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La prima casa è come il primo amore

di Liliana Di Donato
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Alla fine, mi sono decisa: ho acquistato la mia prima casa. «Devi essere orgogliosa» mi ha festeggiato la mia amica Claudia dopo il rogito. «Non succede mica a tutti quelli della nostra età di riuscire a comprarsi un appartamento»...

Alla fine, mi sono decisa: ho acquistato la mia prima casa. «Devi essere orgogliosa» mi ha festeggiato la mia amica Claudia dopo il rogito. «Non succede mica a tutti quelli della nostra età di riuscire a comprarsi un appartamento»...

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Non è stato un colpo di fulmine. Né quando ho letto l'annuncio: "Vendesi bilocale ristrutturato, ingresso, sala, cucina abitabile, camera da letto, due balconi". Né quando ho incontrato per la prima volta l'agente immobiliare (e dire che era pure simpatico!).

Ma ho voluto riprovarci: sono andata al secondo appuntamento, e anche al terzo. Poi ho preso carta e penna e mi sono messa a scrivere una razionalissima lista dei pro e dei contro. Un po' come fai con gli uomini quando hai superato i 30 anni, la cotta per il fidanzatino del liceo è passata da un pezzo, e nel frattempo hai rimediato almeno un paio di batoste sentimentali.

Così, alla fine, mi sono decisa: ho acquistato la mia prima casa. «Devi essere orgogliosa» mi ha festeggiato la mia amica Claudia dopo il rogito. «Non succede mica a tutti quelli della nostra età di riuscire a comprarsi un appartamento».

Chissà perché le cose diventano vere solo quando le ripeti a voce alta. Non succede mica a tutti quelli della mia età, già... E mica perché quelli di noi che non hanno un lavoro a tempo indeterminato siano tutti bamboccioni.

Penso a Claudia, che mi fa da grillo parlante da sei anni. Laurea in filosofia, master in comunicazione, una sfilza di contratti a termine, divide l'affitto con un'ex compagna delle superiori. Ma ha dovuto aspettare i famosi 30 prima di poter andare via di casa.

Penso a Jacopo, che ho conosciuto da poco. Biologo molecolare, a 33 anni ha mollato la carriera da ricercatore universitario, che non gli avrebbe garantito uno stipendio decente prima dei 45, e da Firenze si è trasferito a Milano. Dove per un monolocale di 30 metri quadri spende 700 euro al mese: più di quanto prende dalla borsa di studio grazie alla quale sta lavorando in un'azienda farmaceutica, con la speranza di essere assunto l'anno prossimo.

Penso ai miei coetanei di Torino, che hanno partecipato a un concorso del Comune riservato agli under 35. Il bando metteva in palio cento mutui a tasso agevolato da estrarre a sorte (sì, proprio così!): hanno risposto in 1.400. Perché anche avere un prestito in banca, per uno dei 2 milioni e mezzo di giovani precari italiani, è come vincere alla lotteria.

In teoria, le offerte si sprecano. Digitando "mutui+giovani" su Google, ti appaiono 2 milioni e 380 mila risultati. Ogni sorta di istituto di credito pubblicizza ogni sorta di aiuto: finanziamento sul 100 per cento del costo della casa, durata fino a 40 anni, possibilità di sospendere le rate se resti senza stipendio... Ti verrebbe da dire, come Luciana Littizzetto: «Ti amo, bancario».

Peccato che, quando varchi la soglia della filiale pronta a mettere la fatidica firma che ti cambierà la vita, scopri che il bancario dei tuoi sogni non ti ha detto tutta la verità. Perché al massimo ti darà un mutuo all'80 per cento e, se non porti i genitori come garanti, ti farà pagare un tasso di interesse più alto. Senza contare che nel momento in cui chiedi il prestito, non solo devi avere un contratto, devi anche guadagnare almeno il triplo della rata mensile che ti impegni a pagare.

Capisco il mio amico Marco: aveva cominciato a costruirsi casa con i primi risparmi. Adesso che non ha un posto fisso, però, ha preferito interrompere i lavori piuttosto che ricorrere a un mutuo: «E se non riesco a pagarlo? Mi ritrovo disoccupato e sfrattato?».

Mentre entro a fatica con il primo scatolone, guardo il mio bilocale con occhi nuovi (anche perché nel frattempo è venuto l'imbianchino). No, non è stato un colpo di fulmine. Ma ora sì che sono innamorata.

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