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La farinata e la temuta sindrome del nido vuoto

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Mio figlio è partito per realizzare il suo sogno. Sono felice per lui ma lotto strenuamente contro la mia implacabile mammitudine

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Mio figlio è partito per realizzare il suo sogno. Sono felice per lui ma lotto strenuamente contro la mia implacabile mammitudine

E alla fine Guido è partito. Per inseguire il suo sogno: studiare criminologia. Ma mio figlio non si è accontentato della Gran Bretagna, la vecchia Europa è troppo vicina. Ha scelto Toronto dove non è proprio facile per noi decidere di farci un weekend.

Ed eccomi qui a vivere per la prima volta la sindrome del nido vuoto (anche mia figlia ha intenzione di andare a vivere da sola) che si era già palesata durante i preparativi per la partenza - ma laggiù fa freddissimo in inverno, compriamo un superpiumino, e poi avrai bisogno di scarponi doposci e dei guanti caldi- è vero, l’ho incalzato un po’ troppo. Insomma l’ansia mi è salita a mille negli ultimi giorni, ma mi sono imposta di non farla trapelare troppo. Non so se ci sono riuscita.

Tutta la famiglia ironizza sulla mia mammitudine, ma cosa ci possiamo fare noi mamme italiane, i figli so' pezzi 'e core. Nonostante i miei sforzi e la mia consapevolezza è difficile mantenere un aplomb stile mamma nordica (ma come fanno le svedesi?) nel momento del distacco.

Bene, adesso è arrivato il momento di dimostrare che non sono una mamma apprensiva (training autogeno), giuro che non lo chiamerò tutti i giorni e non cercherò di spiare via skype il suo nuovo alloggio nel campus. E non gli chiederò delle scadenze degli esami e se ha messo la maglia di lana o se ha mangiato a sufficienza. Lo giuro.

Però la sera prima della sua partenza per l’ultima cena insieme gli ho chiesto cosa desiderava e sono stata felice di esibirmi per lui nella preparazione del suo piatto preferito.

In Liguria è una tradizione, i miei figli la adorano. Quale miracolo si può fare con tre ingredienti: acqua, farina di ceci e olio? La farinata. Questo strano impasto dal sapore deciso di ceci, quando lo togli dal forno è fragrante con una crosticina unta al punto giusto. A Spezia si mangia anche come farcitura della focaccia, era la merenda degli operai dei cantieri e si chiama meseta.

L’ideale sarebbe cuocere la farinata in forno a legna, pur avendolo sul terrazzo è una cosa lunga prepararlo alla giusta temperatura, siamo sempre cittadini e quindi un tantino imbranati. Ma dopo vari tentativi nel forno di casa ho ottenuto un livello ottimo di farinata che mi soddisfa decisamente e che si prepara in velocità.

Di solito ne cucino due teglie e non avanza mai. Mio figlio sin da quando era piccolo s’illuminava quando l’assaggiava. Guido è un ragazzo che parla poco, è un buon ascoltatore ma non si esprime, un enigma per me che lo provoco in continuazione.

Guai poi a farlo parlare mentre mangia qualcosa che gli piace particolarmente, è come il commissario Montalbano che esige il silenzio a tavola con i suoi commensali per gustare meglio le pietanze. Un po’ gli somiglia nei modi e chissà se avranno in comune anche il lavoro investigativo.

L'indomani è partito, siamo andati tutti all’aeroporto stretti stretti in un grande abbraccio, emozionati e felici per lui. In bocca al lupo Guido per l'inizio di a new chapter of your life, com'è scritto nella tua lettera di ammissione all'università.

Però non negatemi un piantino, sono sempre una mamma italiana.



 

La farinata

Mettere in una ciotola 400 gr. di  farina di ceci  e, poco alla volta, versare 1 litro e mezzo di acqua mescolando con cura. Salare e lasciare riposare il composto in frigorifero per ca 3-4 ore. Con il mestolo forato eliminare la schiuma formata in superficie.



Mettere in una teglia, preferibilmente di rame, abbondante olio extravergine di oliva e versarvi la farinata mescolando bene, in modo che assorba il condimento, cospargerla di pepe. Passarla in forno caldo a 220° per circa mezz'ora fino a quando si forma una crosticina sottile.

Servirla ancora calda tagliata a fette

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