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La politica ha messo il rossetto

di Antonella Boralevi
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È la nuova rivoluzione. Finora parlamentari e ministre hanno dovuto sacrificare le proprie emozioni o comportarsi da uomini. Adesso conquistano la scena la Palin e la Dati: la madre di famiglia e la 40enne single incinta. Donne che parlano al cuore delle donne e non nascondono mai la loro femminilità. Anzi, la usano come un'arma. Vincente

È la nuova rivoluzione. Finora parlamentari e ministre hanno dovuto sacrificare le proprie emozioni o comportarsi da uomini. Adesso conquistano la scena la Palin e la Dati: la madre di famiglia e la 40enne single incinta. Donne che parlano al cuore delle donne e non nascondono mai la loro femminilità. Anzi, la usano come un'arma. Vincente

Un caffè con Donna Moderna

La rivoluzione è cosa fatta. La rivoluzione delle donne, intendo. Sembrava utopia: adesso è politica. Questo ci dicono le gravidanze che occupano in questi giorni i media di tutto il mondo. La pancia single di Rachida Dati, ministro della Giustizia di Francia. La pancia bambina della figlia di Sarah Palin, candidata repubblicana alla vicepresidenza degli Stati Uniti. La pancia appena tornata piatta di Carmen Chacón, ministro della Difesa di Spagna, che, nominata quando era incinta, da incinta ha ispezionato le truppe e galvanizzato il morale dei soldati in missione.

Non si tratta di gravidanze: bensì di dati di strategia politica. Intendo dimostrarlo e dunque farò riferimento a quello che, finora, era accaduto da noi. Da noi, finora, la politica pretendeva e otteneva donne che non potevano né dovevano avere una vita privata. Donne che prendessero su di sé il "voto" della politica e a esso immolassero la loro femminilità.

Prendete Rosy Bindi. Ancora deve sopportare le facezie sul suo abbigliamento poveristico e neutrale, sul taglio dei capelli fatto in casa. In cambio, ha fatto la politica da protagonista.

Prendete Emma Bonino, l'unica donna di profilo internazionale che la nostra politica abbia saputo esprimere negli ultimi decenni. A questo Emma ha dovuto sacrificare tutta la sua vita.

Entrambe, Rosy Bindi ed Emma Bonino, non hanno cercato né trovato un marito. Entrambe non hanno avuto figli. Emma, in un sussulto io credo di rimpianto travestito da provocazione, soltanto pochi mesi fa ha raccontato a un'agenzia di stampa una finta storia d'amore. E subito il giorno dopo, travolta da risatine, perplessità e stupori, ha dovuto smentire dicendo che aveva giocato con il pettegolezzo: punto.

È vero: dopo di loro ci sono state le gambe della Santanchè, gli occhi morbidi di Anna Finocchiaro. Ma la Santanchè, quando ha corso da segretario del suo partito come candidato premier, ha allungato la gonna, stretto i capelli in una treccia da istitutrice, rinunciato a ogni orpello, scollo, rossetto: e alla fine ha preso 1 milione di voti. La Finocchiaro, a cui spettava il compito maschile di guardiana dei senatori, a un certo punto ha smesso il mascara e mostrato i denti agli assenteisti.

È vero: questa legislatura ci ha mostrato non poche deputate in tacchi a spillo. Signore e signorine che si siedono liete sugli scranni del Parlamento accavallando le gambe, che accarezzano sulla guancia i colleghi come se fossero sedute al bar per l'happy hour e ancheggiano festose in Transatlantico. Ma non è femminilità: è stupidaggine. Infatti Michela Brambilla, che è viceministro e lo fa molto sul serio, si veste da donna ma agisce da uomo. E Mara Carfagna, a cui si è imposto di scontare la sua bellezza per ammetterla nel parterre dei ministri, ha eliminato il trucco, tagliato i capelli, indossato pantaloni e giacche severissime. E finalmente ha ottenuto di poter presentare un progetto di legge senza che le venisse ricordato il suo passato nello showbusiness.

Da noi, per ora, la conquista della femminilità in politica passa per l'acquisizione del diritto a essere carine, oltre che intelligenti. All'estero no. All'estero il femminile è diventato politico. E la politica si sta rendendo conto, con la brutalità che ogni rivoluzione comporta, che occorre fare i conti con questo nuovo quadro strategico. Soprattutto, che chi non si adegua morirà.

Perché ha perso Hillary Clinton? Ho avuto modo di parlarle a lungo e confermo il suo carisma, la sua lucidità. Ha combattuto metro per metro come una leonessa. Ma in difesa. La cosa peggiore e più interessante è che  lei non se ne è resa conto. Ha proposto se stessa come presidente puntando sulle qualità virili del presidente: efficacia, professionalità, leadership. E ha perso.

Poi è arrivata Sarah Palin, candidata vice del repubblicano McCain. Una che arrivava dal buio reale e metaforico dell'Alaska, e doveva farsi perdonare il fucile da caccia e qualche pasticcio. È arrivata e ha infiammato la platea dicendo: «Io sono la rivoluzione». Ha ragione. Lo è. Sarah Palin porta addosso la rivoluzione: porta addosso il femminile come arma politica. Un figlio che parte soldato in Iraq. Una figlia che partorisce a 17 anni come non poche teenager dell'America profonda. Un bambino Down, voluto nonostante si sapesse che lo sarebbe stato. Sarah parla al cuore delle americane, che, non a caso, ai comizi la acclamano sollevando i rossetti. Sana le ferite di tante famiglie che si identificano nella sua, perché come lei sono piene di guai, come lei li affrontano giorno dopo giorno. Sarah è la nuova politica, Hillary è quella vecchia.

La nuova politica ha capito che il femminile è una leva formidabile di consenso e dunque di voti. Ha capito che le donne, per vincere, non devono diventare uomini: ma essere donne. Non cretine imbambolate sui trampoli, no: donne vere, sofferenti ma coraggiose, donne in cui le altre donne possano riconoscersi e gli uomini riconoscere le donne che hanno accanto.

Prendete Rachida. Una così bella che sembra una attrice e invece è ministro. Una che non aveva alcuna chance e le ha conquistate tutte. Adesso è incinta e non dice il nome del padre. Sarkozy la metterà da parte? Non credo. Sarkozy ha fiuto politico, sa che Rachida incarna l'anima di centinaia di migliaia di donne che, come lei, passati i 40 anni, e sole, spasmodicamente desiderano un figlio. Donne libere, indipendenti, insieme fragili e sicurissime, che la voteranno perché è come loro.

Sì: il femminile è diventato politico. Accadrà anche da noi, vedrete. Chi non se ne accorge perderà.