del

La dura lotta della donna contro la tecnologia

di lucrezia
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Da qualche tempo il tasto “allega” della mia casella di gmail non funziona. Cioè, funziona quando vuole lui. Io lavoro come una pazza per spedire una cosa urgentissima, mi stresso oltremisura, tralascio la vita sociale, il sonno, la spesa e il mio cane Oliver pur di arrivare a consegnare in tempo, ce la faccio per miracolo all'ultimo secondo. Rileggo velocemente, spero che non ci siano errori da licenziamento (anche se l'errore mastodontico, per una regola universale, è invisibile a chi lo commette fino a che non gli viene fatto notare), scrivo l'email, schiaccio il tasto “allega” e...

Niente. Non succede niente.

Lo rischiaccio. Ancora niente. Lo premo più forte. Niente. Lo premo dolcemente ma con fermezza. Niente. Cambio la posizione dell'indice sul trackpad. Niente. Aspetto un attimo, riprovo. Niente.

Mi sale una rabbia che riesco a controllare solo ricordando quanto mi è constato il computer portatile. Mi calmo immediatamente. Riprovo.

Niente.

So che succederà a un certo punto, alla fine succede sempre che scende il menù a tendina, quando gli pare a lui, e potrò finalmente selezionare il mio allegato. Ma adesso no. Mi trovo nell'orrida quiete dell'occhio del ciclone. Intorno a me il mondo sta per crollare, sto per perdere il lavoro, sto per provocare un disastro a catena dall'esito imprevedibile... e il tasto “allega” mi obbliga a stare qui, immobile, a fare un bilancio della mia esistenza. L'unico segnale che sono ancora viva è una pressione impercettibile del polpastrello sul trackpad, che produce un inutilissimo clic. Nella mia mente il salvaschermo produce immagini di prati in fiore e silenziosi giardini giapponesi, mentre l'universo va in malora per colpa mia. Clic, clic, clic.

L'hanno programmato apposta? Per metterci alla prova? Chi c'è dietro? E' un complotto?

E' un complotto. Lo so. Lo sento.

Clic.

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