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La strana storia di un bimbo, vittima innocente

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È brutta e oscura la vicenda di Stefan, il piccolo rom rapito e poi liberato. Ma lui, conteso tra Stato e genitori, con chi vuole stare?

È brutta e oscura la vicenda di Stefan, il piccolo rom rapito e poi liberato. Ma lui, conteso tra Stato e genitori, con chi vuole stare?

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Ho fatto un reportage in Romania l'anno scorso per raccontare il racket dell'elemosina intorno ai bambini zingari, i rom. Racket che aveva riempito le grandi città italiane, da Milano a Napoli e da Venezia a Roma. Nei miseri paesi della Romania dell'Est ho visto bambini marcire nel fango come cani. Mangiati dalle mosche e dalla disperazione. Poi un bel giorno gli stessi "figli" venivano ripuliti, si fa per dire, e infilati in grandi pullman. Destinazione Italia. Ad accompagnarli erano certi "zii" o "zie", o addirittura padri e madri al completo.

Una volta arrivati, sarebbero diventati bambini esca da semaforo. Sporchi, cariati, monchi: occhi e bocche che urlavano pietà e denaro davanti ai vetri delle auto della gente. Stefan, il bambino rubato al Centro per il bambino maltrattato di Milano, era forse uno di loro. Quello che mi ha fatto soffrire e stupire di più, però, è stato il racconto di com'era quando è stato portato via dalla polizia e dalla strada. Sporco, unghie laccate di rosso, l'atroce sospetto che sia stato usato dai genitori per compiacere pedofili.

Poi, dopo, la sua foto nel luogo da dove è stato rapito. Sorridente, lindo, sereno. Un bambino da volere e da amare subito. Non mi sono stupita della trasformazione di Stefan in pochi mesi. Conosco chi lavora al Centro per il bambino maltrattato. Gente seria. Dedicata. Soprattutto preparata. Immagino il loro shock, il dolore e la paura. Poi Stefan ricompare improvvisamente. La polizia lo ritrova, con i genitori, nella casa dell'uomo che si era presentato come ambiguo "mediatore" tra i rom e lo Stato. Come sia andata veramente tutta questa strana e brutta storia è ancora poco chiaro. Intanto si è alzato il solito polverone degli "esperti di figli".

Il bambino dovrebbe stare con i suoi genitori che vanno aiutati, si dice da una parte. Ma va là, sostengono altri, il padre e la madre sono un pericolo per la sua crescita, quindi Stefan deve tornare al luogo che lo ha curato e che lo ha tenuto fino al rapimento. Il bimbo era stato sottratto ai genitori per il sospetto di maltrattamenti, o peggio, sui quali la Procura dei Minorenni sta ancora indagando. I genitori, però negano tutto, giurano di amarlo e minacciano di uccidersi se il figlio non verrà ridato a loro. Ma Stefan che cosa pensa? Come sta? Quanta paura ha? Con chi vorrebbe stare e da chi vorrebbe scappare? Forse vorrebbe provare a rimanere con la sua famiglia, almeno con sua madre.

Ma sua madre può essere aiutata? Ma suo padre smetterà di fargli paura? Forse Stefan vorrebbe invece rimanere in un posto come il Centro bambini maltrattati dove tutti l'hanno aiutato a tornare bambino. Forse ancora vorrebbe ritornare da una nonna che è rimasta al suo Paese e che è l'unica ad averlo accarezzato? Qualunque sia la risposta a queste domande, Stefan, come troppo spesso succede ai bambini, soffrirà. Più di tutti. Ingiustamente. Come al solito.

Le tappe di un mistero

3 luglio 2004. Stefan Calderaru, 7 anni, viene visto a Milano da una volante coi capelli lunghi e le unghie laccate. Secondo la Procura si sospettano violenze e abusi sessuali. I genitori respingono ogni accusa. Il bimbo viene tolto alla famiglia e affidato ai servizi sociali. 21 aprile 2005. Tre uomini entrano nel Centro per il bambino maltrattato di Milano, spruzzano gas irritante su una educatrice e rapiscono Stefan. 28 aprile. Stefan viene trovato dalla polizia, insieme ai genitori, nell'appartamento del "mediatore" che stava conducendo le trattative tra la famiglia e le autorità.

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