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Oggi al mercato compri e mangi

di Lorenza Pleuteri
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Si chiama "tendenza Boqueria", dal nome del famoso mercato al coperto di Barcellona. Ora anche in Italia aprono market indoor nei quali, oltre ad acquistare alimenti e bevande, si può anche mangiare. Ecco quali sono e perché ci piacciono sempre di più

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Si chiama "tendenza Boqueria", dal nome del famoso mercato al coperto di Barcellona. Ora anche in Italia aprono market indoor nei quali, oltre ad acquistare alimenti e bevande, si può anche mangiare. Ecco quali sono e perché ci piacciono sempre di più

Si chiama "tendenza Boqueria", dal nome del più famoso, colorato e grande mercato al coperto di Barcellona. Anche in Italia aprono market indoor nei quali alle bancarelle e agli stand di alimenti e bevande si affiancano tavoli e panche per consumare spuntini, aperitivi, assaggi, cibi preparati al momento. Ecco quali sono e perché ci piacciono sempre di più

A Firenze c'è lo storico Mercato di San Lorenzo, ristrutturato ad hoc. A Bologna si può scegliere tra quello delle Erbe e il centralissimo Mercato di mezzo, sottoposti a restyling per adeguare gli spazi e moltiplicare i servizi. La vecchia stazione Porta Susa di Torino da qualche settimana ospita il Mercato Metropolitano, traslocato da Milano dopo la chiusura di Expo. Nel capoluogo lombardo sono stati rinnovati il Mercato comunale della nuova Darsena, un cult della movida in salsa ambrosiana e il periferico Mercato comunale Lorenteggio, a cui ha dato un tocco in più l'archistar Renzo Piano. L'ultimo (ri)nato è il Mercato Suffragio, realizzato in un'area pubblica riqualificata in zona Porta Vittoria e destinato a ospitare e proporre anche eventi culturali, come i market "gemelli" degli altri quartieri.

Moda effimera o fenomeno solido?
Secondo Ariela Mortara, docente di Sociologia dei consumi allo Iulm, questi mercati vanno oltre il boom e l'interesse del momento.  "A Milano - premette - può avere fatto da grande traino l'Expo, che era centrato proprio sui temi dell'alimentazione. Ma c'è di più. Il fenomeno è cominciato prima, si registra anche in altre città e ha varie motivazioni. Si recuperano le tradizioni rispetto ai cibi autentici e prevale la logica del farmer market, con prodotti a chilometro zero, legati al territorio. Commercianti e ristoratori hanno la possibilità di realizzare piatti di qualità in tempo reale, il contrario di quello che avviene con i cibi industriali e i fast food. Certo, una componente fashion esiste, in particolare per quelli che si trovano in centro o lungo itinerari turistici".  

Il valore aggiunto dei mercati
Il valore aggiunto è un altro: "I mercati - ricorda l'esperta - sono luogo di incontro e socialità. Consentono di riscoprire le relazioni, sia con le persone con cui si frequentano, sia con commercianti e ristoratori. Sono poli di aggregazione e di socialità. Permettono di recuperare quella dimensione che nella grande distribuzione si perde. I market comunali e rionali hanno tenuto nel lungo periodo di crisi e funzionano. Ha invece perso terreno il modello dei grandi centri commerciali costruiti in mezzo al nulla. Per anni sono stati considerati la risposta vincente allo svuotamento delle piazze cittadine, adesso le cose stanno cambiando: i nuovi siti rispondono a logiche di avvicinamento alla gente e di integrazione con il tessuto urbano".  Intanto i mercati polifunzionali guadagnano investimenti, attenzione e clientela. L'importante, secondo l'esperta, è che "non si creino cloni e posti finti, privi di spontaneità, altrimenti succede come per certi mercatini di Natale spuntati un po' ovunque: artefatti e fasulli".

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