del

La stanza in più

di Roberto Moliterni

È nei momenti difficli che servono gli amici e le stanze in più: per fermarsi e capire che ciò che ci sembra complicato è solo complesso.

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Un'opinione di

Roberto Moliterni

Cresciuto a Matera, in mezzo a tante donne, racconta storie per il cinema e sulla carta. 

Nella casa in cui abito c’è una stanza in più. La uso come studio per scrivere oppure è la stanza degli ospiti. Fino a poco tempo fa, era occupata. Appena si è liberata, ho telefonato agli amici lontani e gli ho detto di venire a trovarmi.

Loro hanno detto «grazie» e poi anche «ci penserò», come se la mia proposta li avesse colti alla sprovvista e il fatto di venire a Roma fosse un evento da prendere sì in considerazione ma in un tempo remoto, solo dopo aver superato la muraglia di impegni e incombenze lavorative e progetti rimandati che abbiamo tutti.

Invece, dopo pochi giorni dalla mia proposta, ho ricevuto la prima telefonata. L’ho ricevuta che era quasi notte e che stavo quasi dormendo. Era un mio amico, uno di quelli che avevo invitato. Aveva litigato con la ragazza e adesso era molto, molto disperato. «Vieni» gli ho detto e lui, senza lasciarselo ripetere, ha preso il primo treno.

Mentre era in viaggio, mi ha telefonato un altro amico, un altro di quelli che avevo invitato, mi ha telefonato e mi ha detto che, beh, insomma le cose non gli andavano tanto bene, che la sua vita si stava trasformando in un cocktail letale di lavoro e problemi di coppia.

Anche a lui ho detto «vieni» ma gli ho detto pure che doveva aspettare qualche giorno che si risolvesse la crisi dell’altro amico, quello che nel frattempo si era messo in treno. E poi una telefonata ancora, e poi un’altra, una dopo l’altra: tutti in crisi in questi giorni moderni.

Sono venuti tutti, uno alla volta: la stanza in più è diventato l’ostello degli innamorati e dei malati d’amore, dei lasciati e dei lascianti, dei precari, dei disperati, degli intellettuali senza più un partito e degli ubriaconi, è diventato l’ostello di tutti, tutti quelli che vivono esposti ai giorni moderni.

Siamo stati insieme, in giro per Roma e quando poi sono ripartiti, anche se non abbiamo risolto i problemi, stavano già meglio. La fragilità dei nostri posti di lavoro, le nostre aspirazioni sentimentali, sempre più consapevoli e sempre più esigenti, la facilità con cui voliamo a nove euro e novantanove da un posto all’altro del pianeta e conosciamo persone nuove, sempre più interessanti, sempre più belle, sempre più affascinanti, l’idea che deriva dal nostro stile di vita secondo cui anche l’amore sia un prodotto, da cambiare ogni due anni come l’iPhone, ecco tutto questo si intreccia e crea complessità che non riusciamo a sciogliere e che si ferma fra la gola e lo stomaco e ci fa sentire ansiosi, malinconici, rabbiosi e infelici.

È in questi momenti che servono gli amici e le stanze in più: per fermarsi e capire che ciò che ci sembra complicato è solo complesso.

Mi piace immaginare questo spazio virtuale che incomincia oggi come una stanza in più, in cui fermarsi e capire i giorni moderni, i rapporti fra gli uomini e le donne, le complessità da sciogliere. Uno spazio per degli amici lontani che ancora non conosco ma spero di conoscere presto.

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