del

La gioia? È dentro un’Apecar

Vota la ricetta!

La riflessione è banale quanto cosmica: spendi una vita alla rincorsa di qualcosa che ti renda felice, e poi vai troppo di fretta per acciuffarla. Bisognerebbe rallentare e tornare all'essenziale...

La riflessione è banale quanto cosmica: spendi una vita alla rincorsa di qualcosa che ti renda felice, e poi vai troppo di fretta per acciuffarla. Bisognerebbe rallentare e tornare all'essenziale...

Un caffè con Donna Moderna

In fila dietro la mia auto tedesca con l'aria condizionata al massimo e lo stereo col ciddì,

c'è un'Apecar. Avete presente, no? Una minuscola macchina a tre ruote, che non ho

mai capito se è più simile a un motorino o a un furgoncino, molto molto piccolo. Fa un po' zig zag nel traffico, tenta qualche sorpasso e mi si piazza dietro. Lancio un'occhiata distratta allo specchietto retrovisore, in attesa del verde, e li osservo. Padre e figlio (suppongo) ridono di gusto: il bambino butta fuori la testa dal finestrino, guarda con il naso all'insù i palazzi del centro, rientra e il papàlo bacia. Ridono ancora e via, il verde arriva e mi sorpassano.

Li perdo, mentre la mia mente inizia a fantasticare: chi sono? cosa fanno? perché mi ha colpito tanto la scena? Li immagino in viaggio da giorni, loro due e l'Apecar, una vacanza low cost per le minuscole stradine di provincia, su e giù dalle colline, e poi via nei pertugi dei centri storici. Li vedo protagonisti di un film di Virzì o di Tornatore. Vorrei scrivere di loro, vorrei farli attori di un libro. Mi piacerebbe sapere dove vanno, se c'è una madre e una moglie

che li aspetta a casa. Potrebbero avere mille diverse esistenze, ma nessuna simile a quella che immagino per loro. Mi colpiscono, quei due, e alla fine capisco perché: sono felici dentro un'Apecar, ecco perché. Mentre fuori il caldo uccide, la città sbuffa di fretta e anche i piccioni ti evitano, padre e figlio fanno la loro personale rivoluzione, incuranti del mondo che va in un'altra direzione. Un mondo che si affanna per raggiungere il suo risultato con il triplo della fatica: lavoro, carriera, soldi, benessere, obbligo di prima e seconda casa, vacanze high cost, suv... Un feroce mix di esistenze ad alto tasso di stress.

La riflessione è banale quanto cosmica: spendi una vita alla rincorsa di qualcosa che ti renda felice, e poi vai troppo di fretta per acciuffarla. Bisognerebbe rallentare e tornare all'essenziale, rifletto mentre rientro a casa, apro la porta e vedo la montagna di (inutili) dvd che ho comprato a mio figlio, vedo la collezione di macchinine con cui non fa in tempo a giocare, guardo i robot da cucina che non riesco a usare, la pigna di libri che mi riprometto di sfogliare...

E se invece di riempirci iniziassimo a svuotarci, penso ancora? Ma guarda, quei due  dell'Apecar, cosa mi hanno combinato. Avrei dovuto fermarli, chiacchierare un po' con loro e... Già, ma andavo troppo di fretta. E poi adesso c'è mio figlio in apnea di coccole che mi salta al collo. «Mamma, gioca, dai!». Quasi quasi domani vado a cercargli una macchinina nuova. Indovinate quale?

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna