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Noi abbiamo il medico in famiglia. Loro hanno Osama

di Stefano Cardini
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Sono state proiettate a Milano (e vanno in onda sul satellite) le soap più viste nei Paesi arabi. Che parlano di kamikaze. Per convincere i musulmani a lottare contro i terroristi

Sono state proiettate a Milano (e vanno in onda sul satellite) le soap più viste nei Paesi arabi. Che parlano di kamikaze. Per convincere i musulmani a lottare contro i terroristi

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Un po' Un medico in famiglia, un po' Nassiriya. Sono le “musalsalat”, le soap opera trasmesse dai canali satellitari arabi. In Medio Oriente sono seguite da milioni di telespettatori, al pari delle avventure di nonno Libero qui in Italia. Ma, come la fiction con Raoul Bova sull'attentato del 2003 contro i soldati italiani in Iraq, parlano di bombe e kamikaze. Quelle di maggior successo sono appena state proiettate, sottotitolate in italiano, al Festival del cinema africano, d'Asia e America Latina di Milano. «Le musalsalat vanno solitamente in onda a ottobre, durante il Ramadan, il mese sacro dedicato al digiuno e alla preghiera» dice la giornalista Donatella Della Ratta, esperta di media arabi. «Raccontano le storie dei seguaci di Osama bin Laden e affrontano temi scottanti come il rapimento degli occidentali in Medio Oriente o le torture sui detenuti nella base Usa di Guantanamo».

La condanna del terrorismo, contrario ai valori dell'Islam, è netta. «Ma netta è anche la denuncia del pregiudizio occidentale che considera tutti i musulmani potenziali terroristi» precisa Della Ratta. Per esempio, la protagonista della seguitissima soap Gli ipocriti è Yasmine, una ragazza siriana cresciuta in Gran Bretagna e ingiustamente accusata per gli attentati di Londra del 7 luglio 2005. Alla fine Yasmine viene scagionata e scopre che gli ipocriti, cioè i cattivi musulmani che uccidono in nome di Allah, hanno assassinato anche suo figlio. «Le musalsalat si rivolgono agli incerti tra moderazione e integralismo, per convincerli, in nome dell'Islam, a ripudiare la violenza» spiega il regista, il siriano Najdat Anzour. Dopo il successo della sua fiction Le vergini del paradiso, su un attentato che nel 2003 ha fatto 17 morti in Arabia Saudita, il cast è stato minacciato di morte.

Sotto accusa è finito lo stesso titolo, scelto dallo sceneggiatore, un ex militante di Al Qaeda pentito, per ricordare sarcasticamente il “premio” che i kamikaze riceverebbero nell'aldilà. «La fiction è stata accusata di ridicolizzare la religione» spiega Donatella Della Ratta. «Ma voleva solo denunciare chi usa la fede per giustificare il terrorismo». La polemica, d'altronde, è la forza delle musalsalat. «Che piacciono perché parlano dell'integralismo religioso con più libertà dei telegiornali, controllati dai governi» spiega Nouri Bouzid, regista tunisino di Making of. «Nella mia fiction ho voluto sottolineare il fascino dell'estremismo sui giovani cresciuti in una società occidentale che non li rispetta». Perciò c'è chi pensa che le soap siano oggi l'arma più efficace contro il terrorismo. «A parte l'Iraq» dice Najdat Anzour «nei mesi successivi alla messa in onda delle musalsalat gli attentati diminuiscono». Queste fiction si possono vedere anche in Italia. Basta il decoder di Sky per prendere la tv degli Emirati arabi Mbc, mentre ne va installato uno diverso per la rete libanese Lbc. Attenzione, però: le musalsalat non hanno i sottotitoli.

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