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Mestruazioni: meno tabù, più come vuoi tu

di Giusy Cascio

Il ciclo mensile è la cosa più femminile che c'è. Inutile negare che sia una scocciatura, ma almeno trasformiamolo in un rito collettivo. Di liberazione.

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Il ciclo mensile è la cosa più femminile che c'è. Inutile negare che sia una scocciatura, ma almeno trasformiamolo in un rito collettivo. Di liberazione.

Cascio Giusy
Un'opinione di

Giusy Cascio

Giornalista​​ dadaista, mamma trafelata e moglie spregiudicata. ​A Donna Moderna scrive di...

Mestruazioni. Da quando sono diventate la cover story del magazine più impegnato d'Italia (sì, quello dell'oroscopo creativo e degli articoli stranieri e delle prestigiose firme autorevoli), sembra giusto parlarne solo come di una COSA DRAMMATICA. Femminista, rivendicazionista. E giù di tampon tax e iva al 4%, di diritti delle donne, di sangue sparso sui tazebao per sfrondare tabù e riti woodoo contro la femmina impura che va allontanata dalla tribù e abbasso la cultura maschilista che "in quei giorni" no, l'amore no.

Tutto giusto, per carità: è un temone. Un argomento terribilmente serio. E però.

Io proprio non ce la faccio: non è nelle mie corde. 

Quando penso alle mestruazioni, penso che la cosa più intelligente sull'argomento l'abbiano scritta Elio e Le Storie Tese: la canzone Essere donna oggi, la traccia 10 dell'album Italyan, Rum Casusu Çikti nel 1992. In pratica, un'era geologica fa, quella di Tangentopoli. 

Era un brano irriverente dove - intanto - si dice "mestruazioni". E non si usano quei giri di parole antipatici o quei sinonimi ostetrici o quegli eufemismi malefici: "le cose", "le regole", "il Marchese".

Molto bene.
Ma soprattutto viene irriso ogni tipo di vergogna. Si fa satira su un imbarazzo che non ha, davvero, ragion d'essere. E si fa con l'iperbole, proprio come piace a me. Cito l'incipit:


Tu, cinque giorni di tristezza e poi corri incontro alla vita.

Tu, – io ? – col tuo paracadute, ti getti in volo e vai – azzo vuoi ? -: atterri nel giardino di casa, poi ti muovi sicura e fresca come in un mattino di primavera.


Ecco. C'è tutto: le odiose pubblicità con donne in volo che, anziché farle vedere sfrante in lacrime perché la frittata non si gira bene e ti viene male TUTTO durante la sindrome premestruale, le vedi libere (di che?) e belle (sì, certo, come no), in volo su deltaplani e razzi nucleari.

Molto bene.
Ma andiamo avanti. Chiediamoci: perché le mestruazioni dovrebbero impedirci di fare sesso? L'unico problema serio e drammatico semmai è la macchia splatter sul lenzuolo che non va via neanche a 360 gradi, nemmeno se invochi l'Omino bianco. Ma basta consultare il manuale delle Giovani Marmotte per scoprire che ci vuole il lavaggio a freddo. Oppure, per la serie prevenire è meglio che curare, basta premunirsi. Sei in vena di sperimentazioni erotiche? Meno latex, più telo di plastica coprente sopra il materasso!

Elio e Le Storie Tese lo hanno detto in modo più sintetico di me. In modo geniale. Così:

Probabilmente non mi accoppio, ma le tue trombe di Falloppio suonerò.


Ecco. Tu hai il flusso (flusso mi piace, anche se non è chiaro come mestruazioni, mi sembra un superpotere) e fate sesso comunque, dopo un attimo di esitazione (è sempre un «ometto» quello che parla, seppur autoironico, ricordiamolo). 

Molto bene. 
Ma concludiamo. Riflettiamo, infine. Siamo ancora fermi all'annosa questione del con o senza ali? BASTA. Secondo me siamo addirittura oltre, al giorno d'oggi. Io credo che le donne si dividano in 2 categorie: le donne Tampax e le donne Ob. Io sono orgogliosa di appartenere alla seconda categoria: quella di quelle che non hanno bisogno di un applicatore per mettersi il tampone vaginale. Io (orrore!) sono una di quelle che fanno da sole, con la loro manina. E si mettono dentro, nel posto giusto, senza chiudere gli occhi, i « bei sigaroni morbidi» (Elio dixit). 


Molto bene.
Adesso attirerò le ire dei benaltristi e degli applicatoriste, ne sono sicura. 
A tutti loro chiedo perdono, ma anche per me, come per Elio & Co. essere donna (mestruata) oggi vuol dire diventare:

Protagonista del tuo würstel di cotone.

Protagonista del tuo tempo, protagonista della tua sessualità.



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