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La prima Olimpiade non si scorda mai

di Lucia Cordero caporedattore
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Alle Olimpiadi di Monaco nel 1972 il pubblico fu ammaliato da Olga Korbut. Per tutti era "la ragazza che portò la gioia della ginnastica nel mondo". Io, ginnasta bambina alle prime armi, mi lasciavo estasiare...

Alle Olimpiadi di Monaco nel 1972 il pubblico fu ammaliato da Olga Korbut. Per tutti era "la ragazza che portò la gioia della ginnastica nel mondo". Io, ginnasta bambina alle prime armi, mi lasciavo estasiare...

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Congratulazioni, il grande giorno è arrivato. E da venerdì 8 agosto, dal meraviglioso stadio Nido d'Uccello, miliardi di persone assisteranno in mondovisione ai Giochi della XXIX Olimpiade, conosciuti come Beijing 2008, o Olimpiadi di Pechino 2008: 28 discipline, 205 nazioni, 10.000 atleti. L'emozione smorzerà il fiato.

E tutti, atleti e spettatori, si sentiranno, in questi giorni così solenni, come fratelli. Tutti avranno la netta sensazione di far parte di un disegno divino, olimpico, appunto. Perché le Olimpiadi sono il più grande, il più atteso, il più desiderato, il più sognato evento sportivo. Al quale ogni atleta sogna, appunto, di partecipare. E che ogni spettatore, desidera, appunto, vedere.

Sì, anch'io, puntino tra miliardi di puntini, sarò incollata davanti alla tv a farmi prendere da quel tumulto di emozioni che ogni volta si rinnova con l'intensità provata tanti anni fa quando, bambina, guardai la mia prima Olimpiade, quella di Monaco '72. Chi mi supera in età potrà raccontarvi con orrore degli atleti israeliani uccisi da un commando di terroristi palestinesi entrati nel villaggio olimpico. Potrà dirvi di quel 5 settembre nero.

Ma io, che ancora non conoscevo quanto e cosa l'uomo possa fare all'uomo, di quell'Olimpiade rammento solo con infinita tenerezza il costumino bianco e nero (anche la tv allora era in bianco e nero) di una piccola, grande, audace, sorridente ginnasta russa: Olga Korbut. Uno scricciolo di ragazzina di diciasette anni, alta nemmeno un metro e cinquanta per 38 chili di peso, entrata, all'epoca, nel cuore di tutti.

Volteggiava Olga, tra uno staggio e l'altro delle parallele, con grazia e soprannaturale agilità, guadagnandosi un argento. Incantava la stella di Grodno (sua città natale), con quel salto mortale alla trave che mai nessuno aveva fatto prima e premiato con un oro. Ammaliava Olga, al corpo libero, mentre un altro oro entrava nel suo palmarès. E per tutti era "la ragazza che portò la gioia della ginnastica nel mondo". Io, ginnasta bambina alle prime armi, mi lasciavo estasiare.

Agli allenamenti il suo sorriso era il mio, i suoi gesti così sicuri diventavano i miei. Parlavamo tra di noi della piccola, grande Olga. Sognavamo di essere lei. Di averla come compagna di squadra. Il mio cuore batteva forte nell'attesa di vederla in tv. Le mie piccole mani ritagliavano gli articoli che, uno dopo l'altro, inondavano le pagine di quotidiani, mensili, settimanali. Erano le mie prime forti emozioni, le più innocenti.

E ancora oggi, quando le giornate sono grigie e mi prende la nostalgia, con il pensiero torno là, a quelle prime indimenticabili emozioni, all'Olimpiade di Monaco. E sotto la polvere ritrovo la gioia di allora, la purezza di quei momenti, il sogno di un futuro a Cinque cerchi. In bocca al lupo, cara Vanessa Ferrari, piccola, indomabile ginnasta del 2008, farfalla di Orzinuovi. Vola alto e incanta il tuo pubblico, Vanessa. Come Olga incantò il suo.

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