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Le nozze gay all’estero non sono valide in Italia. Ma cosa dicono le coppie sposate?

di Francesco Morrone
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Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le trascrizioni in Italia delle nozze gay celebrate all'estero, si riaccendono le polemiche sui matrimoni omosessuali. Abbiamo intervistato una di queste coppie sposate, con tre figli

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Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le trascrizioni in Italia delle nozze gay celebrate all'estero, si riaccendono le polemiche sui matrimoni omosessuali. Abbiamo intervistato una di queste coppie sposate, con tre figli

A poche ore dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le trascrizioni in Italia delle nozze gay celebrate all'estero, si riaccendono le polemiche sui matrimoni omosessuali. Con questa decisione, i giudici amministrativi di secondo grado ribaltano la precedente sentenza del Tar e bocciano tutti quei sindaci che avevano deciso di procedere con le trascrizioni nei propri Comuni. E lo hanno fatto specificando che il requisito essenziale per rendere legale nel nostro Paese un matrimonio è uno solo: la diversità fra i sessi.

La sentenza arriva, quindi, come una sconfitta per tutte quelle coppie, come Marilena Grassadonia e Laura Terrasi, che un anno fa avevano visto trascritte le proprie nozze nei registri comunali di città come Roma e Milano e avevano sperato nel riconoscimento dei propri diritti.

Marilena Grassadonia, oltre a essere presidente di “Famiglie Arcobaleno”, l’associazione a difesa dei genitori omosessuali, è madre di tre bambini e da 19 anni è la compagna di Laura. Loro erano una delle 16 coppie che lo scorso anno ottennero dal sindaco Ignazio Marino la trascrizione in Campidoglio del proprio matrimonio contratto all’estero.

“Io e Laura ci siamo sposate a Barcellona nel 2009 – racconta Marilena - e già qualche mese dopo le nozze ne avevamo chiesto la trascrizione, ma ci era stata rifiutata. Poi finalmente l’anno scorso siamo riuscite a realizzare il nostro sogno con la trascrizione nel registro del comune di Roma da parte del sindaco Marino”. Era il 19 ottobre di un anno fa: “Un giorno normale, per il diritto all’amore”, lo aveva definito l’ormai ex sindaco di Roma.

La sentenza di questi giorni, che ribadisce l’impossibilità di sposarsi  per persone dello stesso sesso, cancella in un solo colpo l’euforia e le speranze di chi finalmente credeva di aver legittimato le proprie nozze anche nel nostro Paese. Ma non scoraggia Marilena, che quel giorno in Campidoglio teneva in braccio i suoi figli e che adesso non ci sta a vedersi strappate tutte le certezze che aveva conquistato. “I nostri avvocati ci hanno già rassicurato sulla possibilità di fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Questa sentenza non ci fermerà, ma soprattutto non riuscirà a vanificare tutte le lotte che abbiamo fatto in questi anni per vedere riconosciuti i nostri diritti”.

E in queste lotte Marilena e Laura non si sono mai sentite sole. L’affetto e la partecipazione nei loro confronti non è mai mancato. “Quando portiamo a scuola i nostri figli - confessa - ci accorgiamo di quanto le altre famiglie, anche quelle eterosessuali, siano dalla nostra parte”.

Per far sentire ancora di più la propria voce, le centinaia di famiglie dell’associazione Arcobaleno hanno deciso di fare un appello al premier Matteo Renzi, lanciando una campagna sui social network con l’hashtag #figlisenzadiritti. “Chiediamo soltanto che i nostri figli abbiano gli stessi diritti di tutti gli altri bambini – aggiunge Marilena - e vogliamo fare un appello a tutti i cittadini e alle associazioni in difesa dei minori perché ci aiutino in questa difficile battaglia che sembra non finire mai”.

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