notte).

10) Come macchina, non potrei essere da meno dell'ex Spice Girl Victoria e del marito calciatore David Beckham. Infatti vorrei la stessa Bentley Gt, che costa circa 150 mila euro. Victoria ci ha aggiunto accessori, senza cui non si può vivere, per altri 11 mila dollari.

Decalogo finito (ovviamente avrei altre cosine secondarie da aggiungere, ma sono dettagli tipo: l'iPod Shuffle tempestato di diamanti prodotto dal marchio tedesco Xexoo, gli occhiali con montatura in oro 18 carati firmati Tom Ford, l'abitino creato da Jean-Claude Jitrois e ricamato in cristalli Swarovski). Così bardata, sarei pronta per prendere la residenza in un paradiso fiscale. Ma non essendo né ricca sfondata né ricca sfacciata, in realtà ora mi sento un po’ a disagio dopo tutto questo elenco di schiaffi alla miseria. Eppure, esistono e hanno un grande mercato.

Che il fenomeno sia una specie di effetto Paris Hilton? Proviamo a chiederlo a chi se ne intende. Il professor Charles Derber, un sociologo americano che ha scritto il libro Pursuit of attention: power and ego in everyday life (Alla ricerca di attenzione: potere ed ego nella vita quotidiana), sostiene: «Come animale sociale, l'uomo ha bisogno del riconoscimento degli altri. Ma la corsa all'ostentazione sfrenata della ricchezza è un fenomeno tipico dell'iperindividualismo di oggi, in una società ossessionata dalle celebrities, dalla bellezza e dalla fama». Il sociologo italiano Francesco Alberoni mi spiega che in questa ostentazione sempre più diffusa l'unico valore che conta è il consumo vistoso in sé e per sé: «Si comprano quadri per cifre iperboliche, non per il valore del quadro, per la sua bellezza o per l'emozione che può dare, ma per dimostrare di essere più ricco di te. Gli oggetti sono valutati in base a un unico valore: il denaro che costano».
Alberoni dice che «oggi il divario tra i ricchi e i poveri sta crescendo. I  ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri, creando un inasprimento sociale. La maggior parte della gente è sconcertata nel vedere questi eccessi, quando non arriva alla fine del mese. Così, mentre s'inasprisce il conflitto, s'inaridisce anche la vita sociale, non più sfaccettata in tanti valori, bensì ridotta a un unico: il denaro».
A questo punto ci consoliamo con una domanda: ma questi ricchi saranno felici? Robert Frank, un giornalista che sul quotidiano americano Wall Street Journal tiene una rubrica sulle abitudini di acquisto dei miliardari, sostiene di no. Difatti, nel suo nuovo libro, che si intitola Richistan, rivela che la preoccupazione che non li fa dormire la notte è di non avere abbastanza soldi. Dialogo tipo tra ricchi nevrotici: «Dieci anni fa pensavo che quattro milioni di euro mi avrebbero tenuto a galla. Ma oggi che cosa sono 10 o 50 milioni di euro? Come potrò arrivare alla fine del mese ed educare i miei figli?». Frank ha descritto lo scenario. Dice: «Non solo i ricchi stanno diventando sempre più ricchi, stanno anche creando un loro mondo autoriferito, con il proprio sistema sanitario (dottori-maggiordomi), il proprio sistema di trasporti (jet privati, club esclusivi), il proprio linguaggio (dicono, per esempio: «Chi hai scelto come manager del tuo nucleo familiare?»). Insomma: la loro privata repubblica, chiamata, appunto, Richistan». Riusciranno mai a capirsi questi due mondi? Il loro “Richistan” e il nostro mondo normale sempre più stupefatto?

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