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Nella storia di ogni famiglia c’è un romanzo affascinante

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Un "Big Book" da scrivere per non perdere le proprie radici

Un "Big Book" da scrivere per non perdere le proprie radici

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Mia nonna mangiava il culo delle formiche. Grosse e grasse. Nere e croccanti. Me lo raccontava sempre per addormentarmi, da bambino. Mi sembrava una fiaba affascinante. Ma sapevo che non era una favola. Ne ho avuto la conferma pochi giorni fa, quando mio fratello mi ha regalato un manoscritto, in cui nostra nonna racconta la storia della famiglia. Lei lo chiama il "Big Book", all'inglese, il Grande Libro, perché in America pare sia una abitudine, per molte famiglie, scrivere il Big Book, discendente per discendente. L'ho divorato in una notte, e ve lo voglio raccontare. La nonna è nata nel 1896 nella fazenda di caffè di Jaboticabal, a tre giorni di cavallo da San Paolo, in Brasile. Suo padre era andato laggiù dal lago di Garda, a cercare fortuna. Sua madre, invece, era arrivata da Lucca, completamente analfabeta, a cercare marito tra i tanti italiani che erano emigrati laggiù. "Mai orgia di libertà fu più grande di quella che vivetti nella mia infanzia" ricorda nonna. Senza conoscere scuola né scarpe. Ma un giorno sua madre "ebbe nostalgia del cielo di Toscana". Un'avventura, il viaggio per mare: 15 giorni di piroscafo, con le burrasche che facevano volare i piatti sulla lunga tavolata, come sul Titanic. Fino a Napoli, dove suo padre aprì un bar specializzato, manco a dirlo, in caffè. E lì una famiglia del Centro Nord tornata dal Sudamerica divenne meridionale. Anche così si è fatta l'Italia. Poi il Big Book continua raccontando, attraverso la vita dei suoi otto fratelli, amori, fallimenti, passioni, tragedie, guerre: la lenta conquista di un'esistenza, e di un Paese, migliore. Inutile dirvi che ho trovato il libro bellissimo. Ovvio, direte: è la storia della tua famiglia. Esatto. Ma non è solo questo. Nei ricordi dei nostri vecchi, la vita della gente comune diventa Storia. Perché "la Storia siamo noi", come dice una celebre canzone di De Gregori. Lo sanno bene quei quattro ragazzi piemontesi che da mesi girano l'Italia filmando i racconti di chi è nato prima del 1940, e raccogliendoli su un sito internet (www.bancadellamemoria.it) che ha sempre più successo. Piccoli aneddoti (il viaggio di nozze in Cinquecento, interrotto per risparmiare e comprarsi il frigo, la ragazza morente di tifo salvata dal dono di due fiale di penicillina) che descrivono un'epoca. Oggi tendiamo a vivere nel presente. I racconti dei vecchi non interessano più a nessuno. Invece io penso che nel passato di qualunque famiglia ci sia un romanzo affascinante. Personaggi e momenti indimenticabili. Episodi di gioia o di dolore. Vicende umane dalle quali imparare. Per esempio, credo non esista una famiglia italiana che non ha avuto parenti emigrati all'estero. Conoscere la loro storia è anche un modo

per vedere con occhi diversi chi, oggi, cerca fortuna da noi. Tutti dovrebbero avere il loro Big Book. Se non l'avete, fatelo scrivere ai nonni. O scrivetelo, quando sarete anziani. Perché nella memoria di ogni famiglia c'è la nostra storia. Un pezzo dell'Italia. E di quello che siamo diventati ora.

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