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Loiza Lamers, la top model trans, e la teoria del Chissenefrega

di Roberto Moliterni
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Loiza Lamers, transgender olandese di 20 anni, ha vinto il reality "Next top model" in Olanda. Alla notizia, c'è chi si è indignato, chi si è arrabbiato, chi le ha fatto i complimenti. Secondo noi, sono due i modi di porsi rispetto a questa storia. E voi, quale scegliete?

Loiza Lamers, transgender olandese di 20 anni, ha vinto il reality "Next top model" in Olanda. Alla notizia, c'è chi si è indignato, chi si è arrabbiato, chi le ha fatto i complimenti. Secondo noi, sono due i modi di porsi rispetto a questa storia. E voi, quale scegliete?

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Poniamo che una ragazza di vent'anni molto, molto bella, o almeno per alcuni tale, decida di partecipare a un talent show: in palio c'è un contratto per diventare top model. Poniamo che questa ragazza passi molte selezioni e arrivi in finale. Ora, poniamo anche che, a metà delle selezioni, confessi agli autori del programma di essere transgender, cioè di essere nata uomo, di essersi sempre sentita donna e di essere quindi diventata donna con una serie di operazioni chirurgiche.

Gli autori del programma se ne infischiano (o più probablimente decidono di cavalcare la cosa) e la mandano avanti. Poniamo, infine, che questa ragazza molto, molto bella vinca questo concorso e diventi dunque top model, forse la prima transgender. Questa è la storia di Loiza Lamers.

E io l'ho letta in autobus, schiacciato fra mille persone. Accanto a me, quasi addosso, avevo un ragazzo, o meglio la nuca di un ragazzo. Questa nuca era attraversata da una specie di tubicino di plastica, chiuso, alle due estremità, da due palline di metallo. Un piercing. Anche se sembra che non c'entri con la storia di Loiza Lamers, questo tubicino di plastica con le due palline di metallo invece c'entra. Fra poco vi dirò perché.
Nel frattempo, vorrei dirvi come mi viene da pormi di fronte alla storia di Loiza Lamers e di fronte a tutte le storie di questo tipo.


I modi sono due
Il primo è quello dei giorni buoni, quello cioè dei giorni in cui ho voglia di partecipare, di contribuire al dibattito civile del mio Paese. Questo, lo confesso, avviene quasi mai. In ogni caso, in giorni come questi mi viene da essere felice perché penso a tutto quello che questa storia può rappresentare per persone che conosco - ma anche per persone che non conosco - che non si sentono libere di essere semplicemente come sono.
Il secondo modo, quello prevalente, è quello che mi aspetterei che avessero tutti, per pigrizia: è quella che io chiamo la teoria del Chissenefrega. Traduco. Se una transgender olandese decide di partecipare a un talent show per diventare modella e i giurati di quel talent show olandese decidono di votarla, a me, sostanzialmente, non cambia nulla, quindi dico: "Chissenefrega". Se fossimo in un mondo libero, questa dovrebbe essere la normalità.

E invece, leggendo i commenti alla notizia qua e là in rete, scopro che ci sono un sacco di persone che, invece di dire "Chissenefrega" come dico io nei giorni non buoni, si avvelenano, si arrabbiano, si indignano, e perdono tempo a scrivere commenti cattivi per un fatto di cui dovrebbero fregarsene, perché la maggior parte di loro magari non vuole nemmeno fare la modella (e ce ne sarebbero di motivi...), tantomeno in Olanda.
Non so perché, ma queste persone si sentono private di qualcosa, senza che ce ne sia motivo.
A tutti loro dico: "Chevvenefrega?". Immagino che abbiate già i vostri problemi e sarebbe meglio che vi preoccupiate di quelli invece di avvelenarvi per Loiza Lamers.

Ah, dimenticavo: la storia del tizio sul bus con il tubicino di plastica e le due palline di metallo nella nuca. Ecco, la guardavo e pensavo che io non mi sarei mai ficcato un roba del genere nella nuca. Poi, qualche fermata dopo, è salita una ragazza molto bella, che sembrava molto innamorata ed è andata da questo tizio con il tubicino di plastica sulla nuca e lo ha baciato, e io ho pensato: "ma come farà una ragazza così bella a baciare uno con un tubicino di plastica nella nuca?". Si sono presi per mano, sono scesi dal bus, li ho visti andare via e ho pensato: "ma, in fondo, Chissenefrega?".

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