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Dove finisce l’uomo e dove inizia l’obiettore?

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È successo un paio di mesi fa. Lei aveva gli occhi più radiosi del solito.
«Sai che divento nonna?», mi ha detto.
«Di nuovo?», le ho chiesto.
«Sì, ma questa volta della mia figlia più piccola. E sono gemelli».
La ascolto. Sento l'emozione, la paura, l'entusiasmo. Li vivo con lei per lo spazio di una sera. Poi ci salutiamo. Probabilmente ci rivedremo quando sarà già nonna e mi racconterà di quanto è strano spingere un passeggino gemellare.

Invece no. Questo silenzio abituale, e carico di vita, viene interrotto qualche giorno fa da una lettera.
Me la scrive sua figlia maggiore, quella che l'ha già resa nonna, e parla di lei, dell'Anziana Madre e della sua sorella minore, la Giovane Madre. Parole testuali:
«Ho visto una giovane madre che ha visto sgretolarsi il suo sogno di madre. Quando già cullava l'idea di ascoltare piangere i suoi piccolini, i medici le hanno diagnosticato una maledetta sindrome che impedisce a questa gravidanza gemellare di andare a buon fine.

Interromperla con un aborto terapeutico, per quanto tragico sia, le è parso il solo passo da compiere.

I danni neurologici sono certi e i due gemellini, con ogni probabilità, sono già in piena sofferenza fetale.

Il tempo stringe. Ma di fronte a lei, nello studio medico, si staglia la fugura di un elegante dottore che fissa gli occhi sbarrati della Giovane Madre con un'espressione incredula e distaccata. "Ah, quindi lei NON INTENDE proseguire?".

La Giovane Madre con voce tremante piange e trova un filo di forza per rispondere "NO, non posso farcela dottore". Allora una coltre di sprezzante distacco le arriva sul viso intimorito.

L'Anziana Madre, che l'accompagna, finge serenità ma sente rompersi qualcosa dentro, il cuore vacilla al pensiero che sua figlia, già addolorata per la scelta che sta compiendo, debba subire la maschera arcigna di un medico addestrato al fanatismo ideologico.

La Giovane Madre e l'Anziana Madre escono dallo studio del dottore-obiettore guardate da lui come due peccatrici, un po' più curve sotto il macigno della loro tristezza. E si avviano per un percorso in cui né ostetriche né infermiere risparmieranno loro sguardi "da protocollo".

Vedo la Giovane e l'Anziana Madre unite da un'umanità che le rende sacre, qualcosa di celestiale che solo una donna in determinate condizioni può forse comprendere.

Vedo un medico che smette di fare l'uomo e di riconoscere in quelle due donne sua madre, sua figlia, pur di continuare a perseguire il suo faro ideologico che si professa "per la vita" ma che della vita e dell'amore ignora e anzi calpesta il senso.

Non dormo questa notte, e tutte quelle notti che vedo negli occhi chiusi quella Giovane Madre e quell'Anziana Madre tenersi per mano in mezzo a un deserto di obiettori di coscienza...».

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