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La modella con il velo di H&M è già un’icona

di Luca Fiorini
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Cosa ne direbbe Oriana Fallaci? Il brand H&M sceglie una modella musulmana e la fotografa con il velo per la nuova campagna sul riciclo degli abiti. E lei è già un'icona, il simbolo delle donne dell'Islam più moderato, quelle che portano con orgoglio l'hijab e lo trasformano nell'accessorio numero 1 di uno chic tutto personale

Cosa ne direbbe Oriana Fallaci? Il brand H&M sceglie una modella musulmana e la fotografa con il velo per la nuova campagna sul riciclo degli abiti. E lei è già un'icona, il simbolo delle donne dell'Islam più moderato, quelle che portano con orgoglio l'hijab e lo trasformano nell'accessorio numero 1 di uno chic tutto personale

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Mariah Idrissi non è la scrittrice Oriana Fallaci, che nel 1979, nel corso di un'intervista all'Ayatollah Khomeini, si tolse "questo stupido cencio da medioevo" dopo la risposta incollerita dello sciita sull'obbligo - irriducibile - della velatura per le iraniane.

Mariah Idrissi non è nemmeno l'attivista Hoda Sha'rawi, che nel 1923 si levò pubblicamente il velo nell'affollatissima stazione ferroviaria del Cairo, come gesto di protesta femminista contro la sottomissione di genere.

E non è neppure la giornalista Masih Alinejad, siriana in esilio e creatrice di  "My Stealthy Freedom", una pagina Facebook in cui quasi 900.000 iscritte, di ogni età e condizione sociale, mostrano ogni giorno le proprie facce al mondo, fotografandosi senza quel velo che è "simbolo di tutti i diritti negati alla popolazione femminile in Iran".

Lei, Mariah, ventitreenne musulmana che vive e lavora a Londra, è piuttosto la voce di un altro coro: quello di un Islam che accetta, anzi avvalla, la "cortina" imposta dalla giurisprudenza araba all'estetica femminile.

Per lei, occhiali scuri e piercing al naso, l'hijab, indossato per la prima volta a 17 anni ed esibito con orgoglio, non è subordinazione ma decoro coranico, non il rifiuto dell'occidentalizzazione dei costumi ma un modo per distinguersi con uno chic tutto personale.

Mariah fa la modella e ha aperto un salone di bellezza, specializzato in henné. Sicuramente è l'avanguardia di un Islam moderno e integrato. A maggior ragione, può diventare un'icona per le ragazze islamiche. E in parte lo è già. "Sono una fervente credente che ha passato 10 anni in una scuola islamica studiando i nasheeds (i poemi musulmani in musica) e vivendo immersa nella fede. Ma non per questo ho rinunciato al mio aspetto" racconta. "Finora nel mondo della moda lo stile delle donne che portano il velo non ha mai contato. Oggi per noi è un grande successo, perché il velo può diventare un accessorio per distinguersi in modo sobrio e chic".

Forse trascura, Mariah, le cifre a sei zeri garantite ai colossi del fashion dai consumatori musulmani: 266 miliardi di dollari investiti in abiti nel 2013 e 500 miliardi previsti entro il 2019. Ma ben vengano volti come il suo, scoperti o schermati da qualsivoglia velo - purché volontario - se hanno forza sufficiente per imprimersi nelle menti. Perché "Close the loop", il video di H&M sul riciclo degli abiti per il quale Mariah è stata ingaggiata (tramite Instagram) dal marchio svedese, dà fiato a questo concetto: siate ciò che credete, siatelo fieramente. E non chiamatelo, questo, messaggio "velato".

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