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Il pericolo corre su Internet

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Ha programmato il suo suicidio dettaglio per dettaglio, in un blog dove gli davano persino i consigli "giusti". Poi Luca si è ucciso sul serio. Una storia agghiacciante,  che ci ricorda quante minacce si trovano sulla Rete: siti per diventare pelle e ossa, immagini di bambini nudi, sette demoniache. Ecco come difendere i nostri figli

Ha programmato il suo suicidio dettaglio per dettaglio, in un blog dove gli davano persino i consigli "giusti". Poi Luca si è ucciso sul serio. Una storia agghiacciante,  che ci ricorda quante minacce si trovano sulla Rete: siti per diventare pelle e ossa, immagini di bambini nudi, sette demoniache. Ecco come difendere i nostri figli

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>>Il suicidio annunciato

Il primo caso in Italia. Per tre mesi ha annunciato che si sarebbe ucciso nel diario che aveva aperto su Internet con il soprannome di Luca K. Alla fine Ciro Eugenio Milani lo ha fatto: il 10 luglio si è buttato giù da un ponte a Paderno d'Adda (Lc). Davanti al gesto del programmatore di computer di 26 anni siamo rimasti paralizzati. E non solo per il suo tragico conto alla rovescia: le centinaia di ragazzi che hanno partecipato al blog "primadipartire", infatti, non hanno mai tentato di dissuaderlo. Anzi, qualcuno gli ha addirittura consigliato di scavalcare il parapetto con una sedia da picnic, la stessa che è stata trovata dalla polizia.

Ora il caso Luca K., il primo del genere in Italia, solleva un inquietante interrogativo: sulla Rete è nato un nuovo pericolo? «I diari on line di questo tipo possono rafforzare il desiderio di morte negli adolescenti» avverte lo psicologo Giampietro Savuto, presidente della Fondazione Lighea, che gestisce un blog per chi soffre di disagi psichici. «I pensieri di autodistruzione sfiorano quasi un ragazzo su cinque, e la presenza di un pubblico, per quanto virtuale, può incoraggiare l'aspirante suicida ad andare fino in fondo». Il guaio è che non ci sono contromisure: per la legge italiana togliersi la vita o minacciare di farlo non sono reati.

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«La Polizia postale, che indaga su Internet, oscura solo i siti che celebrano il suicidio e invitano a metterlo in pratica» spiega lo psicologo Marco Strano, responsabile della ricerca scientifica per l'Associazione nazionale funzionari di polizia. «Le segnalazioni dei cittadini, però, sono utili. Se gli investigatori scoprono in tempo l'identità di chi scrive, possono cercare di salvarlo». Per avere aiuto, chiamate l'associazione Amico Charly allo 0220240756.

>>I forum pro anoressia

Una tendenza che arriva dall'America. Ana è un'amica con cui confidarsi. Ana è una fede, che ha come divinità la filiforme modella Kate Moss e la dimagritissima attrice Lindsay Lohan. Ana è il diminutivo di anoressia: una schiavitù del corpo e della mente che può portare alla morte. E che ora dilaga sulla Rete. Lo ha appena segnalato il Comitato di garanzia Internet e minori: dagli Stati Uniti si stanno diffondendo sempre di più nel nostro Paese i siti "pro Ana", che esaltano come modello di vita quello che in realtà è un disturbo alimentare di cui soffrono 80 mila italiane.

«Le ragazze si scambiano consigli su come bruciare calorie, sui nomi dei farmaci per indurre il vomito, sui trucchi per nascondere l'eccessiva magrezza sotto i vestiti» dice Fabiola De Clercq, che dopo aver vissuto la malattia sulla propria pelle ha fondato l'Aba, l'Associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia, bulimia e obesità. «La cosa più grave è che, attraverso il continuo dialogo on line, le anoressiche rafforzano la loro convinzione di avere fatto una scelta salutare e di tendenza». Negli Usa i più famosi siti "pro Ana" sono stati chiusi dai provider, le società che gestiscono lo spazio su Internet. Ma in Italia nessuna legge vieta la celebrazione dell'anoressia. «I genitori hanno un'arma di difesa» spiega Simone Zani, segretario generale dell'Aiip, l'Associazione italiana Internet provider. «Possono installare sul computer di casa dei filtri che impediscano l'accesso dei figli ai siti pericolosi, compresi quelli sull'anoressia». I programmi più conosciuti sono stati messi a punto dall'associazione onlus Davide.it.

Per avere aiuto, chiamate l'Aba al numero verde 800165616. Oppure telefonate a Davide.it al numero verde 800980260.

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>>Le trappole dei pedofili

Un'emergenza sempre più grave. Ragazzine convinte a spogliarsi davanti al computer, fotografate a distanza con la webcam e poi ricattate. Ecco le storie di ordinaria violenza portate alla luce dalle ultime inchieste sulla pedofilia on line nel nostro Paese: più di 300 persone sono state indagate dall'inizio del 2005. Mentre l'anno scorso l'associazione Telefono Arcobaleno ha segnalato l'esistenza di ben 19 mila siti pedopornografici. «È un fenomeno in continuo aumento» dice Marco Strano, responsabile della ricerca scientifica per l'Associazione nazionale funzionari di polizia. «Certo, chi possiede e scambia via e-mail foto o video di bambini può essere denunciato.

Ma in Italia tentare di adescare un minorenne in Internet non è un reato: un pedofilo viene arrestato solo nel momento in cui sta per compiere un abuso». Intanto, però, Internet raggiunge le case di 15 milioni di famiglie, e la maggior parte delle volte viene utilizzato dai più piccoli senza il controllo dei genitori. Come limitare i rischi? «L'ideale sarebbe navigare in Rete con i figli» risponde lo psicologo Vincenzo Russo di Telefono Azzurro, la più nota associazione per la tutela dell'infanzia nel nostro Paese. «Se non è possibile, conviene mettere il computer in una stanza di passaggio dove sia più facile tenerlo d'occhio. Ma, soprattutto, bisogna spiegare ai ragazzi che non è prudente dare informazioni su di sé alle persone conosciute via Internet. E che conviene verificare la loro identità, anche solo con una telefonata, prima di approfondire qualsiasi contatto».

Per avere aiuto, rivolgetevi al Telefono Arcobaleno al numero verde 800025777 e sul sito www.telefonoarcobaleno.com. O al Telefono Azzurro al numero 114 e al sito www.114.it.

Trovate iniziative e informazioni anche sul sito dell'Associazione Meter onlus di don Fortunato Di Noto, attiva nella lotta alla pedofilia in Italia e all'estero.

>>Il fascino del satanismo

Un fenomeno ricorrente. Messe nere e omicidi rituali sono tornati in prima pagina con il processo alle Bestie di Satana, iniziato a giugno. Le tragica storia dei cinque ragazzi accusati di avere ucciso nel 1998 due loro amici ha rilanciato l'allarme sulla diffusione del culto del maligno tra i giovani. E soprattutto su Internet, dove i siti di questo genere si contano a migliaia. «Raramente le forze dell'ordine hanno il via libera per intervenire» spiega Umberto rateato, docente di Metodologie investigative telematiche all'università La Sapienza di Roma.

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«Possono oscurare gli indirizzi che invitano esplicitamente a commettere violenze e che incitano all'odio razziale. Ma, fino a quando non c'è un reato, siti come quello dei Bambini di Satana godono della libertà di espressione garantita dalla Costituzione». Vuol dire che il fascino del satanismo non si può combattere? «I genitori non devono farsi prendere dal panico, perché tutti gli adolescenti attraversano una fase in cui si sentono attratti da argomenti morbosi» assicura Massimo Introvigne, sociologo e direttore del Centro di studi sulle nuove religioni.

«Inoltre, è stato dimostrato che le sette non reclutano nuovi adepti attraverso Internet. Anzi, per entrare in questi gruppi serve un contatto personale con chi ne fa parte. I siti satanici diventano pericolosi in casi ben precisi, per esempio quando un giovane già soffre di un disagio mentale e confonde la fantasia con la realtà. Purtroppo è accaduto: le tre ragazze di Chiavenna che nel giugno del 2000 hanno ucciso suor Maria Laura Mainetti si erano ispirate ai racconti dei siti demoniaci».

Per avere aiuto, contattate il Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa al numero 051274266.

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