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La giovane presidente che piangeva davanti a lui

di Irene Pivetti
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Il mondo piange Giovanni Paolo II. Il Papa, morto alle 21.37 di sabato 2 aprile a 84 anni, lascia un vuoto immenso nel cuore di tutti, credenti e laici. Noi ve lo raccontiamo con le parole di due persone che hanno provato l'emozione di incontrarlo. Il cardinale Ersilio Tonini e l'ex presidente della Camera Irene Pivetti

Il mondo piange Giovanni Paolo II. Il Papa, morto alle 21.37 di sabato 2 aprile a 84 anni, lascia un vuoto immenso nel cuore di tutti, credenti e laici. Noi ve lo raccontiamo con le parole di due persone che hanno provato l'emozione di incontrarlo. Il cardinale Ersilio Tonini e l'ex presidente della Camera Irene Pivetti

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Eppure io l'ho abbracciato, un giorno, quell'uomo, e questo mi onora. Non ho mai cenato a casa sua, non sono mai stata ricevuta nemmeno in udienza privata, come è accaduto ad altri, se escludiamo quattro minuti una volta, a Castel Gandolfo, che sprecai completamente dicendogli quanto gli volevo bene e quanto era importante per me e per l'Italia la sua preghiera, invece di stare zitta e ascoltare che cosa avesse da dirmi lui. Ma ero presidente della Camera, a quei tempi, e qualcuno dovette aver pensato che fosse un gesto carino offrirmi l'opportunità di questo incontro.

Per il resto, in tutti questi anni ho visto il Papa solo in altre tre occasioni, tutte pubbliche. L'ultima se la ricordano tutti: era venuto in visita alla Camera, rispondendo a un invito del presidente Pier Ferdinando Casini, e io stavo tra le vecchie glorie della Repubblica, tutti gli ex qualcosa, e gli emeriti qualcos'altro. Mi sono messa il velo nero, come richiede la buona educazione, per salutarlo tutti in fila, dopo la cerimonia, anche se qualcuno ci ha trovato da ridire. Pazienza: io ero lì, tesa, e muta. Mi hanno presentato, ex presidente della Camera, hanno detto. E lui ha risposto: mi ricordo. Mi venne da piangere, all'idea che con tutto quel che aveva da pensare conservasse qualche angolo della sua mente per tenere a memoria la mia persona. Anche se fosse stata solo una frase di cortesia, gliene sono comunque grata.

E poi mi è sempre andata allo stesso modo, col Papa, baciamano di un secondo, e giù lacrime. Una volta una persona mi disse che il Papa aveva chiesto notizie di me: "E come sta quella vostra presidente? Piange sempre tutte le volte che mi vede" avrebbe detto. Spero che sia vero. È bello pensare che gli sono apparsa senza difese.

In effetti era così: anche se si trattava di una messa ufficiale (un paio di canonizzazioni in piazza San Pietro, per esempio), in mezzo a quella varia umanità di notabili che si conviene in simili occasioni, con la televisione e tutto, a me invariabilmente colava il trucco, e poi me ne stavo lì col naso rosso, a furia di soffiarlo, fino al momento di tornarmene a casa.

Bambinate, certamente. Che però non cambierei con figure più dignitose. Anche perché una di queste volte, inaspettatamente, alla fine della messa, dopo i saluti di rito, quando già se ne stava andando dal sagrato della Basilica, il Papa si è voltato indietro, e mi ha chiamato con la mano. Io mi sono girata per vedere se ci fosse qualcuno alle mie spalle, e ho cercato con gli occhi una conferma. Un cardinale cerimoniere mi fece cenno di sì, e io mi sono avvicinata di nuovo. Mi vergognavo da morire, perché il velo l'avevo già sfilato dalla testa e rimesso in borsetta, mi sentivo inadeguata.

Il Papa mi ha fatto avvicinare, mi ha detto: "Preghi per me" e qualcos'altro che ora non ricordo. Poi mi ha preso la testa fra le mani, e mi ha dato un bacio sulla fronte. Io non sapevo cosa fare. Ho preso i suoi avambracci, li ho stretti, come avrei fatto con mio nonno. Poi mi ha segnato una croce sulla fronte, si è voltato di nuovo e io sono tornata al mio posto. Non ho mai saputo perché mi avesse chiamato. Non mi sono mai sentita tanto fuori posto, e felice, in vita mia.

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