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Lettera aperta a Babbo Natale

di Lucia Cordero
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Caro Babbo Natale, anche se la tua vera identità mi si è rivelata ormai da anni, tu per me resti e sempre resterai il papà buono, dalla lunga barba bianca, al quale tanti bambini nel mondo si rivolgono nella speranza che la notte del 25 dicembre i loro desideri diventino realtà. Un rito magico, un bisogno di sogni al quale non voglio sottrarmi nemmeno io...

Caro Babbo Natale, anche se la tua vera identità mi si è rivelata ormai da anni, tu per me resti e sempre resterai il papà buono, dalla lunga barba bianca, al quale tanti bambini nel mondo si rivolgono nella speranza che la notte del 25 dicembre i loro desideri diventino realtà. Un rito magico, un bisogno di sogni al quale non voglio sottrarmi nemmeno io...

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Caro Babbo Natale, anche se la tua vera identità mi si è rivelata ormai da anni, tu per me resti e sempre resterai il papà buono, dalla lunga barba bianca, al quale tanti bambini nel mondo si rivolgono nella speranza che la notte del 25 dicembre i loro desideri diventino realtà. Un rito magico, un bisogno di sogni al quale non voglio sottrarmi nemmeno io, che bambina non sono più. E allora eccomi qui con l'elenco di regali che la notte di Natale, sotto l'albero vestito a festa, mi piacerebbe, se mi è concesso, trovare.

Primo su tutti (ti prego, lasciami sperare) vorrei la gentilezza. No, non le buone maniere. Per questo basta un manuale di bon ton o dei genitori ben educati capaci di insegnarti l'arte della cortesia. No, io parlo della gentilezza che

sgorga dal cuore, dall'anima. Quella capacità di sentire la vita, di rispettarla in tutte le sue forme. Parlo dell'empatia. Di un modo di fare, appunto gentile, che ti fa guardare agli altri con compassione e benevolenza. Mai con lucida freddezza.

Vorrei poi che tu mi portassi il colore del silenzio. No, non quello nero e cupo della rabbia, del rancore che ti spezza le parole in gola, impedendoti di parlare. No, io vorrei il vero colore del silenzio, che è luminoso, che è carico di comprensione, di amore.

Impacchettami poi la forza. No, non la prepotenza. Di molti si dice: «Che carattere forte», quando in realtà il battere di tacchi di chi pronuncia questa frase rimanda più alla paura che al riconoscimento della forza autentica. Di prepotenti è pieno il mondo, ma i veri forti, lo sai, sono pochi. Sono merce ormai rara, spesso denigrata. Perché la forza di cui io parlo, e che mi piacerebbe avere in dono, è la capacità di stare di fronte agli ostacoli, alle avversità della vita con grande dignità. Con molta umiltà.

Carica sulle tue renne alate il perdono. Confezionamelo con la carta più bella che hai, perché io possa riconoscerlo subito. No, non voglio il pacchetto delle scuse, quello che ti fa dire: «Scusa, mi dispiace» con la voce, non con il sentimento. No, io cerco

il perdono vero. Quello che nasce dagli occhi ammantati di lacrime e di gioia.

Regalami la speranza di un futuro migliore, fatto di valori semplici, ma genuini. Toglimi dallo sguardo la patina di squallore che sono abituata a vedere ogni giorno. Ti chiedo tutto questo in nome di chi mi è più caro al mondo, Aldo e Giovanni, i miei nipotini. Da poco si sono affacciati alla vita. E voglio che per loro la vita sia bella, semplicemente bella.

Ti chiedo tutto questo in nome dei 2 milioni di bambini malati di Aids. Dei 143 milioni che soffrono la fame. Dei 300mila che ogni giorno imbracciano un fucile e sparano, sparano, in guerre che non hanno voluto. Tutti loro sono il mio, il nostro futuro. Io lo so, tu lo sai.

Con affetto, Lucia

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