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Medici, dal 25 novembre addio ai turni no stop

di Oscar Puntel
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Anche l'Italia dovrà rispettare la normativa europea sull'orario dei medici. Basta nelle strutture pubbliche ai turni lunghi senza pause di riposo. Gli ospedali devono riorganizzarsi. Peccato, però, che manchino le risorse. Cosa vorrà dire per i pazienti?

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Anche l'Italia dovrà rispettare la normativa europea sull'orario dei medici. Basta nelle strutture pubbliche ai turni lunghi senza pause di riposo. Gli ospedali devono riorganizzarsi. Peccato, però, che manchino le risorse. Cosa vorrà dire per i pazienti?

Dal 25 novembre, i nostri medici e infermieri sono chiamati al rispetto di un nuovo orario di lavoro. Scatta l'attuazione in Italia della normativa europea sull'orario di lavoro nel settore della sanità. Di fatto, al personale verrà chiesto il rispetto di due regole: la durata media dell'orario di servizio non potrà in ogni caso superare, per ogni periodo di 7 giorni, le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario; in aggiunta si introduce il diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore. Gli ospedali in pratica dovranno riorganizzarsi, ma con quali conseguenze per i pazienti?

Il caso dei trapianti saltati all'ospedale di Cagliari
A Cagliari le conseguenze si sono fatte sentire la settimana scorsa. All'ospedale Brotzu i trapianti sono stati sospesi in quanto, pur in presenza di donatori, i medici non hanno potuto operare perché avevano finito il turno. Così si è dovuto trasferire gli organi appena prelevati (in questo caso si trattava di reni) a Torino. Con buona pace dei pazienti in attesa del trapianto, e anche della logica delle liste d'attesa regionali.

Liste di attesa più lunghe per le visite e operazioni rinviate
Con nuovi orari, cambiano i turni. E per coprire i nuovi turni, mancano all'appello almeno altri 5mila professionisti. Che al momento però non ci sono. Il settore, colpito in passato dalla spending review, ha già ridotto al minimo i camici bianchi in corsia. La conseguenza sarà inevitabile soprattutto per i malati: un peggioramento nell'erogazione del servizio. Liste d'attesa più lunghe, per visite ambulatoriali. Operazioni rinviate o spostate, perché il chirurgo ha completato l'orario. Accertamenti specialistici che slittano, perché il tecnico non è più disponibile. Persino il nostro medico condotto potrebbe spedirci a casa, senza prescriverci i farmaci perché a fine giornata è come se dovesse timbrare il cartellino. Zero flessibilità. E che dire poi dei trapianti, che richiedono equipe mediche super specializzate, allenate a tempi di intervento molto lunghi? Assisteremo alla staffetta dei chirurghi?

Le Regioni dovrebbero assumere, ma non possono
La sanità in Italia è competenza regionale. E in queste ore, proprio i Servizi sanitari regionali e le Aziende sanitarie locali sono allo sbando. Stanno cercando delle soluzioni operative. C'è molta preoccupazione da parte dei sindacati per quelle regioni che hanno una sanità in rosso (Piemonte, Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia) e che ora stanno lavorando a dei piani di rientro, per riequilibrare i bilanci: potrebbero non avere i soldi per assumere nuovo personale. Conseguenza: ospedali di nuovo in tilt. Regioni e Asl che non hanno le mani legate su entrate e uscite, al momento, si stanno muovendo con circolari e regolamenti, in autonomia. Il Veneto si farà carico di favorire le assunzioni che serviranno; in Lombardia si parla di una delibera per dare priorità alle coperture nel settore dell'Emergenza-Urgenza.

Lo scopo è ridurre gli errori
Le due novità sull'orario dei medici decise dalle regole Ue sono considerate una misura per arginare gli errori clinici e per garantire la sicurezza delle cure verso i pazienti. Medici che lavorano troppo, o che non riposano abbastanza, sono più stressati, quindi più soggetti a errori nel loro operato o ad ammalarsi più facilmente. Secondo una ricerca dell'Anaao-Assomed, Associazione dei medici ospedalieri, condotta su quasi 2mila camici bianchi, il 41% soffre di patologie cardiovascolari, proprio a causa degli eccessivi carichi di lavoro e dei turni “insostenibili”.

Medici in sciopero
Nel frattempo, il 18 novembre, tutte le sigle sindacali si sono incontrate con i rappresentanti dell'Aran, l'agenzia che rappresenta legalmente le pubbliche amministrazioni nella contrattazione collettiva nazionale, per discutere l'applicazione delle due nuove regole europee. E' stata fumata nera. In una nota congiunta chiedono “una ridefinizione complessiva delle tematiche dell’orario di lavoro nell’ambito del nuovo contratto e uno stanziamento di fondi necessari nell’ambito della Legge di Stabilità, a partire dal superamento del precariato”. Anche l’orario di lavoro europeo sarà al centro della manifestazione che è stata organizzata per sabato 28 novembre a Roma e dello sciopero nazionale previsto per il 16 dicembre.

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