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Il mio Dio non è meglio del tuo

di Stefano Cardini
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Cosa significa avere fede? Rispettare rigorosamente i principi cristiani, come chiede il Papa? O pregare e aiutare il prossimo, come pensano molti di noi? A questo interrogativo lacerante risponde un filosofo famoso. Che in un saggio difende chi crede, ma non si riconosce in nessuna chiesa

Cosa significa avere fede? Rispettare rigorosamente i principi cristiani, come chiede il Papa? O pregare e aiutare il prossimo, come pensano molti di noi? A questo interrogativo lacerante risponde un filosofo famoso. Che in un saggio difende chi crede, ma non si riconosce in nessuna chiesa

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Dietro i suoi occhi gentili da miope, il filosofo Giulio Giorello nasconde un animo da guerriero. Ce ne siamo accorti parlando con lui del suo ultimo libro. Un saggio intitolato Di nessuna chiesa. La libertà del laico (Raffaello Cortina Editore), da oggi, 9 giugno, nelle librerie di Milano e dalla settimana prossima in quelle di tutta Italia.

Giorello insegna Filosofia della scienza all'università Statale di Milano, e si dichiara laico e non credente. Ma nei suoi scritti cita passi della Bibbia accanto a quelli di scienziati e pensatori. E nel 2002 ha partecipato, su invito del cardinale Carlo Maria Martini, alla "cattedra dei non credenti": uno spazio di dialogo tra laici e cattolici voluto dall'allora arcivescovo di Milano. Nel frattempo, però, molte cose sono cambiate.

Nell'omelia pronunciata il 18 aprile, il cardinale Joseph Ratzinger, che il giorno dopo sarebbe stato eletto Papa con il nome di Benedetto XVI, ha denunciato la dittatura del relativismo. Una forma di pensiero che nega qualunque verità assoluta e non mette alcun freno ai desideri delle persone. Più volte, da allora, il Pontefice ha invitato i fedeli al rispetto della dottrina della Chiesa e ad abbandonare il cristianesimo "fai da te" di chi dalla religione prende solo quello che meglio si adatta alla propria visione del mondo.

Troppo, per il laico Giorello. Che alle ragioni di chi non si riconosce fino in fondo in nessuna chiesa ha dedicato il suo libro. Del quale ha accettato di parlare con Donna Moderna in anteprima.

"Di nessuna chiesa. La libertà del laico", di Giulio Giorello, è su Bol.com

Professore, è possibile essere dei buoni cristiani senza rispettare alla lettera la dottrina della Chiesa?

"Il cuore della predicazione di Gesù è la massima "ama il prossimo tuo come te stesso". Ma le vie per metterla in pratica sono molte. Ci sono persone che frequentano la messa. Altre che al rito domenicale preferiscono il volontariato o la militanza in un'associazione pacifista. E c'è chi non fa né l'una né l'altra cosa. Eppure ogni sera, quando prega, è più severo con se stesso di chiunque. Spetta a Dio giudicare chi tra questi è un buon cristiano. Non alla Chiesa".

Il Papa, però, difende l'unità dei cristiani. Questa religione "fai da te" non rischia di frantumarla?

"Forse, ma non è affatto un male. La Chiesa è un organismo millenario che ha subito continue trasformazioni grazie alle "eresie" di coloro che, senza rinnegare la fede, ne hanno messo in dubbio l'insieme dei principi. Il cardinale Carlo Maria Martini, fino al 2002 arcivescovo di Milano, parlava di "relativismo cristiano": una forza rigeneratrice che ha permesso alla Chiesa di adattarsi ai tempi nuovi".

Mi può fare un esempio?

"Pensiamo a San Francesco: se oggi il mondo cattolico è così sensibile al tema della pace e della povertà, lo deve a lui. Ma il fraticello d'Assisi, a suo tempo, è stato considerato un sovversivo. Una Chiesa che, anziché ascoltare, lancia anatemi dal pulpito, si preclude la possibilità di incontrare il suo Francesco".

Perché un non credente come lei si preoccupa della libertà dei fedeli?

"Come diceva ancora il cardinale Martini, dentro ciascuno di noi dialogano sempre un credente e un non credente. Mettere l'uno o l'altro a tacere è pericoloso sia per la Chiesa sia per chi non si riconosce in alcun credo".

"Di nessuna chiesa. La libertà del laico", di Giulio Giorello, è su Bol.com

Denunciando la dittatura del relativismo, però, Benedetto XVI ha lanciato un allarme che non riguarda solo i cattolici. Il divorzio, l'aborto, le unioni gay sono per il Papa una minaccia per tutta la società, perché intaccano valori come la vita e la famiglia. Che cosa rispondono i laici a questo grido d'allarme?

"La società laica è come un bazar nel quale deve regnare "la sovranità del consumatore". Anche chi non si identifica in nessuna chiesa crede nell'importanza della vita e della famiglia. Ma accetta che vi siano modi diversi per definirle. E non pretende di imporre agli altri la propria visione per legge".

Ma in questo supermarket dei valori, come distinguiamo il bene dal male?

"Il laico non ha paura di confrontarsi sui problemi, per analizzarne i pro e i contro dal punto di vista del bene comune. Quello che non accetta è che un "vizio", per quanto grande, venga considerato un reato solo perché urta la sensibilità o offende i sacri valori di qualcuno. E che per questo venga punito".

Non corre qualche pericolo una società in cui la libertà non ha limiti?

"I rischi esistono. Le società libere non sono sempre esistite. E così come nascono, possono anche morire. Ma non è vero che in esse la libertà non ha limiti. Semplicemente, i limiti non sono dati una volta per tutte. E valgono soltanto fino a prova contraria, come le verità scientifiche".

Quando nasce allora il problema?

"Non appena qualcuno cerca di imporre la propria personale idea di virtù non attraverso la persuasione, ma per legge. Nulla vieta, per esempio, di considerare la vita qualcosa di sacro nel senso che a questo termine dà la religione cattolica. Ma ciò non può essere spacciato per un fatto scientifico e imposto a tutti".

"Di nessuna chiesa. La libertà del laico", di Giulio Giorello, è su Bol.com

Questo che cosa comporta, per esempio, rispetto al problema della fecondazione assistita, sul quale gli italiani si pronunceranno il prossimo 12 giugno?

"Dipende dal quesito. Ma prendiamo il divieto, posto dalla legge, di effettuare qualunque diagnosi preimpianto. Anziché arrogarci il diritto di impedire alla coppia di scegliere se iniziare o meno la gravidanza di un embrione malformato, non sarebbe più umano lasciare a lei e soltanto a lei il peso di una scelta così personale? Meglio garantire a tutti il diritto di avvalersi di un intervento medico responsabile che obbligarli a inchinarsi irresponsabilmente al caso".

Qualche volta, però, la tolleranza dei laici si trasforma nel suo contrario. Come giudica il rinvio a giudizio di Oriana Fallaci, accusata da Adel Smith, presidente dell'Associazione dei musulmani in Italia, di avere offeso la religione islamica?

"Un laico non può che difendere la scrittrice, anche quando non condivide una sola parola de La forza della ragione, il saggio per cui è stata denunciata. L'unico modo per rispondere a un libro è un altro libro, non il giudice. Altrimenti, in nome della tolleranza, la si uccide".

Anche i laici, quindi, corrono il pericolo di diventare una chiesa...

"Certo. Un esempio è stata la decisione del governo francese di vietare i simboli religiosi nelle scuole. Chi è di nessuna chiesa, di fronte a questa "smania di proibire", dice: ben venga la Babele dei costumi e delle opinioni. Perché da valori comuni nascono soltanto uomini e donne comuni".

"Di nessuna chiesa. La libertà del laico", di Giulio Giorello, è su Bol.com

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