Il venerdì 17 porta sfortuna?

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di

Flavio Pagano

Lo abbiamo chiesto a uno scrittore napoletano. Al quale è andato in crash il computer per due volte mentre scriveva questo articolo. E che ci ha confessato che...

Un'opinione di:
Scrittore e giornalista. Tra i suoi libri, Ragazzi Ubriachi (manifestolibri) Premio Elsa Morante,...

«Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male!».

Questa frase di Eduardo De Filippo probabilmente, sintetizza meglio di qualunque altra l’italico sentire sullo scivolosissimo tema della sfortuna, simbolo della quale è appunto la data odierna: il famigerato Venerdì 17.

Per i maniaci delle credenze sul male soprannaturale, l’unica soluzione certa consiste nel prendere un aereo al volo e trasferirsi al di là della Manica. In Inghilterra, infatti, come in America, non è il venerdì 17 a portare male ma il venerdì 13.

Va bene in effetti anche la Spagna (nonché la Grecia e il Sudamerica) dove il giorno incriminato è sempre il 13, a patto che sia un martedì.

Per chi non può partire, invece, i rimedi ahimé sono ben pochi. Anzi, ve lo diciamo subito: non avete scampo. La smorfia napoletana, sommo registro delle malizie numerologiche, parla chiaro: il “17” fa la “disgrazia”. A favore di questa superstizione c’è anche il peso dei secoli. L’origine è antichissima. A parte il legame attribuitole in tempi successivi con il venerdì di Passione di Gesù, pare risalga alla disfatta di una legione romana, la numero 17, che venne sterminata in un’infausta battaglia. Da allora, nessun’altra legione ebbe più sull’insegna questo numero, che invece i nostri superstiziosissimi antenati si facevano incidere sulla tomba, travestendola da parola: “VIXI”, si scriveva. Cioè “vissi” (ovvero vivo non sono più), le cui lettere, in latino, opportunamente anagrammate, danno appunto la versione romana del fatidico numero: XVII.

Ma la cosa forse che fa più paura in tutta questa storia della paura del venerdì 17, è... il suo nome! A designarla è infatti una parola quasi impronunciabile: eptacaidecafobia. Che in greco somma le due parole, venerdì e diciassette.

Se non siamo ai livelli dei cinesi, dove persino i capi di Stato, nei loro pubblici discorsi, fanno riferimento al parere degli astrologi e dei vari esperti di sfiga cosmica per giustificare le proprie azioni, pure in Italia la superstizione ha la sua bella tradizione.Tanto che a Napoli i due candidati al ballottaggio per l’elezione a sindaco, Gianni Lettieri e Luigi De Magistris, hanno deciso di interrompere con un giorno d’anticipo la campagna elettorale, per evitare di incorrere nelle insidie della data più temuta di tutto il calendario gregoriano!

Una tradizione, però, alla quale si può forse tentare di sfuggire anche grazie alla saggezza di un’altra citazione, che questa volta viene dall’innocenza di una canzoncina dello Zecchino d’oro: «Sarà, ma non ci credo...».

Insomma, aria di superiorità e distacco dalle credenze primitive e irrazionali ma, per sicurezza, amuleto in tasca. Anche perché, mentre scrivevo questo pezzo, mi è andato due volte in crash il computer...

Buon Venerdì 17 a tutti.

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