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Il paradiso è qui

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Una vacanza immersa nella natura a cui non rinuncerei neanche per tutto l’oro del mondo

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Una vacanza immersa nella natura a cui non rinuncerei neanche per tutto l’oro del mondo

Arzalè, un nome evocativo, forse di un paese lontano. E’ semplicemente la crasi delle iniziali di tre cognomi, tre amici milanesi che nel lontano 1962 comprarono un promontorio in costa Smeralda quando ancora non si chiamava così. E ci costruirono tre case, una delle quali, progettata da Marco Zanuso, è considerata uno dei più interessanti esempi di architettura nella natura.

Abbiamo la fortuna di essere ospiti in questo paradiso ogni estate, quando fuori impazza la folla dei vacanzieri agostani e i suoni del divertimento arrivano da lontano. Questo angolo di natura mediterranea ha conservato tutta la sua selvaggia purezza grazie ai lungimiranti proprietari che l’hanno mantenuta com’era.

Lo spirito con cui è nata la casa, tutta in blocchi di granito che si fondono con le rocce del promontorio, è quello del campeggio, anche nelle stanze semplici e senza fronzoli sembra di essere all’aperto. Qui si vive in costume e pareo, di prima mattina si fa un tuffo in mare e ci si gode la pigrizia e quel dolce far niente che Cristiana e Vittorio “impongono” ai loro ospiti.

Non si viene neanche sfiorati dal caos della vicina Arzachena che viene visitata solo per gli approvigionamenti strettamente necessari. Anzi l’abitudine in questa casa è proprio quella di fare una bella scorta di cibo e uscire il meno possibile dal paradiso.

I nostri ospiti si contornano dei figli, gli amici dei figli e tanti altri amici, c’è un viavai continuo, chi arriva e chi parte, perché Arzalè richiama da sempre l’allegra convivenza e trasuda la spensieratezza delle meritate vacanze.

A parte le feste di cui Cristiana è abile artefice, la normalità è circa dieci persone a tavola, pranzo e cena e quindi ogni mattina l’argomento della colazione  è il menù della giornata.

Non mancano i cuochi, i padroni di casa prima di tutto: Cristiana minimizza la sua abilità in cucina, in realtà è molto brava, veloce e sfoggia un repertorio di ottime ricette, Vittorio è l’esperto del barbecue, dategli qualsiasi pezzo di carne o pesce e ne farà una cosa straordinaria. Certe volte comincia a fare la brace alle cinque del pomeriggio e con una calma serafica segue la cottura del suo “animale” fino a sera.

E poi anche gli amici collaborano alla preparazione di fantastici piatti, ognuno dà il proprio contributo ( mio marito non si annoia a pulire il pesce, lo fa direttamente nell'acqua di mare) e il risultato si vede alla fine della vacanza, qualche chilo in più ma senza sensi di colpa.



Io faccio del mio meglio in cucina, quest’anno ho sperimentato un dessert che mi era stato offerto durante una scorribanda mangereccia nel piacentino, la torta di frutta dei poveri, fatta con gli avanzi della frutta di stagione: è stato un successone perché il gusto si accompagna a un aspetto molto invitante. Ogni volta compongo la torta danzando attorno alla teglia come una novella Pollock col cucchiaio al posto del pennello, la preparo sempre più ricca, sempre più colorata, ogni volta diversa. Ma qui ha la sua massima espressione perchè ha come sfondo il mare.

La notte buissima ci culla col rumore delle onde, così dolce che per fortuna non mi abbandona per molto tempo. Anche adesso che sono rientrata a Milano.

Ecco come preparare la Torta di frutta dei poveri

Tritare grossolanamente 250 gr. di amaretti, versarli in una pirofila, innaffiarli con un poco di rhum. Ricoprire gli amaretti con frutta matura tagliata a pezzi, vanno bene pesche, albicocche, frutti di bosco, banane, pere, uva. Cuocere in forno caldo a 180° per 20 minuti. Servire tiepida accompagnata da una pallina di gelato alla vaniglia.

E le vostre ricette che sanno di vacanza  quali emozioni vi suscitano?

 

 

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