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La scuola che cambia

di Flora Casalinuovo
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Inglese e informatica dalla prima classe. Orari flessibili. E un "portfolio" che accompagna gli studenti fino alla maturità. Sono solo alcune delle modifiche introdotte dalla riforma Moratti, che dopo la sperimentazione dell'anno scorso oraentra nel vivo. All'avvio delle lezioni, proviamo a orientarci

Inglese e informatica dalla prima classe. Orari flessibili. E un "portfolio" che accompagna gli studenti fino alla maturità. Sono solo alcune delle modifiche introdotte dalla riforma Moratti, che dopo la sperimentazione dell'anno scorso oraentra nel vivo. All'avvio delle lezioni, proviamo a orientarci

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>>Elementari

È partita in via sperimentale nel settembre 2004. Ma è da quest'anno che la riforma del ministro dell'Istruzione Letizia Moratti entra nel vivo. Con tante novità per i tre milioni di bambini che stanno tornando sui banchi della "scuola primaria" (si chiama così la vecchia elementare). Dall'ingresso in classe a 5 anni e mezzo all'abolizione del temuto esame di quinta. «Sono 45 mila gli studenti che quest'anno impareranno a leggere e a scrivere un po' prima» dice il ministro Letizia Moratti. «Mentre un milione di ragazzi in più si cimenteranno subito con la lingua di Shakespeare e con il computer».

Tra i cambiamenti della legge 53, infatti, c'è l'insegnamento dell'inglese e dell'informatica a partire dalla prima classe. Oltre a un orario scolastico più flessibile. «Con la riforma, le ore obbligatorie diventano 27 alla settimana, più altre tre da dedicare a laboratori e cineforum, a libera scelta dei singoli istituti» aggiunge il ministro. E per quanto riguarda gli insegnanti? La novità si chiama "tutor": è il docente di riferimento che deve seguire gli alunni per tutti i cinque anni, coordinare le attività didattiche e fare da tramite tra la scuola e le famiglie.

Non solo: spetta al tutor compilare il "portfolio". È il documento che sostituisce la vecchia pagella e che segue l'allievo per tutta la sua vita scolastica, fino al termine delle superiori: contiene voti, curriculum, profilo e attività extra dello studente. «Purtroppo, manca ancora un contratto che stabilisca ruoli e stipendi di questa nuova figura» dice Francesco Scrima, segretario generale della Cisl Scuola. «Fino a oggi solo in un istituto su cinque c'è un insegnante che ha accettato di coprire il ruolo. In mancanza del tutor, sono i consigli di classe a occuparsi del portfolio dei ragazzi. Ma il problema andrà risolto al più presto».

>>Medie inferiori

Scuole medie addio. Con la riforma Moratti, a 11 anni i ragazzi entrano direttamente nel "ciclo secondario di primo grado". Partito in via sperimentale l'anno scorso, è il percorso di studi meno toccato dalla legge 53 che ha cambiato l'ordinamento scolastico. Dura sempre tre anni, prevede sempre l'insegnamento di più professori. Ma è diventato un passaggio meno scioccante e più continuativo con la scuola primaria: gli studenti arrivano in prima media senza aver affrontato l'esame di quinta elementare e possono contare sull'orario flessibile. «Le ore di lezione sono 27 alla settimana, più altre sei da dedicare a laboratori d'arte, a lezioni di educazione civica, a corsi di teatro» spiega il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti.

Dalla scuola primaria, i ragazzi ereditano poi il tutor, il portfolio e i corsi obbligatori di informatica e di inglese. «Nelle scuole statali quest'anno c'è un computer ogni dieci studenti» aggiunge il ministro. «La media europea è di un pc ogni 13 alunni». Le vere novità della riforma, però, sono due. La prima è l'obbligo di iscriversi alle scuole superiori già in seconda media: a 12 anni gli allievi devono decidere se frequentare un liceo o un corso professionale, senza possibilità di cambiare idea in un secondo momento. L'altra è l'apprendimento di una seconda lingua straniera a scelta tra francese, tedesco, spagnolo.

«Un'ottima idea. Peccato che, per mancanza di fondi e di personale, la seconda lingua venga insegnata da docenti non specializzati in quella materia» avverte Enrico Panini, segretario generale della Federazione lavoratori della conoscenza (ex Cgil Scuola). Per il ministero, tuttavia, dal 2001 a oggi sono stati assunti 130 mila professori, di cui 35 mila quest'anno: «Per la prima volta, nessuna scuola darà il via alle lezioni con cattedre scoperte o con personale di ripiego» dice Letizia Moratti.

>>Medie superiori

Un anno di caos. Potrebbe essere questo il destino che attende gli oltre due milioni e mezzo di studenti della "scuola secondaria di secondo grado", le vecchie superiori. Qui la riforma è in bilico, perché il progetto del ministro Letizia Moratti presentato lo scorso maggio è stato bloccato (il braccio di ferro dovrebbe sciogliersi in questi giorni, con la conferenza tra Stato e Regioni del 15 settembre). Per ora, la sperimentazione è partita solo in 300 scuole, appena l'8 per cento del totale secondo i sindacati. Ma quali sono i grandi cambiamenti? «Con il nuovo sistema, i vecchi istituti tecnici spariscono per lasciare spazio a otto licei: artistico, classico, economico, scientifico, tecnologico, linguistico, musicale e delle scienze umane» dice il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti. «Durano sempre cinque anni e sono divisi in un biennio di base seguito da un triennio più specialistico».

E chi non vuole entrare al liceo? Può scegliere di frequentare un istituto di formazione che dura tre o quattro anni e che è organizzato dalla Regione. In questo caso, però, lo studente rischia di non potersi iscrivere all'università (è uno dei punti della riforma in discussione in questi giorni). «Non solo: il pericolo è di creare una scuola di serie A tutelata dal ministero e una di serie B che dovrà andare avanti con le risorse dei governi locali» dice Francesco Greco, presidente dell'Associazione nazionale docenti italiani. «I nuovi licei, inoltre, prevedono 20 sottoindirizzi e specializzazioni diversi. Peccato che nessuno ci abbia detto come organizzarli e come insegnarli».

Tra le novità che, invece, uniscono ministro e sindacati c'è l'alternanza scuola-stage: alla fine di ogni anno scolastico, i ragazzi potranno fare un'esperienza lavorativa in un'azienda. Un modo per avvicinarsi al mondo del lavoro già sui banchi di scuola.

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