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L’ “intoccabile” che vuole conquistare l’India

di Stella Pende
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Cresciuta tra i topi e il dolore della baraccopoli di New Delhi, Mayawati Kumari è diventata la leader dei senza casta, gli ultimi tra gli ultimi. E ora sfiderà Sonia Gandhi per la presidenza

Cresciuta tra i topi e il dolore della baraccopoli di New Delhi, Mayawati Kumari è diventata la leader dei senza casta, gli ultimi tra gli ultimi. E ora sfiderà Sonia Gandhi per la presidenza

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Alcuni la pensano una Dea, incantatrice e malevola. Ma i suoi poveri dalit, cioè  i senza casta di tutta l'India, preferiscono chiamarla Behenji. Come si chiama una sorella. Perché  Mayawati Kumari è, come lei stessa dice, sorella, figlia e madre di tutti i paria della sua terra tormentata. Ma ne è anche la regina. Figlia di un poverissimo impiegato, cresciuta tra i topi e il dolore delle baraccopoli di New Delhi, riuscita «strisciando dalla fatica» a studiare per diventare prima maestra e poi avvocato, questa donna di 52 anni dal cuore tenero e dal cervello freddo rischia di diventare nelle prossime elezioni del 2009 una seria e pericolosa rivale per Sonia Gandhi e il suo governo. Il Bahujan Samay Party, la formazione della quale è diventata leader, è già  l'avanguardia di un terzo fronte così potente da scardinare l'alternanza di potere tra il partito del Congresso (quello dei Gandhi, per l'appunto)e i nazionalisti indù del Bharatiya Janata Party. «È una donna affascinante, misteriosa e unica. Qualcuno che avrà un ruolo importante nelle nostre vite. Qualcuno che non negherà nulla ai poveretti che l'hanno sostenuta» ha annunciato lo scrittore Ai Oy Bose. Una profezia che pare assolutamente corretta da quando, nel giorno del suo cinquantaduesimo compleanno, Mayawati si è fatta fotografare davanti a una torta al cioccolato di 52 chili che ha voluto dividere con i poveri del suo quartiere e i suoi umili servitori. Se la regina degli intoccabili è molto amata, chi la contesta ricorda che a livello nazionale il suo partito, con 17 parlamentari su 802, è ancora molto fragile. Peccato però che nell'Uttar Pradesh, lo Stato più importante della federazione, dove  lei è governatore dall'anno scorso, Mayawati sia potente come un elefante a sei proboscidi. Qual è il segreto di questa nuova eroina della politica indiana? Soprattutto una rivoluzionaria invenzione nella campagna elettorale. In una terra ancora dominata dal potere infrangibile delle caste, Mayawati è riuscita a coinvolgere nelle sue liste ben 52 bramini e 29 musulmani. Negli ultimi giorni la si è vista sfilare in testa al corteo elettorale tra un ricco proprietario terriero e una vecchia contadina. Insomma, una senza casta che ha vinto le caste. La regina dei poveri che ha conquistato il favore dei ricchi. Miracolo indiano? E già c'è chi, dopo l'elezione di Obama in America, azzarda similitudini e speranze. Certo, l'America è diversa e lontana. Ma la gente. e perfino gli analisti di Mumbai, non rinunciano a sognare. «Vorrebbe dire che oggi anche da noi si può cambiare. Che può diventare primo ministro una donna che arriva da un  quartiere poverissimo. Una che si è conquistata il suo posto con fatica e intelligenza, e non certo ereditando il potere da matrimoni o sangue blu». Lo ha detto il grande analista politico Mahesh Rangarajan. Lo dicono, spero, milioni di indiani. Yes we can!

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