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Oddio, non trovo più mio figlio

di Cristina Sarto
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Può succedere in spiaggia, al super o ai giardini. È un attimo e il piccolo scompare. Un incidente quasi sempre a lieto fine ma che crea un trauma da superare insieme

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Può succedere in spiaggia, al super o ai giardini. È un attimo e il piccolo scompare. Un incidente quasi sempre a lieto fine ma che crea un trauma da superare insieme

Può capitare anche alle mamme più attente di perdere il proprio figlio. E nonostante il lieto fine di solito arrivi in fretta, resta sempre il timore che l’angoscia di quei momenti abbia provocato un danno irreparabile: in noi stesse, ma soprattutto nel piccolo. «Invece non bisogna drammatizzare subito l’accaduto» avverte Alessia Tomba, psicoterapeuta dell’età evolutiva ed esperta nella cura dei traumi infantili. «Certo, quando un bambino perde di vista la mamma, si riscopre vulnerabile. Ma come accade per tutte le esperienze potenzialmente traumatitiche, nel 70-80 per cento dei casi si superano in modo fisiologico, senza eccessivi strascichi emotivi. Naturalmente molto dipende dall’età, dal carattere e dalle circostanze: se il bimbo si perde per pochi minuti o trova subito un adulto che lo rassicura, è più probabile che l’episodio, seppur spiacevole, non lasci il segno». È fondamentale, però, rielaborare insieme a lui ciò che è successo. Ai nostri esperti abbiamo chiesto come farlo.

Cosa accade nella sua mente

Appena lo perdi di vista, ti vengono in mente gli scenari più inquietanti: è finito sotto una macchina, rapito da qualcuno, portato chissà dove. «Ma per i bambini queste cose non esistono e quindi neanche ci pensano» assicura la psicologa Alessia Tomba. «A volte sono così presi da loro stessi che non si accorgono nemmeno di essersi persi e magari li ritroviamo davanti alla vetrina di un negozio o mentre giocano con dei coetanei». È solo nel momento in cui realizzano che sono soli che parte l’escalation di emozioni. «Si guardano intorno, si allarmano, scoppiano a piangere» dice l’esperta. «Non sempre, però, la paura si trasforma in disperazione. La differenza più grande la fa l’età. A 3 anni non hanno ancora gli strumenti per affrontare un imprevisto simile, a 5 o 6 sono più maturi. In tutti i casi, l’importante è che i bambini siano in grado di compiere piccoli gesti che li fanno sentire più forti e indipendenti, come chiedere aiuto o ricordare l’indirizzo di casa».

Come aiutare lui a superare lo spavento

Una volta tornati a casa, devi lavorare sulle sue paure. «Il primo step per aiutarlo a superare l’angoscia è farlo parlare» dice Claudio Foti, psicoterapeuta e direttore del Centro studi Hansel e Gretel. «Se ha voglia di piangere, incoraggialo dicen-dogli: “È normale che tu sia impaurito, lo sono anch’io”. Ma il compito di un genitore è anche “contenere” il suo dolore, che significa affiancarlo alla speranza: “Ora stai male, ma poi pas-serà”. Mentre trasforma le emozioni negative in parole, elabora la soffe-renza e ritrova serenità». Piuttosto che investirlo con una raffica di domande, fagliene una sola: «Come ti sei sentito?». Poi ascolta. «Un bambino si sfoga solo se percepisce dall’altra parte una persona che accoglie i suoi stati d’animo» conclude lo psicoterapeuta. «Per quanto scossa, una madre deve mettere da parte il suo vissuto e concentrarsi su quello del piccolo. Questo significa essere pronta ad accettare uno sgomento che magari ha sfumature diverse dalle sue».

Come aiutare te stessa a superare lo spavento

Anche se lui sembra aver superato l’accaduto, tu sei in preda al senso di colpa. «È normale sentirsi inadeguate» dice Alessia Tomba, psicologa ed esperta in traumi infantili. «Quando un bambino si perde, una madre pensa sempre di non averlo protetto abbastanza. Ma è una sensazione che va ridimensionata o rischia di sfociare in un atteggiamento ossessivo che spinge a pensare: “D’ora in poi lo voglio sempre vicino a me”. In questo modo, però, si impedisce al piccolo di esplorare l’ambiente, rendendolo più insicuro. Non solo. Anche se ci si sforza di apparire rilassate, lui sente su di sé l’apprensione del genitore. A interrompere questo circolo ansiogeno può essere solo la mamma: lavorando su di sé arriverà ad accettare quello che è successo. A dirsi che è impossibile controllare tutto e che gli episodi spiacevoli come questo capitano, anche ai genitori migliori».

3 cose da non fare

1. Fingere che sia tutto ok «Un figlio legge la paura nello sguardo della mamma o nelle sue mani che tremano» dice Alessia Tomba, psicoterapeuta. «È inutile allora cercare di nascondere l’agitazione, magari ostinandosi a dire che non è successo niente. Anzi, si rischia di mandarlo in confusione. Quando le parole danno un messaggio opposto a quello lanciato dal linguaggio non verbale, lui non sa
più a chi credere».
2. Sgridarlo Anche se si è allontanato senza il tuo permesso, mai fargli la predica. «Aggredirlo serve solo a scaricare
la propria tensione» dice Claudio Foti, psicoterapeuta. «In compenso, il bambino si sente giudicato e, anziché raccontare che cosa ha provato, si chiude a riccio».
3. Archiviare l’episodio La cosa peggiore da dire? Non parliamone più. «Invece bisogna aspettarsi che per un po’ l’incidente torni fuori» avverte la dottoressa Tomba. «A volte accade sotto forma di pensieri intrusivi: il piccolo è impegnato in qualcosa e all’improvviso gli torna in mente la paura di quel giorno. Altri comportamenti da tenere d’occhio? Richiede più coccole o fa fatica a concentrarsi. In questi casi, bisogna assecondarlo e spiegargli che cosa c’è dietro: “Non ti preoccupare: è la tua testa che si sta abituando a quello che è successo”».

Come insegnargli l'orientamento

Bastano pochi accorgimenti per insegnare ai bambini come muoversi con sicurezza in un ambiente nuovo. Spingilo a prestare attenzione alla strada che percorrete insieme. L’ideale è dargli dei punti di riferimento facili da ricordare: «Guarda che bella questa fontana! Ricordati che siamo passati di qui».
Se ha già 5 o 6 anni, condividi con lui un piano di emergenza da mettere in atto se si perde. «Se non mi trovi, sappi che ti aspetto qui».

Cosa dice la legge

Perdere un figlio di per sé non è un reato. «La legge tutela la vita e l’incolumità del piccolo in quanto persona incapace di provvedere a se stessa» spiega Paola Elettra Dorenti, avvocato e referente dell’Associazione Easy Mamma. «Se il bambino finisce in una reale situazione di pericolo, il genitore viene considerato responsabile. Ma attenzione: se nel periodo in cui è fuori dal controllo dell’adulto il bimbo commette un illecito (per esempio rompe qualcosa in un negozio), i genitori potrebbero dover risarcire il danno secondo l’articolo 2048 del Codice Civile».

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