del

Maturità

di Roberto Moliterni
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Dopo dieci anni dai miei esami di maturità sono tornato a occuparmene assieme a una giovanissima che proprio in queste ore li sta sostenendo.

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Dopo dieci anni dai miei esami di maturità sono tornato a occuparmene assieme a una giovanissima che proprio in queste ore li sta sostenendo.

Roberto Moliterni
Un'opinione di

Roberto Moliterni

Cresciuto a Matera, in mezzo a tante donne, racconta storie per il cinema e sulla carta. 

Dei miei esami di stato non mi ricordo nulla, o quasi nulla.

Mi ricordo del presidente della commissione, che era uno cattivo, uno di cui tutti dicevano il peggio e noi, per esorcizzare la paura gli storpiavamo il nome, per renderlo più volgare, metterlo al nostro livello, dominarlo con lo scherzo.

Mi ricordo anche della paura che uscisse la prova di greco invece di quella di latino.

In generale, mi ricordo la paura. Che poi era più la paura che quel mondo fatto di emozioni prime finisse. Persino il disagio di essere fatto in un certo modo, un modo che non era abbastanza per il mondo e che avevo provato per tutto il liceo, anche quello avevo paura che finisse.

Poi, per quasi dieci anni, me ne ero completamente disinteressato fino a quando, quest'anno, non ho dovuto cercare una giovanissima protagonista per un cortometraggio da girare in Basilicata e di colpo, facendo i provini, sono ripiombato agli anni del liceo.

Ho ricominciato a sentire parole abbandonate come banchi, interrogazioni, compito in classe e poi, qualche settimana fa, l'espressione cruciale: esame di maturità.

Daniela Benevento è una delle persone che ho incontrato per il corto e oggi, come altre centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze, ha sostenuto la prova scritta di Italiano. Le ho telefonato per sapere com'è andata.

La prima cosa che mi ha detto è che a lei e agli altri della sua classe le tracce non sono piaciute. Fino a ieri era convinta che avrebbe fatto il saggio breve letterario - in letteratura si sente pronta - ma poi, quando ha letto la traccia sul tema del dono nella letteratura, «troppo cristiana», si è tirara indietro.

In alternativa, era convinta che si sarebbe affidata a quello che lei ha chiamato il refugium peccatorum, cioè il tema di attualità. Ma anche qui le sue aspettative sono state tradite: delle periferie di Renzo Piano proprio non sapeva che dire.

Molti dei suoi compagni si sono trovati nei pasticci perché speravano proprio nel tema di attualità e hanno optato per la più rischiosa analisi del testo di Quasimodo. Lei invece, si è buttata sull'ambito socio-economico: “Le nuove responsabilità dell'uomo, tra clima e crescita demografica” era la traccia. Ha scelto di parlarne a partire da Kant, per cui la responsabilità è innanzitutto consapevolezza.

Sono sicuro che andrà bene. Nel modo in cui prescrive Kant, è una ragazza responsabile e consapevole e ieri, anziché andare a passare al mare la notte prima degli esami assieme ai suoi compagni, è tornata a casa. Sa che se non dorme otto ore, non è capace di intendere e di volere.

Adesso però Daniela deve correre a studiare: domani c'è la prova di matematica che, per quelli dello scientifico, è la peggiore. Non ti preoccupare Daniela, fra dieci anni, come me, non ti ricorderai più nulla: solo di tanta, tanta paura e della malinconia di un modo di vivere che finisce.

E voi cosa ricordate degli esami di stato?

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