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Liberaci dall’ansia (anche a scuola)

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È un disturbo diffuso tra gli studenti, dice una ricerca. Non stupisce, visto che molti di noi ricordano come un incubo l'esame di maturità. Ma per imparare è necessario soffrire?

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È un disturbo diffuso tra gli studenti, dice una ricerca. Non stupisce, visto che molti di noi ricordano come un incubo l'esame di maturità. Ma per imparare è necessario soffrire?

Non c'è risveglio migliore, nella mia esperienza, di quello che mi strappa al sogno di dover rifare l'esame di maturità. E siccome so che questo incubo lo fanno tutti, mi ha colpito una ricerca sugli studenti italiani.

Mi ha colpito perché fa capire che al centro del percorso educativo deve sempre esserci lo studente: ricordiamolo nelle settimane in cui il governo vuole raccogliere idee per fare la riforma della scuola.

La ricerca, commissionata dal sito skuola.net, spiega che al rientro sui banchi, dopo le vacanze, 7 studenti su 10 vengono colpiti da qualche forma di ansia. Per tanti motivi: cambiano le abitudini rispetto all'estate, incontrano nuovi compagni e professori, non hanno fatto i compiti delle vacanze.

Questa notizia ha risvegliato le mie angosce dei tempi di scuola.

So che nella vita ci sono preoccupazioni maggiori. Ed è utile imparare a gestire l'ansia fin da ragazzi. La scuola è il primo banco di prova, dice il sergente che c'è in me.

Ma poi ripenso all'incubo dell'esame di maturità, e capisco una cosa.

Capisco che i temi in classe, le interrogazioni a sorpresa, i saggi di ogni genere, la maturità, sono l'esame per eccellenza. Il primo vero braccio di ferro con l'ansia. E questo avviene a un'età in cui molti ragazzi ancora non possiedono gli strumenti per gestire le emozioni.

Gli strumenti dovrebbe essere dati dalla famiglia. Ma conosco mamme e papà alle prese con problemi così grandi che sono loro a dover chiedere sostegno. Certo non si accorgono delle difficoltà dei figli.

A me è capitato di andare in tilt per la severità di certi professori.

Ma forse oggi i ragazzi sono vittima soprattutto delle aspettative troppo alte dei genitori.

Mi hanno raccontato di un bambino che in classe il venerdì ha sempre il malditesta. Ha troppe cose da fare e non riesce a riposarsi a sufficienza. Finiti i compiti, deve andare a lezione di pianoforte, di tennis, di equitazione. E studia una terza lingua straniera. Mi fa tenerezza: è diventato il bersaglio delle ansie dei suoi genitori, preoccupati di non riuscire a prepararlo a un futuro difficile e competitivo.

Ma le esperienze più profonde dei miei anni a scuola, quelle che poi mi hanno aiutato a capire cosa volevo, sono state legate soprattutto al gioco. Alla passione. Alla libertà. Come nel film L'attimo fuggente.

 

Classifica dei 5 ricordi più belli a scuola


1) Ideare il giornalino di classe alle elementari.

2) Tradurre dall'inglese Help dei Beatles.

3) Discutere con il prof di filosofia l'inizio di Cent'anni di solitudine di Gabríel Gárcia Marquez, per capire come uno scrittore può giocare con i verbi e con il passato.

4) Il laboratorio di biologia in cui ho sezionato una trota (presa da un banco in pescheria, sia chiaro): scopri com'è fatto un essere vivente.
5) La ricerca di storia sull'Antica Cina presentata ai compagni di classe con video e musica.

 

Classifica dei 5 ricordi più angoscianti a scuola


1) La sera prima del compito di matematica, quando con i compagni di classe facevamo un rito scaramantico con antichi feticci.

2) La vigilia della prova orale alla maturità: perché fino a non molto tempo fa si conoscevano solo all'ultimo minuto le materie su cui essere interrogati?

3) La lezioni con il prof di religione: predicava la castità e per questo parlava sempre di sesso, elencando tutti i metodi anticoncezionali. Ancora oggi mi turba l'espressione «temperatura basale».

4) L'ora di ginnastica con un prof che credeva di essere in un film di guerra. Urlava alla classe: «Avete un fisico da cassa mutua, siete delle marmotte, vi spedisco all'Umberto Primo (l'ospedale della città, ndr)». Ma se l'è fatta sotto, quando un mio compagno per la fatica è svenuto.

5) L'incontro con la supplente delle elementari: pretendeva che un mio compagno mancino scrivesse con la destra, minacciando punizioni.

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