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#Io Sto Con La Pancetta

di Valeria Colavecchio, Elisa Venco
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Su Facebook nasce la pagina creata per contrastare (con ironia) i recenti allarmismi sulla carne rossa

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Carnivori di tutto il mondo, unitevi. Nella odierna giungla di manie alimentari, ai fan del veganesimo (cui appartenevano vip come Anne Hathaway e Jessica Biel, poi convertitesi alla carne), ai fautori della dieta alcalina e agli oltranzisti del sedano rapa si è aggiunto un nuovo schieramento: il gruppo su Facebook dal nome programmatico “Io sto con la pancetta”.

CHI SONO I PATITI DELLA PANCETTA

Fondato da Salvo Longo, un 27enne di Palagonia (Ct) per ironia della sorte allergico alla carne suina, il gruppo ostenta il bacon pride anche nel logo: un nastrino fatto di una striscia di affettato. «La nostra non è una guerra ai vegetariani. La pagina è nata per contrastare l’allarmismo legato alle dichiarazioni dell’OMS che non afferma che la carne rossa provoca necessariamente il cancro, ma può essere una delle cause di certi tipi di tumore» spiega Longo. «Perciò ci siamo proposti due obiettivi: evitare flessioni nella vendita di carni, come avvenuto per la mucca pazza o l’influenza aviaria, dato che questo settore è rilevante in Italia, e ironizzare su chi demonizza un piatto di salumi. Per il 23 dicembre abbiamo lanciato la “Giornata mondiale della pancetta” che ha riscosso adesioni e genererà in tutta Italia grigliate spontanee».

PERCHÉ IL CIBO SANO È UN’OSSESSIONE

Insomma, sui social il tema è molto “caldo”. «Ed è normale che lo sia» afferma Marino Niola, antropologo e autore di Homo dieteticus (Il Mulino). «Ormai l’alimentazione è un tema di primo piano, che interessa chiunque. Il motivo? Nella nostra società l’approccio al cibo è diventato medicalizzato. Mangiamo come se si trattasse di assumere una medicina, dividendo gli alimenti in “salvavita”, come la curcuma, e in prodotti “killer”, come la pancetta. Il che ha due conseguenze: elimina il piacere della convivialità perché, attenendoci a prescrizioni rigide, alla fine ceniamo solo con chi fa parte della nostra tribù alimentare. E soprattutto demolisce l’idea che mangiare sia anche un godimento. Allora ben vengano iniziative come “Io sto con la pancetta”, che hanno il merito anche di rivendicare una libertà oggi perduta: quella di farsi pure del male, volendo, a botte di fiorentine bruciacchiate» .

Anche perché, va detto, non esiste nessuna garanzia che attenendoci a cibi “salutari” la nostra vita migliori. Anzi, per ognuno di noi potrebbe valere una battuta del comico Woody Allen: «Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana di più e in quella settimana pioverà a dirotto».

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