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Internet, i calzini di Hitler e sei miliardi di enciclopedie

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La rete è la più grande enciclopedia universale del mondo. Ma bisogna saperla usare. Ecco cosa ne pensa Umberto Eco. E voi, vi fidate ciecamente di quello che trovate on line?

La rete è la più grande enciclopedia universale del mondo. Ma bisogna saperla usare. Ecco cosa ne pensa Umberto Eco. E voi, vi fidate ciecamente di quello che trovate on line?

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La Repubblica ieri ha pubblicato un'intervista a Umberto Eco apparsa sul Nouvel Observateur. Ecco uno stralcio interessante che riguarda la rete.

«Dove ci condurrà Internet?» chiede il giornalista François Armanet

«Non lo so.» risponde lo scrittore-semiologo. «Anche se Internet ha cambiato le nostre vite, questo progresso tecnologico potrebbe portarci a una regressione culturale. Borges ci aveva raccontato in Finzioni la storia di Funes o della memoria, un uomo che si ricordava di tutto, di ogni foglia vista su ciascun albero, di ogni parola sentita nel corso della sua vita, e che a causa della sua memoria omnicomprensiva era un perfetto idiota. La funzione della memoria non è soltanto quella di conservare, ma quella altresì di filtrare. La cultura è anch'essa un processo di conservazione e di filtraggio, grazie alla quale sappiamo chi era Hitler, ma non sappiamo il colore delle sue calze il giorno in cui si è suicidato nel suo bunker».

«Ebbene, per un navigatore ingenuo Internet è come Funes. Internet gli comunica ogni cosa, senza dirgli però se questa o quella informazione è affidabile. Se non si è competenti, è difficile dire se un sito che si occupa di dischi volanti, per esempio è serio o farneticante. Ogni cultura è regolata dai filtri delle enciclopedie (nel senso di Larousse, ma anche in quello di repertorio del sapere virtuale condiviso da una comunità). L'enciclopedia però può dirci anche falsità, come quelle dell'inizio del XX secolo che parlavano di etere cosmico. Se non si addestrano gli internauti per la navigazione, si finirà con l'avere sei miliardi di enciclopedie, una per ciascun abitante del pianeta!»

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